Paesi fantasma in Lombardia, 10 luoghi abbandonati da visitare (e la loro storia) - Milano

Paesi fantasma in Lombardia, 10 luoghi abbandonati da visitare (e la loro storia)

Cultura Milano Venerdì 30 aprile 2021

Consonno
© Flickr.com / Marcello Brivio
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Milano - La storia di una regione non è raccontata e testimoniata solo dai luoghi più famosi e turistici, ma anche da tante altre realtà, magari con un passato glorioso, oggi abbandonate e poco note al grande pubblico. Località che, nonostante il silenzio che le caratterizza, portano con sé tante storie da raccontare, leggende da scoprire e tracce materiali di quello che ci fu in passato.

Su questo la Lombardia, come molte altre regioni italiane, ha tanto da offrire, a tutti i turisti più curiosi, o meglio, a veri e propri esploratori di realtà nascoste e del tutto suggestive. Ecco allora 10 paesi lombardi abbandonati, meritevoli di una visita e tutti da esplorare (ovviamente prestando la massima attenzione e senza addentrarsi in edifici fatiscenti e pericolanti).

Assiano

Situato nella periferia ovest di Milano, sulla strada che collega Cusago a Baggio, Assiano è un borgo rurale ormai abbandonato dagli inizi degli anni Duemila. La località si presume sia addirittura di origini romane e nel corso della sua storia è stata di proprietà di importanti famiglie nobiliari, dalle più antiche fino a quella degli Agnelli o dei Feltrinelli del secolo scorso. Come testimoniano le case rustiche, i cascinali, le stalle, i granai e i fienili abbandonati, il paese si manteneva in vita grazie alla produzione di prodotti agricoli. Non a caso fu per anni sede di un importante caseificio, come Gambini, e di tante altre aziende note del settore. Una volta, però, terminata la produzione agricola sul posto, a partire i primi anni Duemila, il borgo di Assiano si è pian piano spopolato e ora è completamente disabitato.

Rovaiolo Vecchio

In provincia di Pavia, al confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna, si trova il borgo rurale di Rovaiolo Vecchio. La località ha subìto un repentino spopolamento negli anni Sessanta per via di un rischio frana nell’abitato, proveniente dalla montagna che sovrastava il borgo. Ciò spinse le autorità locali dell’epoca a spostare tutta la popolazione nella parte nuova del paese, costruita ad hoc per evitare la tragedia. Nonostante ciò e gli oltre cinquant’anni di abbandono, Rovaiolo Vecchio è considerato oggi un vero e proprio museo a cielo aperto sulla vita contadina. Il borgo, infatti, presenta una decina di case su uno sperone roccioso, con molti oggetti e arredamenti interni ancora visibili, un forno, una fontana, stalle e recinti per animali ancora del tutto intatti.

Borgo del Canto

Immerso nella Valle San Martino e nei pressi di Pontida, in provincia di Bergamo, sorge il Borgo del Canto. Piccolo centro rurale, di fondazione medievale, che tra gli anni Cinquanta e Settanta ha subito un progressivo spopolamento. L’ultimo abitante del posto risale infatti agli anni Novanta e oggi sono rimasti solo i ruderi delle vecchie strutture, invasi dalla vegetazione. Principalmente si trovano resti di cascinali o stalle, che testimoniano la passata anima agricola del luogo. Il borgo ora abbandonato era infatti un importante centro di coltivazione di grano e di produzione di vino, spesso conteso tra il regno di Milano e la Repubblica di Venezia. Oggi è raggiungibile solo a piedi, tramite una piacevole passeggiata tra i boschi, partendo dal cimitero di Pontida.

Castel Liteggio

In provincia di Bergamo e con un comodo accesso su strada, si può arrivare al borgo di Castel Liteggio. La località permette di ammirare resti di abitazioni, locali di vecchie botteghe e ruderi di un antica fortezza. Il castello, costruito dalla famiglia Visconti, aveva il compito di proteggere il confine tra Milano e la Repubblica di Venezia, e non a caso presentava imponenti mura e un fossato abbastanza profondo. Oggi è possibile ammirare solo alcuni ruderi in pietra del castello, tra le serre e le coltivazioni della zona del bergamasco.

