Prorogata al 6 novembre
In quella che fu la dimora del patriziato genovese - poi
Palazzo Reale - siamo andati a vedere la presentazione di una mostra che sprizza nobiltà un po' da ovunque. Era tutto così intriso di nobiltà passata, che alla fine è spuntato fuori un nobile vero, in carne ed ossa. Era Alberto di Monaco.
Appena finita una mostra incentrata sui tesori delle principali famiglie genovesi -
L'età di Rubens - ne inizia un'altra, questa volta monografica. Si chiama
Da Tintoretto a Rubens, Capolavori della Collezione Durazzo e raccoglie la collezione di dipinti e oggetti dei Durazzo, in quella che fu la loro dimora dal 1679 al 1824. Un
leit motiv del 2004 di pittura: si parla dei quadri, ma anche di chi li comprò o li ordinò, dei palazzi della città, delle abitudini dei nobili nell'epoca d'oro della Repubblica, dei loro vezzi. Si parla di Genova, con un occhio al passato e l'altro al suo ipotetico futuro di città d'arte. E oggi c'è stato anche un colpo di scena. All'inaugurazione della mostra è piombato il principe, invitato da
Giuseppe Maria Durazzo, discendente dei protagonisti della mostra, ma ormai residente a Monaco in qualità di Console della Repubblica d'Albania. Misteri e grovigli della storia...
Entrando negli spazi allestiti scopriamo il
Teatro del Falcone, ristrutturato per l'occasione e pronto per riprendere l'attività.
Ricostruire la Collezione Durazzo significa anche tracciare a grandi linee un pezzo di storia di Genova, che parte dalle fortune commerciali della Repubblica e finisce con l'epoca Napoleonica. Dalla prima metà dell'Ottocento tutti i tesori accumulati nella città vengono venduti o trasferiti un po' ovunque. Tanti finiscono nella
Galleria Sabauda di Torino, altri restano nei dintorni della città e in via balbi 10, alcuni finiscono al
British Museum di Londra e al
Metropolitan Museum di New York.
Per rimettere insieme tutta questa roba ci sono voluti anni di studi e di preparazione. Basti pensare che la Galleria Sabauda ha prestato alla mostra ben undici quadri, quando normalmente uno o due sono già tanti. Più di 180 opere e 800 metri quadri di esposizione. Non ci sono solo tele, ma anche sculture, libri, stampe, spartiti, lettere e disegni appartenuti alla famiglia.
All'ingresso ci accoglie
La cena in casa di Simone il fariseo del
Veronese. Un quadro imponente, «un dipinto "simbolo" per Genova», dice
Luca Leoncini, direttore di Palazzo Reale, «molti venivano a vederlo da fuori. Pare che fosse costato 7000 ducati d'oro, ovvero ventuno chili della stessa materia». Lo sfarzo e l'opulenza, nei vestiti di un ritratto come nelle trattative economiche riguardanti i quadri, ecco uno dei temi riccorenti di questa mostra, come in quella di Rubens.
L'esposizione tiene un ordine cronologico e uno per scuole. Si trova così la sala dei
Veneti - con Tintoretto in prima fila - e quella di Rubens, in cui campeggia
Susanna e i Vecchioni, che rappresenta una torbida storia di vouyeurismo nella babilonia del quinto secolo prima di Cristo.
Il piano superiore è dedicato ai membri della famiglia. Numerosi i ritratti, come quello che vede
Gio. Agostino Durazzo vestito alla "turchessa" - di Franz Luyckx von Leuxenstem - probabilmente nel periodo in cui era ambasciatore in Oriente; oppure quello di
Giacomo Durazzo (conte), che dopo esser cresciuto dentro il Teatro del Falcone divenne rappresentante diplomatico della Repubblica a Vienna, e poi direttore di quasi tutti i teatri della capitale austriaca.
Usciamo dalla mostra, sta arrivando la
Rolls Royce di Alberto. Tre auto, gente che corre, capannello di microfoni, strette di mano, baci e abbracci, poi di nuovo dentro per il giro reale. Tra una sala e l'altra avvicino
Giuseppe Maria Durazzo, che non è l'ultimo discendente perché ha con sé i pargoli: Maria Clelia, Maddalena e Marcello. Domanda: che effetto fa a voi questa mostra? «Sono molto felice, anche perché organizzarla ha significato riportare qui molti quadri che altri hanno semplicemente preso e portato a casa propria». Comprensibile, se a me soffiassero una galleria così, un po' mi girerebbero...
Una mostra da vedere per il Palazzo, per i pittori - ci sono anche Bernardo Strozzi, Domenico Parodi, Francesco Bassano, il Grechetto, un dipinto della scuola Rembrandt - per la storia e per il gusto del lusso, se ce l'avete. Il principe ormai non lo incontrate più. Ha mangiato nella Galleria degli Specchi tra la moglie di Viziano e quella di Pericu, poi è volato via. E con questo credo che sia tutto.
Nella foto in alto: Susanna e i Vecchioni di Rubens
Nella foto in basso: Alberto nelle sale della mostra insieme a Leoncini e alla famiglia Durazzo