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Quando sono entrata al mentelocale café, Lele Luzzati era seduto in disparte a sfogliare e commentare il catalogo della mostra Emanuele Luzzati in campo, che si terrà a Siena, a Palazzo Pubblico, dal 27 giugno al 22 agosto. Sarà lui l'ambasciatore di Genova 2004 nella città toscana: lui è stato scelto per disegnare il drappellone per il Palio di Siena di luglio.
«Hanno fatto proprio un bel lavoro nel catalogo. Ci sono anche i miei primi lavori: chissà dove li avranno trovati», bisbiglia Luzzati alla signora accanto a lui.
Rompe il ghiaccio Ferruccio Giromini, che si è occupato della presentazione storico-critica della mostra: «Parlare di Luzzati a Genova è come parlare della Lanterna. Io lo conosco dal 1976, questa è l'undicesima o dodicesima mostra che presento. Eppure non mi sono mai annoiato, perché lui riesce sempre a sorprendermi, come sta facendo anche Genova in questo momento: ci sta sorprendendo. Questa è una mostra diversa dalle altre ed esprime un po' quello che sono i genovesi, sottotono ma con una grande ricchezza che non amano esibire. A Siena sarà presentato l'arco completo delle opere di Luzzati. Ci saranno una serie di sezioni che intrecciano le sue attività: disegni, scenografie, tessuti, ceramiche, serigrafie, animazioni e manifesti. Per tutte queste cose ci vorrebbero tanti artisti diversi e invece ne abbiamo uno solo. La mostra è stata realizzata con l'aiuto di amici e collezionisti. Sono presenti molte opere provenienti da case private; anche Luzzati è stupito di trovarle in catalogo».
Luzzati sorride: «sono molto legato alla mia città e devo dire che la città mi è sempre stata riconoscente. Vivo ancora nella casa in cui sono nato, ma lavoro molto più fuori che a Genova. A Siena ho curato anni fa le scenografie per opera e prosa nell'ambito delle settimane musicali senesi. Sono stato molto contento di fare il palio perché prima di me l'hanno fatto personaggi molto importanti. Da circa quattro anni è stato istituito anche un palio per i bambini su iniziativa di una contrada».
Nel palio, di forma rettangolare, con dimensioni 90x250, è sempre presente la madonna circondata dagli animali e dai colori delle contrade. L'artista deve attenersi a queste regole, per il resto è libero di esprimersi liberamente. Il 26 giugno sera, il palio viene presentato alle contrade. Prima di questa data può essere descritto a grandi linee, ma non fotografato. Deve essere una sorpresa insomma.
«Le contrade sono diciassette e partecipano al palio dieci alla volta, a rotazione. C'è una curiosità: la Torre non vince da quarantatrè anni: si dice sia perseguitata dalla sfortuna perché non ha pagato le contrade che l'hanno aiutata a vincere l'ultima volta. Se quest'anno fosse la volta buona un po' di merito va a Luzzati. Inconsapevolmente, ha inserito graficamente dei segni premonitori a favore di questa contrada. Non aggiungiamo altro» dice Mario Tosi, curatore della mostra insieme a Sandro Cortesogno, di origine senese.
Il Palio è fortemente sentito dai senesi: non è destinato ai turisti. La vita della città ruota tutto l'anno intorno a questo evento. Ogni contrada ha un punto di ritrovo autogestito dove incontrarsi, bere, mangiare e festeggiare e un locale-museo dove vengono conservati ed esposti al pubblico i drappelloni vinti. La contrada di appartenenza è determinata in base alla nascita e non si cambia. Si tende a frequentare e sposare gente della propria contrada o almeno di una contrada alleata. Lo scopo è naturalmente di vincere il palio, se possibile, ma soprattutto di impedire che la nemica storica vinca. Per questo motivo nascono una serie di alleanze sotterranee. Vince sempre il cavallo che arriva per primo, anche senza fantino. Tradizionalmente il Palio non era in piazza del Campo: venivano fatti correre solo i cavalli, liberi per le strade della città.
Nella foto: la locandina della mostra
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