Mimmo Cuticchio rende omaggio a Dante Alighieri proponendo una singolare trasposizione dell’Inferno nella quale l’immaginario dantesco e i temi della Commedia incrociano l’universo dei pupi sullo sfondo del paesaggio naturale siciliano. Il cunto di Cuticchio interagisce con le immagini dei pupi in movimento, catturati dalla macchina da presa di Daniele Ciprì, mentre le musiche originali di Giacomo Cuticchio, eseguite dal vivo, si alternano alla voce dell’attore Alfonso Veneroso, che interpreta i versi del poeta.
All’origine di questa particolare rivisitazione dell’Inferno c’è un personaggio uscito dalla penna di Ariosto, un cavaliere d’amore chiamato Ariodante, forse un omaggio che il poeta ha voluto fare all’autore della Divina Commedia, legando il suo nome al proprio. La sua tormentata storia d’amore con Ginevra di Scozia sembra ispirata a quella di Paolo e Francesca. A Mimmo Cuticchio è sembrato naturale partire da questo personaggio per trasportare i gironi infernali nell’“antro” dei pupi: «Ho immaginato – spiega – che quando l’oprante puparo spegne le luci del suo teatro, Ariodante abbandoni il suo posto a fianco dei compagni e indossi il vestito di Dante, spinto dal desiderio di intraprendere un viaggio che, insieme a noi, sente il bisogno di ripercorrere. È lui, quindi, nelle vesti del poeta, ad accompagnarci nei gironi dell’Inferno, ovviamente insieme a Virgilio».
Mentre sullo schermo scorrono le immagini dei pupi nei diversi contesti che evocano i gironi infernali, Cuticchio narra le storie dei dannati, descrive le pene, la rabbia, la disperazione, mentre Alfonso Veneroso restituisce la bellezza dei versi così come li ha scritti Dante.
I diversi episodi sono ambientati in alcuni luoghi simbolici delle nove province siciliane: la Passeggiata di Goethe sul Monte Pellegrino di Palermo, la Torre di Messina da cui si guardano Scilla e Cariddi, la Necropoli di Pantalica a Siracusa, le terme di Segesta in provincia di Trapani, il grande Ilice secolare sull’Etna nella provincia di Catania, la Miniera di Sommatino a Caltanissetta, la Cava di Ispica a Ragusa, l’Isola di Linosa in provincia di Agrigento, la Rocca di Cerere ad Enna. Grazie a un sofisticato lavoro di postproduzione, i pupi sembrano muoversi autonomamente, senza l’intervento di manianti e combattenti.