Mombello

Presso la località di Mombello di Limbiate, in Brianza, sorge un complesso di edifici ormai abbandonati e non più in uso. Questo piccolo centro viene soprannominato il paese dei matti, perché gli edifici furono sede della struttura psichiatrica più grande d’Italia. Oggi è ancora possibile ammirare parte delle strutture degli edifici e in alcuni casi si può entrare all’interno, passeggiando nei corridoi e trovando ancora alcuni oggetti o cartelle cliniche dei pazienti dell’epoca. Inoltre, ancor prima dell'ospedale psichatrico, il luogo fu sede della Villa Plusteria-Crivelli, settecentesca dimora che ospitò spesso personaggi nobili e politici di rilievo.

Savogno

Situato in Val Bragagna e nel comune di Piuro, in provincia di Sondrio, a 932 metri d’altezza sorge Savogno. Piccolo borgo rurale montano, raggiungibile solo a piedi tramite una mulattiera, dagli anni Cinquanta Savogno subì uno spopolamento completo. Addirittura, già nel Seicento, il paese venne abbandonato da molti suoi abitanti, per via di un’epidemia di peste che devastò la zona. Attualmente è considerato un vero e proprio borgo fantasma, in cui però è possibile ammirare diverse strutture originali e intatte. Edifici come abitazioni con mura in pietra o loggiati in legno di origine medievale, posti lungo vicoli e stradine di ciottoli percorsi soprattutto dagli animali, veri abitanti del posto.

Dasile

Soprannominato la gemella dimenticata di Savogno, per via della vicinanza tra i due posti, Dasile è un borgo rurale situato ad un’altezza di circa 1000 metri. La località si mantenne per anni tramite l’agricoltura e la pastorizia fino a quando, dagli anni Cinquanta in poi, ci fu un progressivo abbandono. In realtà si cercò nel dopoguerra di trattenere gli abitanti del posto, per esempio con la costruzione della scuola, ma soprattutto per via della posizione isolata il tentativo non andò a buon fine. Oggi il luogo è sede principalmente di rifugi e residenze estive: lo si può raggiungere a piedi percorrendo una deviazione lungo il sentiero che porta a Savogno.

Pagliari

Tra le cime delle Alpi Orobie, a circa 1300 metri d’altezza, sorge Pagliari. Borgo in provincia di Bergamo, nato nel Cinquecento come centro d’allevamento di animali domestici e di fattoria. Il paese, inoltre, presentava una piccola chiesa, un’osteria, alcune strutture per pernottare e abitazioni tipiche di montagna. Tutte queste strutture sono ancora visibili oggi, seppure il borgo sia completamente disabitato. A partire dagli anni Sessanta ci fu infatti un progressivo spopolamento, con l’ultimo abitante morto nel 2009. Il paese è meta oggi di appassionati di trekking, essendo immerso nel verde e raggiungibile con un sentiero con partenza dalla località di Carona.

Consonno

Soprannominata la città dei balocchi della Brianza,  Consonno ha una storia particolare e tutta da raccontare. Il comune, in provincia di Lecco, nacque come paesino di contadini e artigiani, fino a quando ci fu una vera e propria trasformazione. Ad inizio anni Settanta, infatti, il Conte Mario Bagno acquistò il piccolo centro, con l’obiettivo di costruirci una città dei divertimenti. Sorsero così alberghi, ristoranti, strutture per il divertimento, quasi come si fosse a Las Vegas. Il progetto però non andò a buon fine, per via anche di una frana che nel 1976 che distrusse la strada principale per raggiungere Consonno, e la zona fu completamente abbandonata. Oggi molte delle strutture costruite, seppur fatiscenti, sono ancora ben visibili.

Monteviasco

Sulle montagne della provincia di Varese sorge Monteviasco, piccolo borgo rurale da cui ammirare splendidi panorami sul territorio circostante. Il paese ha subito nel corso del secolo scorso una continua diminuzione di abitanti, soprattutto per la sua posizione isolata. Tuttavia, oggi, rappresenta una meta per molti escursionisti, percorrendo la mulattiera che porta fino al borgo e ammirando i resti delle strutture presenti sul posto. Il paese offre splendide vedute, così come è possibile ammirare un bellissimo panorama da una funivia che porta proprio a Monteviasco.

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