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Cultura

De Silva alla Fnac

 
Giovedě 23 settembre Laura Guglielmi ha presentato "Da un'altra carne", il libro dello scrittore napoletano. Di Marina Giardina
 
   

     
24 settembre 2004
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Diego de Silva
A distanza di due anni dalla presentazione di Voglio guardare, ieri - giovedì 23 Settembre - Laura Guglielmi, sempre alla Fnac, ha chiacchierato con l'autore Diego De Silva, per l'uscita del suo nuovo romanzo Da un'altra carne.

De Silva, autore che riesce nelle sue storie a far sentire non solo le parole dette, ma anche e soprattutto quelle pensate e non dette, ha costruito nel nuovo romanzo una storia in apparenza semplice, domestica, ci ha detto, tra le stanze di una casa.

Ester, una donna di 60 anni vive con i suoi due figli, Guido e Rocco. Due figli che, pur essendo adulti, come in molte famiglie del sud, vivono ancora con la madre. Uno di loro, improvvisamente un giorno porta un bambino a casa, Salvino. Senza spiegazioni. Dice solo che è il figlio di Marco. Ester cerca di richiamare alla memoria questo nome, ma non le viene in mente nulla. Così non le resta che accettare questa nuova presenza, subirla, farla sua, volerla, negarla. Esattamente come tutta la sua vita fino ad allora.

«Ester», ci ha detto ieri l'autore, «vive una stagione della sua vita in cui si è soliti fare dei bilanci». Non è la vecchiaia, è l'adultità. La presenza di questo bambino, che per De Silva, come nel precedente romanzo Certi bambini, è qualcosa di "dato", "è", "agisce", "esiste", obbliga Ester a ridiscutersi, a non tacere più quel patto condiviso negli anni fatto di silenzi.

«Per questo», prosegue De Silva, «mi interessa la normalità delle storie che cerco di portare in letteratura. Nella vita i conti raramente tornano, e meno conti tornano nelle storie che racconto, più credo sia letteratura».

Laura Guglielmi giustamente, da lettrice del romanzo, oltre che intervistatrice, fa notare a De Silva, come forse i lettori leggendo questa storia avrebbero voluto saperne di più del passato del bambino. «Non serve», risponde De Silva, «capire da dove venga Salvino, serve guardare quello che scatena, quello che fa emergere. Non dobbiamo avere la necessità di capire sempre tutto. Ci sono accadimenti che sconvolgono la nostra vita. Non importa capire la loro provenienza, bisogna solo accettare che ci cambiano, senza spiegazioni».
«Non c'è niente da capire, bisogna guardare», aggiunge citando Goffredo Parise.

E noi guardiamo la rinascita di Ester, una nuova donna dopo questo incontro, in grado ora di far uscire le parole, di far uscire il sepolto e le sue ombre, in grado forse ora di poter amare davvero. «Non si può motivare», ha detto De Silva, «un atto d'amore. Il gesto vero è l'accettazione dell'altro, il "Ti voglio". Quella lucidità emotiva che però non ha nulla di razionale».

Siamo alla fine dell'incontro. Diego è un ottimo affabulatore, ironico, spiritoso. Una voce suadente con cui ci lascia leggendo un passo dal romanzo. Chiede in sala un libro, gli do il mio. E lui legge, guarda caso, un brano che io avevo segnato poco prima:
«Le separazioni vivono di lontananza, sono vecchiaie che vanno accompagnate per mano...»

A voi proseguire nella lettura...
Grazie Diego. Intelligenza ed emozione non mancano mai nelle tue storie.

Marina Giardina
 
 
 
 
 
 
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