De Sanguine, la mostra dedicata alla dicotomia tra sangue e corpo. Negli spazi di BKV Fine Art

Ritratto di William Ritter di Mario Segantini Ritratto di William Ritter di Mario Segantini
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DA Venerdì16Ottobre2026
A Mercoledì23Dicembre2026

Da venerdì 16 ottobre al 23 dicembre 2026, BKV Fine Art (via Fontana, 16) presenta a Milano De Sanguine, esposizione collettiva nata da un progetto originale di Gabriele Tinti e incentrata sulla dicotomia tra sangue e corpo come esperienza originaria della loro conoscenza e percezione, ma anche come simbolo di martirio e sacrificio. A ispirare il progetto e a dettarne l’indirizzo poetico è una citazione dal Levitico 17,14 che recita La vita di ogni essere vivente è il suo sangue, in quanto sua vita.

In questo orizzonte, la mostra si compone di 46 opere tra lavori antichi, moderni e contemporanei che tracciano il ruolo fondamentale che il sangue ha da sempre rivestito nell’arte e nella teologia, nel tentativo, proprio di ogni epoca, di fornire senso alla vita e alla morte, così come nel costruire ideali estetici.

Ampio spazio, dunque, ai maestri del Cinque e Seicento - Antonio De Bellis, Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo, Andrea Vaccaro, Giuseppe Vermiglio, Louis Finson, Pseudo Pier Francesco Fiorentino, Andrea De Aste detto Maestro dei Penna e Giovan Pietro Rizzoli detto Giampietrino - capaci di tradurre le istanze sopra citate in immagini di forte intensità teatrale e luminosa, dove il sangue diventa insieme dolore e redenzione, corporeità e trascendenza. 

Accanto a loro, gli artisti contemporanei che hanno ridefinito il rapporto tra corpo, immagine e sacralità. In Joel-Peter Witkin la morte si trasforma in teatro barocco contemporaneo, dove il sangue - reale o simulato - diventa parte di una messa in scena che intreccia sacro e profano. Andres Serrano utilizza il sangue come materia fotografica, cancellando la distanza tra simbolo e sostanza e interrogando la soglia tra spiritualità e materialità. In Lucio Fontana il taglio della tela diventa ferita originaria e apertura nello spazio. Regina José Galindo esplora attraverso il proprio corpo le implicazioni politiche e sociali della violenza e dell’ingiustizia; in una recente performance ha messo in relazione il proprio corpo insanguinato con i nomi dei martiri latinoamericani in dialogo con l’opera Omaggio all’America Latina di Emilio Scanavino. Linda Carrara, attraverso la tecnica del frottage, indaga paesaggio e memoria dei luoghi, restituendo la pelle vulnerabile della terra come traccia tra vita e morte.

Tra gli altri artisti esposti: Marina Abramović, Bertozzi & Casoni, Eteri Chkadua, He Yunchang, Francesco Clemente, Gina Pane, Carol Rama, Mario Segantini, Julio Galán, Roy Kortick, Paul McCarthy, Hermann Nitsch, Piotr Uklański, Jonathan Meese, Laura Panno, Zehra Doğan, Tania Pistone, Anish Kapoor, Roger Ballen e Giovanni Testori.

Mutare il sangue in immagine

Per gli evangelisti e i cristiani delle origini forte era la necessità di fuga dalle trappole materiali di questa vita, la disponibilità al martirio, ad annullarsi e identificarsi nel corpo di Dio nel segno dell’imitatio Christi. Prima ancora di essere immagine, fisicità, liquido il sangue e il corpo sono ciò attraverso cui l’essere umano si riconosce e prende forma nel mondo o si disperde in esso con la morte. Il tema della corporeità viene presentato da Platone come prigione dell’anima, da Husserl il corpo viene concepito come oggetto vissuto dalla coscienza. Il Corpo quindi come percepente o percepito. Il corpo e il sangue non sono dunque qualcosa che si possiede, ma ciò che si è nel proprio essere al mondo: ogni gesto, ogni visione, ogni contatto è già inscritto in una dimensione corporea che precede la rappresentazione.

De Sanguine indaga quindi il modo in cui l’arte ha restituito la figurazione del corpo e del sangue senza ridurne la loro complessità sensibile. Gli artisti in mostra non propongono un’immagine stabile dei due elementi, ma ne esplorano le soglie, le fratture, le zone di crisi. Il corpo emerge come superficie attraversata da segni, ferite e flussi sanguigni, ma anche come profondità inaccessibile, in un processo in continua trasformazione più che forma definita. In questa prospettiva, corpo e sangue non sono elementi separati, ma un’unità vitale originaria. Solo con la morte questa unità si disgrega: il corpo si dissolve e il sangue, da principio interno, diventa traccia e testimonianza, segnando il passaggio dalla coesione alla metamorfosi. Il sangue assume così un ruolo centrale e ambivalente, segno di vita e della sua vulnerabilità, elemento che mette in crisi il confine tra interno ed esterno, visibile e invisibile. Nel suo fluire, il corpo si apre al tempo, alla trasformazione e al limite. Con la morte - che sia per sacrificio, martirio o naturale - il corpo muta, si consuma e si rigenera, intrecciandosi con la terra, intesa non come sfondo ma come materia viva e principio di continuità tra umano e non umano. In molte opere, la terra diventa luogo di sepoltura, di sedimentazione o di trasformazione, evocando un ciclo che supera il corpo stesso.

Sul piano della rappresentazione, la mostra suggerisce che il corpo non si esaurisce nello sguardo, ma richiede memoria e percezione tattile. L’immagine resta instabile, evocativa, e lo spettatore diventa parte attiva del processo, coinvolto con il proprio corpo nell’esperienza delle opere. In questo spazio dell’immagine, il corpo si rivela non come oggetto da osservare, ma come condizione viva dell’esperienza: prima geografia che abitiamo, territorio attraversato da tensioni, ferite e trasformazioni. Qui si fa suolo e apertura a un dialogo profondo con la terra. Il sangue, elemento centrale del percorso, emerge come traccia biologica e simbolica, segno di passaggio che unisce e separa, evocando ritualità antiche e tensioni contemporanee. La trasfigurazione attraversa le opere come processo continuo: il corpo si dissolve e si ricompone, diventando paesaggio e materia terrestre. Così, il rapporto tra uomo e terra appare insieme intimo e conflittuale, tra origine, trasformazione e dissoluzione.

De Sanguine invita lo spettatore a confrontarsi con la propria dimensione primordiale, riconoscendo nel corpo un archivio di relazioni e nella terra un’estensione sensibile dell’essere. In questo spazio, la visione si trasforma in esperienza e la materia si carica di significati, restituendo al corpo la sua natura di soglia tra visibile e invisibile, tra umano e altro da sé.

In occasione della mostra viene pubblicato il volume De Sanguine, edito da Eris Press, con poesie di Gabriele Tinti, e saggi di Simon Critchley, Dimitris Lyacos, Georges Didi-Huberman, Gabriele Finaldi, Angelo Tartuferi, Catherine Nixey e Massimo Cacciari.

Orari

Dal lunedì al venerdì, ore 10 – 13; 14 – 18.30. Sabato su appuntamento. Ingresso libero. Info al 02 89691288 o via mail. 

 

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