Per vedere la mostra
I transatlantici, scenari e sogni di mare si passa attraverso tutti i piani del neonato
Museo del Mare. Non è obbligatorio, a un certo punto si potrebbe svicolare su da una rampa di scale verso l'attico del Galata. Ma non ho resistito.
C'è ancora un po' di polvere in giro, ma l'allestimento è a puntino. Mi soffermo solo per dire che la
galea e il brigantino, i due protagonisti del Museo, valgono la visita. Interessante anche la ricostruzione della storia del Porto di Genova. I più "tecnici" troveranno sfiziosa la sala con gli strumenti di navigazione.
Percorro al trotto le sale di Colombo, dell'artiglieria, delle carte nautiche, e mi arrampico fino al quarto piano, dove inizia il viaggio dei Transatlantici.
Dice il curatore
Pierangelo Campodonico, che la storia dei transatlantici poteva essere un buon mezzo per raccontare uno spicchio di storia dell'Occidente. Un unico racconto che includesse navi, emigranti, guerre, naufragi, sogni e speranze - come dice il titolo. Oggi si può ancora parlare di grandi navi che solcano gli oceani, ma non come cento anni fa. Con l'avvento dell'aereo (non a caso la mostra finisce proprio quando prende piede il trasporto transoceanico dei passeggeri via cielo) finisce un'epoca intera, il transatlantico diventa un mezzo di trasporto per vacanze e agli emigranti sono rimaste le "carrette" del mare. Ma non è sempre stato così.
La mostra inizia con un'installazione che imita l'imbarco. Un filmato ritrae i passeggeri nel momento di salire sulla nave. Il telo di sfondo è tridimensionale e la scaletta appare molto più vicina allo spettatore, quasi "vera". La sala riporta una citazione da
Sull'Oceano di De Amicis:
Due ore dopo che era cominciato l'imbarco,
il grande piroscafo, sempre immobile,
come un cetaceo enorme che addentava la riva,
succhiava ancora sangue italianoSaliamo anche noi. Il percorso assomiglia a un labirinto. Lungo il cammino sono state ricavate salette in cui vengono proiettati vari altri filmati multimediali. Mi siedo nella prima, intitolata
Emigranti. Ascolto le testimonianze dei protagonisti. Dal 1851 al 1960
undici milioni e mezzo di italiani hanno deciso di lasciare il proprio paese. Solo inglesi e irlandesi (19,5 milioni) ci superano. E non era proprio un viaggio di salute.
Con l'ondata migratoria si sviluppa una gerarchia più netta anche nelle navi. Prima, seconda e terza classe. Ai primi saloni, balli e sale da pranzo, agli ultimi le camerate. Nonostante fossero una ristretta minoranza, i passeggeri di prima classe godevano del 75% dello spazio disponibile sulla nave. Ancora un filmato illustra la bella vita di bordo.
Altra saletta, altro filmato. Parlano i creatori di questi
Alberghi galleggianti, ed esprimono l'intenzione di creare un mondo parallelo, con tutte le comodità immaginabili. Si tratta di vere e proprie città, allestite da architetti di spicco, come il famoso
Alfonso Coppedè.
Ma le sezioni che più attraggono la curiosità di grandi e piccini - guarda un po' - sono quelle dei naufragi. Il primo è il
Lusitania, silurato da un sommergibile tedesco il 7 maggio 1915. 1195 i morti. In una teca c'è un pezzo di U-20, una camicia da donna mai più indossata, un po' più in là un siluro vero. Poi il
Rex, bombardato nel 1944 a Trieste da un pioggia di bombe alleate. Sul pavimento campeggiano le lettere:
R E X. E poi ancora l'
Andrea Doria, speronato dalla rompighiaccio
Stockholm nel 1956.
Come avrete capito il multimedia spadroneggia in questa mostra. A un certo punto ci si ritrova a camminare sull'oceano, e i propri passi segnano una rotta. Poi - accc... - sotto i miei piedi sbuca un desktop di Windows. Evabbè, sono i primi giorni. Mi distraggo subito perché vedo il mitico
Nastro Azzurro, trofeo destinato alla nave più veloce. Inutile fare la lista dei vincitori. Basta dire che nel 1819 il
Savannah fu il primo battello ad arrivare "dall'altra parte", in 29 giorni. L'ultimo vincitore del premio è stato il
Cat-Link V - 1998 - in due giorni circa. In mezzo ha vinto anche il
Rex.
I giganti del mare ebbero un'importanza strategica anche durante le guerre, vennero utilizzati soprattutto per il trasporto delle truppe, e dovettero essere camuffati. Nascono così le
Dazzle Ships, enormi imbarcazioni "truccate" in modo da confondere i nemici. Alcune sembravano delle zebre.
Fino agli anni '60 la nave fu il vero mezzo di trasporto per le Americhe. Poi le cose cambiarono. Da quando si parla di crociere non si usa più la parola transatlantico, ma genericamente "nave". Nel momento in cui inizia ad andare ai Caraibi per rilassarsi e giocare a tennis sul ponte, finisce un'epopea. E finisce anche la mostra.
Nella foto: la ricostruzione di una cabina di pilotaggio