L’eternità della pittura, a Palazzo Citterio la retrospettiva postuma dedicata a Carlo Maria Mariani

Carlo Maria Mariani, Twins Carlo Maria Mariani, Twins
Palazzo Citterio Cerca sulla mappa
DA Venerdì09Ottobre2026
A Domenica10Gennaio2027

Dal venerdì 9 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo Citterio a Milano ospita la prima grande retrospettiva postuma dedicata a Carlo Maria Mariani (1931-2021), dal titolo L’eternità della pittura.

La mostra, curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, ripercorre l’intero arco della sua produzione, dagli anni Quaranta al 2019. La rassegna documenta, attraverso 70 opere, tra dipinti e grandi cartoni, l’evoluzione di una ricerca originale, capace di attraversare neoclassicismo, iperrealismo, astrattismo, concettuale e pittura metafisica, sempre sostenuta da una rigorosa elaborazione intellettuale e da una profonda consapevolezza culturale, riunendo lavori provenienti da prestigiose collezioni italiane e internazionali, in grado di restituire, nel suo insieme, la complessità e la coerenza del percorso dell’artista.

La figura di Carlo Maria Mariani si colloca in un contesto artistico e culturale di straordinaria rilevanza. La sua ricerca, profondamente radicata nello studio di testi teorici, letterari e filosofici, si traduce in una pittura nella quale memoria, bellezza e percezione si intrecciano secondo un approccio rigoroso e concettualmente innovativo.

Figlio del romanziere e saggista teatrale Anastasio Mariani e di Anita De Angelis, proveniente da una famiglia di artisti, Carlo Maria Mariani cresce immerso in un vivace clima culturale e nella memoria visiva delle bellezze di Roma, che ogni giorno può ammirare dalla propria casa o accompagnando il padre in Vaticano, dove poteva disegnare direttamente dalle opere di Raffaello, Michelangelo e altri grandi artisti. Composizione del 1949, ad esempio, fu dipinta poco dopo che, durante un viaggio a Venezia compiuto da adolescente, Mariani ebbe modo di confrontarsi con Tintoretto e con gli altri maestri del Rinascimento veneziano.

Gli anni Sessanta segnano la forte reazione di Mariani alle tensioni e ai profondi mutamenti sociali del suo tempo. Molte opere di questo periodo, come L’era dei miracoli (1965), sono dense di simboli della modernità, mantenendo al contempo un forte senso di inquietudine e di ansia.

La maturità dello stile di Mariani si manifesta negli anni Settanta, attraverso una tecnica pittorica virtuosistica capace di restituire dettagli di straordinaria precisione, soprattutto nella rappresentazione della figura umana. Queste opere venivano presentate insieme a performance e happening orchestrati dallo stesso Mariani. La sua ricerca si sarebbe poi nutrita dello studio di figure del Neoclassicismo come Goethe e Winckelmann. La sua affinità con il Neoclassicismo lo portò a confrontarsi con artisti che si erano trasferiti a Roma per lavorare, tra cui Anton Raphael Mengs, Anton von Maron, Antonio Canova, Jean-Auguste-Dominique Ingres, Jacques-Louis David e Angelica Kauffmann.

Questa mostra non solo riconduce Mariani a Brera, dove romanticamente ritrova i suoi antichi maestri, quanto lo porta a rapportarsi idealmente con Giuseppe Piermarini, protagonista del neoclassicismo italiano e architetto di Palazzo Brera. Mariani coltiverà il legame con la tradizione neoclassica anche a New York, dove si trasferirà nel 1993, attraverso la figura dell’architetto Thomas Jefferson.

Gli anni Ottanta furono caratterizzati da una continua esplorazione artistica attraverso allegorie profondamente personali, ancora fortemente radicate nella storia dell’arte e nei riferimenti alle fonti storiche. Mariani affinò un linguaggio visivo senza tempo, profondamente personale ma al contempo ricco di riferimenti iconografici; ne è un esempio Constellation of Leo (1980-81) uno dei suoi più celebri capolavori.

Alla fine del decennio emerse il motivo delle grandi teste, che sarebbe rimasto presente per oltre trent’anni, fino a quando, a partire dal 2001, l’artista iniziò a collocare molti di questi busti di ispirazione classica davanti allo skyline di New York.

