Vi ho lasciato nella città dell'alfabeto. E ho un altro suggerimento. Girate con carta e penna. La New York più autentica è sotterranea, le cose più interessanti sono "non ufficiali". Quindi dovete prendere appunti camminando. Locandine, volantini, avvisi agli angoli delle strade, nelle bacheche delle librerie, sulle vetrine dei negozi. Direi che queste sono le fonti primarie. Quando beccate un negozio di dischi spaziale, un locale che vi ispira, un piccolo teatro con produzioni alternative, un cinema con film improbabili o introvabili... datemi retta, segnatevi subito nome, numero, strada e avenue o, molto probabilmente, non lo ritroverete più. Sembra di avere tutto sottomano, ma potreste fare chilometri senza accorgervene. E a fine giornata... "indigestione" e gran confusione in testa.
Scena tipica:
«Andiamo al sushi bar dell'altra sera?»
«Quale?»
«Dai, quello con gli origami attaccati al soffitto».
«Ah si! Avenue C tra la quarta e la quinta strada?»
«No, forse tra la terza e la quarta».
«O era l'avenue A».
E via così, perdendo un mucchio di tempo. Da quelle parti non ci sono punti di riferimento così netti come quelli delle nostre città. E l'offerta è infinitamente più grande.
Il piano B è guardarsi il che trovate ogni settimana un po' ovunque. Pacchi interi ancora imballati agli angoli delle strade, alle fermate della metro, davanti alle edicole (se è piovuto e le copie sono fradice, ce n'è sempre una scorta all'ingresso delle librerie Barnes&Nobles, sparse un po' ovunque per la città). È gratis. La redazione del giornale è a pochi metri da Astor Place, ed è stata palestra di grandi firme del giornalismo americano. La politica editoriale è un po' "sovversiva", molto open mind e provocatoria.
È una testata che si occupa essenzialmente di cultura e opinione, ma propone un po' di tutto: un sacco di pubblicità (per sopravvivere) e molte indicazioni su cosa fare e cosa vedere in città.
Da non perdere le piccole sale cinematografiche che propongono rassegne molto particolari. Un po' a tutte le ore proiettano film in lingua originale sottotitolati in inglese, di tutte le provenienze e di tutte le epoche. Pellicole molto interessanti e difficili da trovare, soprattutto sul grande schermo. La scorsa estate, in un cinema tra la quarta strada e Bowery (mi pare!), proponevano una serie di cortometraggi di giovani registi newyorkesi. Storie macabre e un po' trash, non so fino a che punto di qualità, ma sicuramente sorprendenti. Mi è capitato spesso di essere l'unica in sala: il bello, da quelle parti, è che anche le cose di nicchia riescono, non so per quale strano e magico motivo, a sopravvivere.
Per andare un po' sul classico, durante il mese d'agosto, vi consiglio una serata cultural-scic a Central Park. Va in scena Shakespeare, con produzioni innovative e di qualità. I prezzi sono alti ma, il giorno dello spettacolo, regalano un centinaio di biglietti (due per persona) ai primi che arrivano alla biglietteria di Astor Place. La distribuzione inizia verso mezzogiorno/ l'una e la coda, in strada, comincia a formarsi verso le otto di mattina. Vi sembrerà una pazzia ma in realtà è una cosa divertente. C'è chi arriva con la sedia o con la sdraietta da campeggio, chi organizza una specie di pic-nic in strada. È un momento di socialità: c'è chi legge ma anche chi chiacchiera col vicino; si possono fare strani incontri.