Lettera‑appello dei locali torinesi alla sindaca: «siamo allo stremo delle forze» - Torino

Lettera‑appello dei locali torinesi alla sindaca: «siamo allo stremo delle forze»

Attualità Torino Giovedì 27 febbraio 2020

© Pixabay

Torino - Un appello sui social, in forma di lettera alla sindaca di Torino. A firmarlo sono numerosi locali torinesi, da Arci a Off Topic, da Cap10100 a Jazz club, e tanti altri, decine di firmatari in costante aumento.

«Gentilissima Sindaca, ci presentiamo a lei, in questi difficili giorni, per sollevare un problema reale che da tempo pone in crisi la “categoria” dei luoghi culturali torinesi in relazione all'attività performativa e della musica dal vivo – così esordisce la lettera, che prosegue con ulteriori specifiche -  Un settore composito, animato da club, locali, centri giovanili, circoli e molto altro. Da molti anni prosegue un dialogo costruttivo con l’amministrazione ma a oggi non si è ancora riusciti a trovare uno spazio reale di rappresentanza, tutela e confronto».

Ad aver esacerbato la situazione,le disposizioni entrate in vigore dal 23 febbraio in seguito all’ordinanza ministeriale per arginare il coronavirus, motivo per il quale i firmatari richiedono una necessaria rappresentanza istituzionale delle proprie istanze. « Non abbiamo più le risorse per "autosostenerci" – è l’appello - siamo allo stremo delle forze. In questo momento di grande destabilizzazione, data dal panico e dalla preoccupazione, questa interruzione sta catapultando l'intero settore degli spettacoli, del teatro e degli eventi culturali, in un baratro dal quale rischiamo di non rialzarci, con la perdita di posti di lavoro ed di iniziative culturali che spegnerebbe Torino».

7.400 spettacoli annullati, questi i dati dichiarati ad Agi da Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo. Cifre che restituiscono il quadro di una situazione che sta fortemente destabilizzando il mondo culturale anche a Torino, dove sono vuoti i teatri, chiusi i musei e spenta la musica dal vivo. Una perdita economica notevole, lo ha ribadito durante la puntata di Otto e mezzo del 26 febraio su La7 la presidente del Museo Egizio di Torino Evelina Christillin. «Abbiamo avuto in una settimana 455 tra scuole e gite scolastiche che hanno disdetto, oltre ai 1200 biglietti che erano stati comprati online, arriveremo a 20mila persone in meno – sono state le sue parole - Tra quello che perdiamo con le mancate visite più la formazione, la didattica e il bookshop arriviamo a una perdita secca di 500mila euro questa settimana, a cui vanno sommati i 135mila euro dispese fisse che dobbiamo comunque mantenere».

E se «un museo chiuso è la morte civile» è tutta la Torino della cultura, dalla musica, al teatro e all’arte che ora si  appella alle istituzioni, forte di un’unione che, spesso, nella capitale sabauda riesce a fare la forza. «Siamo luoghi di cultura che generano creatività diffusa, ricadute economiche e occupazionali. La mancanza di liquidità, dovuta anche a una sola settimana di chiusura, non concede tempo ulteriore a tutte le imprese del settore. Le ripercussioni dureranno per mesi, anche nella più rosea speranza che la situazione migliori. Non contestiamo le decisioni delle autorità nazionali competenti, ratificate successivamente dalla Regione Piemonte, ma chiediamo di valutare e considerare anche l’emergenza economica, sociale, aggregativa e culturale dovuta alla chiusura delle attività del nostro settore, preoccupazione questa sollevata anche dai nostri colleghi di altre Regioni».

La richiesta è quella di ritrovare strumenti adeguati, attivando, da parte del governo, ammortizzatori sociali e misure per venire incontro alle impellenze fiscali. Il rischio sono fallimenti di imprese, nonché posti di lavoro persi, per un generale calo del PIL torinese e piemontese. Il comparto è in crisi in tutta Italia, in questo momento emergenziale: spettacoli, concerti, attività annullate causeranno penali, perdite economiche e generali difficoltà organizzative che, confermano i locali torinesi nella lettera «in un ragionamento annuale, creeranno danni economici molto rilevanti». Proseguono gli esercenti: «bisognerà non sottovalutare le necessità delle singole esperienze, provvedendo a ragionare immediatamente su un tavolo di crisi per il settore della musica, del teatro e più in generale del settore culturale profit e no profit, (Club, Circoli, centri culturali, eventi specifici) che prenda in considerazione il quadro generale e le specificità».

«Torino è una vera eccezione culturale, questa cosa ce la dimentichiamo, ma dovremmo ricordarcene quando abbiamo bisogno di aumentare l'autostima» affermava Nicola Lagioia pochi giorni fa alla prima presentazione del Salone del libro 2020. La vita culturale torinese rappresenta un unicum positivo messo ora a serio rischio, insieme a tutte le persone coinvolte: «ci appelliamo a Lei, sig.ra Sindaca, questa città non può permettersi, dopo anni di preoccupazioni e difficoltà, un ulteriore passo indietro rispetto alla vita culturale – si chiude la lettera - Abbiamo la reale necessità che lei ci rappresenti tutti, come cittadini, imprenditori, associazioni e lavoratori ad oggi senza una rappresentanza specifica».

La lista degli aderenti aggiornata al 26 febbraio:
Arci Torino
Babelica
Bellarte
Blah Blah
Cap10100
Cartiera
Circolo Arci La Cadrega
Circolo Arci Machito
Circolo B-Locale
Circolo Bloom
Circolo De Angeli
Circolo Neruda
CPG Torino
Domus Aps
El Barrio
Hiroshima Mon Amour
Indiependence
Jazz Club
L’arteficio
Magazzino sul Po
OFF TOPIC
Radio Ohm
San Pietro in Vincoli
Soluzioni Artistiche
Spazio211
TUM Torino
Ziggy Club.

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