Il trasferimento nella metropoli americana segnò una svolta importante nella vita di Mariani. Non Trasferibile (1993) s’interroga sulla possibilità di spostare la propria pratica artistica da un luogo all’altro.

In alcuni lavori i riferimenti di Mariani assumono una tonalità più cupa, come in Cariaticido II (1996), Cariaticido III (1996) e Twins (1997). L’attentato dell’11 settembre 2001 ebbe un forte impatto sull’artista e lo portò alla realizzazione di The Morning. Le opere di questo periodo sono attraversate da un persistente senso di inquietudine e da una bellezza al tempo stesso perturbante e affascinante.

Gli ultimi lavori di Mariani si contraddistinguono per un carattere fortemente introspettivo: A Flight of Doves (2012-2016) rappresenta una sintesi della sua esperienza e della sua posizione critica nei confronti del mondo dell’arte contemporanea.

Gli orari della mostra: da martedì a domenica, dalle 8.30 alle 19.15 (ultimo ingresso alle ore 18.00)

Ingresso:

  • biglietto Grande Brera 20 euro (Pinacoteca + Palazzo Citterio);
  • solo Palazzo Citterio, intero, 12; ridotto, 8 euro

«Dedicare a Carlo Maria Mariani la prima completa antologica in un grande museo pubblico celebre per l’arte antica  significa affermare con forza che la pittura ha ancora un senso perfino nel contemporaneo. La collezione di Brera è un inno alla pittura, dal Tardo Gotico, passando per il Rinascimento, il Barocco, e poi il Neoclassicismo e il Romanticismo, fino al Moderno, i dipinti nelle sale, tra Pinacoteca e Palazzo Citterio, raccontano lo svolgersi di questo genere che per un lungo periodo è stato, insieme alla scultura, il solo genere per cui si dava l’arte visiva; uno svolgersi non lineare, quello della pittura, semmai fatto di corsi e ricorsi. E in questo alternarsi di antico e moderno, sta l’opera di Mariani la cui definizione di sé più emblematica, io non sono un pittore, io non sono l’artista, io sono l’opera, esprime in modo paradossale ed ascoso il suo essere al massimo grado pittore e artista, un pittore storico dell’arte, e un artista concettuale che dipinge», afferma Angelo Crespi, direttore generale Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio e Biblioteca Nazionale Braidense

«Carlo Maria Mariani rappresenta un unicum nel mondo dell’Arte e possiamo tranquillamente definirlo un artista radicalmente concettuale e contemporaneo neoclassico, pop, e metafisico e surrealista, nella parte finale della sua vita, che ha sempre esaltato la bellezza della pittura intelligente ed immortale. Mariani amava definirsi un artista concettuale che dipinge, non un pittore concettuale. Non riteneva che le proprie idee fossero limitate dal mezzo attraverso cui venivano espresse, dai riferimenti in esse contenuti o dall’epoca in cui erano state concepite. La sua opera sintetizza il rapporto tra passato, presente e futuro, che l’artista considerava un continuum. Mariani ha realizzato capolavori capaci di sottrarsi ai vincoli del tempo e di interrogare questioni sulle quali artisti e pubblico si interrogano da millenni», sottolinea Clayton Calvert.

«Nessun altro artista del nostro tempo ha saputo esprimere con altrettanta coerenza i temi dell’arte concettuale in quel linguaggio al quale la pittura, nel corso di oltre due millenni, è tornata incessantemente a rivolgersi: il linguaggio della classicità, del classicismo e delle ondate di rinascite neoclassiche descritte da Panofsky. Non si tratta di un nostalgico ripiegamento verso un’epoca ritenuta ormai trascorsa, bensì dell’attivazione, fuori dal tempo, di una grammatica mai perduta e di un vocabolario vetusto ma presente, accresciutosi attraverso le esperienze della modernità. Non è dunque un caso che il Neoclassicismo del Settecento — il siècle philosophique — costituisca per Carlo Maria Mariani il punto di leva attraverso cui gettare nuova luce sulle questioni concettuali fondamentali dell’arte poste da Duchamp, sottoponendole alla discussione da una prospettiva diversa e ampiamente dischiusa, sottolinea Eike Schmidt.

 

 

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