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L'anima "nera" dei Sensasciou

 
È tornato il gruppo trallamuffin'. Nuovo cd e i live estivi. Più di dieci anni di storia raccontati da Alberto De Benedetti aka Bobby Soul
 
   

     
5 luglio 2004
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di
Daniele
Miggino
   
I Sensasciou sono tornati. A dodici anni dalla nascita, dopo vari stop, un Premio Tenco nel 1997, e soprattutto un lungo periodo di malattia di Bob Quadrelli, loro leader spirituale, hanno registrato un nuovo album intitolato Na Bunn-a Sperlenghejua, che uscirà nei negozi a settembre. Dopo avercelo fatto ascoltare, Alberto De Benedetti a.k.a. Bobby Soul, è venuto in redazione a raccontarci come vanno le cose.

Dodici anni son tanti Alberto, ma proviamo a fare una sintesi. Qual è il segreto di questo progetto, che ha incontrato mille difficoltà eppure continua a darvi stimoli? «Tutto è iniziato nel '92, quando Roberto (Bob) Quadrelli mi dice che ha un'idea. Era il periodo delle colombiane e io - con Dj Spillus - avevo fatto un lavoro intitolato Cinquecento anni di sfruttamento. Poi sono nati i Sensasciou, cioè Bob, io e Renato Rassis. La musica nera era la nostra fonte di ispirazione. Abbiamo coniato un nuovo nome per definire il nostro stile, trallamuffin', ritmo africano e testi in genovese. Bob si è subito dimostrato un vero trascinatore». Nel '94 esce il primo album, In scio bleu, e poi, nel '96 il primo scisma. «Sì, per problemi di ego. In quel periodo non andavamo molto d'accordo. Così io sono entrato nei Blindosbarra». Il '97 è l'anno della consacrazione: Premio Tenco con Generazione con la X. Ma nel periodo successivo un sacco di aspettative vanno all'aria, la vena cala, poi anche la salute se ne va. «La ripresa è avvenuta nel 2002, quando decidiamo di fare una festa a capo Santa Chiara. Ci divertiamo un mondo, Bob mi dice che ha ricominciato a scrivere».

Il frutto del lavoro di questi due anni è Na Bunn-a Sperlengheuja, breve cd ma intenso, in cui la band sembra aver mischiato tutto il bagaglio acquisito negli anni. «Alla fine della registrazione, quasi per gioco, abbiamo detto: "perché non lo mandiamo alla casa editrice?"». Dentro c'è il famoso trallamuffin', c'è il funk, ci sono suoni e basi prese da repertori molto diversi. Si vede che vi piace la contaminazione. «Sì, ci sentiamo cittadini del mondo. E dell'era postmoderna ci piace il gusto della contraddizione, che una volta era vista solo come un difetto. Mettere insieme suoni contrastanti, parole dure e leggere, elementi distantissimi». Infatti, nelle canzoni si respira odor di spiagge, feste e mare, ma anche di vita dura. «Beh sì, In scio bleu è un remix di un brano del nostro primo album, con la bellissima voce di Laura Mars (e il giro di basso di Amarsi un po' di Battisti), Massan è la storia di un muratore extracomunitario sfruttato, Cianelu e Green Light for you, July sono collegate, la prima è una canzone su come dovrebbero comportarsi gli uomini con le donne, la seconda riprende l'argomento dal punto di vista femminile. The Loner è la storia di Roberto». L'intro O Prexidente - pensate a chi si riferisce - ha una storia a sé. «Sì, ma è un pretesto per introdurre le altre canzoni, nulla più». E c'è anche una chicca. «Anni fa ho letteralmente rubato la voce di Maini, il signore che sta tutto il giorno alla stazione Principe a parlare». Quel giorno sparava una lista di Presidenti (dei deodoranti, degli yogurt, della yoga, della Saila Menta, dei telegrafisti, della liquirizia corroborante...) che è diventata l'intro di O Prexidente. Fantastico.

Nelle canzoni c'è un miscuglio continuo di lingue, ma loro continuano a puntare sul dialetto. «Sì, perché potrà anche essere limitante, ma ci rende unici». Cos'è la Sperlegheuja? «È un termine antico. Deriva da Perlengheuja, una specie di malocchio. È la pratica con cui il megun (lo stregone) toglie il malocchio. Per noi è anche metafora della musica e del suo ruolo nella vita».
Cosa è cambiato a Genova da quando avete iniziato? «All'epoca era evidente la componente "nera". Pensa a noi, alle Voci Atroci, ai Blindosbarra. Oggi rimane una forte base di giovani, forse con stili un po' diversi. C'è sempre il problema degli spazi, e quello del pubblico che a volte scarseggia. D'altra parte Genova è una città con l'età media molto alta». Avete ripreso l'attività live, al concerto del primo maggio e a quello contro i CPT a Caricamento. Come è andata? «È stato bellissimo. La conferma che la gente continua a sostenerci. Bob è tornato ad essere un centro di energia. Dobbiamo ringraziare per questo anche i nostri musicisti, che suonano pure nella Banda del Culo Nero e nei Les Gastones: Davide "Zaza" Pasolini alla batteria, Lucas Evangelista al basso e Matteo Michillo alle tastiere».

Prossimo appuntamento: Goa Boa, poi - a fine luglio - la presentazione dell'album alla Fnac, e a settembre il disco sarà in tutti negozi.

Nella foto in alto: Bobby Soul e Bob Quadrelli in studio
 
 
 
 
 
 
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