Sono partiti i lavori del Centro Culturale Europeo. Questa sera - venerdì 18 - la conferenza di Giuseppe Galasso su passato, presente e futuro dell'Europa, ha dato il via ad un progetto che - come dice Jacques Barrére, primo presidente del Centro - rende Genova pioniera della cultura e dello spirito europeo. Domani sera - sabato 19 - i festeggiamenti culmineranno con un grande concerto in piazza De Ferrari.
L'iniziativa è stata resa possibile dalla , che ha fornito le strutture, e da quattro istituti di cultura che sentivano la necessità di "cambiare prospettive operative", secondo la parole di Vincenzo Lorenzelli. In tempi di Unione, infatti, questi avamposti della cultura nazionale rischiano di diventare anacronistici. Così, il Centro Culturale Italo-Austriaco, il Centre Culturel Francais Galliera, il Goethe Institut Genua e l'Instituto Cervantes, hanno dato vita ad un'Associazione che li porterà a lavorare insieme. In attesa che la sede definitiva - un intero palazzo del centro storico - sia restaurata, da domani il Centro sarà operativo al secondo piano dello stabile dove si trova la Fondazione, in via D'Annunzio.
Non poteva essere più azzeccata, per l'avvio di questa avventura, una conferenza sulla sorti dell'Europa, condotta da uno dei massimi storici italiani. Giuseppe Galasso ha illustrato alla sala gremita che cosa pensa di questa Unione. E sin dalle prime battute è caduto uno dei tanti luoghi comuni che avvolgono le esternazioni sul nostro Continente. L'idea che l'Europa sia un'unione consolidata nel tempo, che in questi tempi si stia formalizzando un processo cominciato tanto tempo fa, è falsa. Il nostro passato è "una trama di sangue e violenza", va giù duro Galasso, ed è anzi un miracolo che nel dopoguerra si sia riusciti a portare avanti il discorso in maniera pacifica. A tutt'oggi i giochi rimangono pericolosamente aperti. Chi fa un esame di coscienza capirà che ci si sente ancora italiani, francesi, tedeschi, prima che europei. Le recenti elezioni per il Parlamento Europeo ce lo hanno confermato. Troppi entusiasmi proferiti a parole si sono infranti su una percentuale di astenuti vertiginosa, soprattutto nei paesi che hanno appena aderito all'Unione. Il professore rimarca poi un tallone d'Achille: lo scetticismo dell'Inghilterra continua a essere un incubo per l'Europa. Non bisogna quindi, guardare al passato in modo passivo, perché il futuro è ancora da costruire.
«Eppure» dice Galasso «la tentazione di vedere un'unità nel passato è comprensibile. Tutti i maggiori fenomeni culturali che hanno avuto vita fin'ora, hanno avuto come sfondo il Continente. Fino a un po' di tempo fa c'era anche una lingua comune, il latino, che è rimasto solo nelle pratiche ecclesiastiche. Ma anche il francese e il tedesco, a loro tempo, rappresentarono un idioma comune. Basta pensare all'epoca di Luigi XIV, o a Goethe, Kant, Einstein». Ma tutto ciò - si chiede Galasso - è sufficiente?
Se dal passato si può trarre un insegnamento e un filo conduttore, secondo il professore è il dinamismo che ha sempre caratterizzato l'Europa. Bisogna far sì che non diventi un movimento sterile fine a se stesso. Galasso è contro l'idea che si possa partire con un'Europa "debole", ossia un'unione a cui gli stati sono liberi di aderire oppure no. Bisogna lavorare ancora sulla costruzione di un'Europa forte. Ma forse, questa è l'opinione dello storico, ci vorrà molto più tempo del previsto. Sarà un processo lungo e graduale.
Di certo c'è che oramai non si può tornare indietro o fermarsi, il rischio è l'isolamento nel contesto globale.