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Cultura

Gesù, Rambo e Paperino

 
Alla morte si arriva vivi. L'ultimo romanzo di Daniele G. Genova. Un detective-scrittore a cavallo di Harley. L'intervista di Enrico Ratto
 
   

     
13 luglio 2004
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paperino
Prendete un investigatore privato vero, massiccio e con la testa rasata, disarmatelo, e mettetegli tra le mani una Mont Blanc, che potrà tranquillamente sostituire con la tastiera del suo PC, ma solo se lo riterrà opportuno. Il nome del soggetto in questione è Daniele Genova, ma dopo averlo letto e conosciuto vi verrà naturale conferirgli una G al merito da inserire nello spazio vuoto tra il nome e il cognome. Risultato: Daniele G. Genova. G come qualcosa, fate voi, dal Genio in sù. Il suo ultimo romanzo ha un titolo che è una verità, ma tanti complimenti a chi ci è arrivato prima degli altri: Alla morte si arriva vivi (Aliberti Editore, pag 217, Euro 14,90).
Daniele G. Genova, detective e scrittore, si muove a cavallo di una Harley color avorio, che periodicamente distrugge scorazzando per la Riviera di Ponente, da Savona a Laigueglia, con ritorno all'alba. Questa volta, però, Daniele G. Genova, che d'ora in poi chiameremo DGG, si è fermato poche curve prima di Laigueglia, a Colletta di Castelbianco, dodici chilometri sopra Albenga, famoso per essere il primo borgo medioevale-telematico d'Europa, qualunque cosa tutto questo voglia dire. In pratica, i muretti a secco del paese nascondono una cablatura tale da permettere ai molti turisti inglesi che bazzicano il paesino di variare la temperatura della propria casa quando ancora stanno ad Heathrow. Ma torniamo a DGG, un tipo che la temperatura interna se la regola da solo, senza bisogno di cablature e microchip, tutt'al più ricorrendo ad un buon whisky.

- Che cosa ti ha affascinato di Colletta?
Colletta di Castelbianco mi ha rapito fin da subito per via di una ragazza in piedi dietro il banco dell'unico bar del paese. Aveva gli occhi fantastici, color verde-uliveto mosso dal vento il 21 di aprile, alle 8 del mattino. Questo è bastato.

- La ragazza era vera, non bionica, immagino... Comunque, nel libro citi pezzi di computer come se te ne intendessi davvero, ma personalmente non ci sono cascato...
Infatti, non me intendo assolutamente. Per me il computer ha la sola funzione Word, così come l'uomo, la cui unica funzione è la "parola". Beh, è inutile che aspetti, ad una pirlata del genere non posso aggiungere altro. Word è Word, se ne sapessi di più te lo spiegherei.

- Infatti, torniamo al libro. Che cosa evoca il personaggio, un uomo di cui non viene mai rivelato il vero nome?
Questo protagonista non è "uno, nessuno e centomila". È uno, e nessuno, e centomila.

- Spiegati meglio...
Se mi lasci finire... dunque, ci sono 3 grandi figure di riferimento nell'immaginario collettivo: Gesù, Rambo e Paperino. Gesù è colui che dovremmo essere. Rambo, colui che vorremmo essere. Paperino è quello che siamo. Aveva ragione Biamonti: la mia vita non conta nulla, il mio paese insignificante, io sono da cancellare.

- L'hai presa larga, ma alla fine qualcosa abbiamo capito. Tipico. A proposito, anche in un villaggio tecnologico ti senti, o dicono che tu sia, l'erede di Francesco Biamonti?
Sarei orgoglioso di sentirmi tale. Mi dispiace non leggere più i suoi testi, credo che forse l'unico scrittore al suo livello sia Mario Rigoni Stern.

- Già, anche se non ha la G. Infine, perché in "Alla morte si arriva vivi" hai citato Falcone e Borsellino?
Ho citato questi due uomini perché il giallo, che è l'ultimo possibile romanzo di costume, ha sicuramente il diritto, e sarebbe opportuno che avesse anche il dovere, di essere un romanzo di Memoria. "Alla morte si arriva vivi" ha indubbiamente una sua chiave di lettura nella denuncia. Non a caso scrivo queste parole: "A quanti colletti bianchi avrebbe fatto bene un giro in lavatrice?"

Enrico Ratto
 
 
 
 
 
 
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