Il lavoro prende ispirazione dalla figura di Dennis Nilsen, serial killer inglese che nella sua autobiografia History of a Drowning Boy ricostruisce con lucidità rituale dodici omicidi compiuti nell’arco di cinque anni, all’interno di una quotidianità mai scalfita da sospetti o denunce.
Il progetto non intende ricostruire una vicenda criminale, ma interrogare la banalità crudele della solitudine e il vuoto affettivo che attraversa una società incapace di riconoscere ciò che resta ai margini. La coreografia si articola in un capovolgimento costante dei ruoli, elaborando il meccanismo di passività e reattività come forma estetica e poetica.