Galleria Vittorio Emanuele II ©Paola Popa
Milano, 06/10/2026.
Sui social non si parla d'altro: Milano, una delle capitali indiscusse della moda, ospita nel suo salotto più conosciuto una mostra permanente e immersiva che racconta una storia lunga cent'anni, quella della maison Prada.
Da settembre 2026, nella già affollatissima Galleria Vittorio Emanuele II è arrivata Pradasphere, negli iconici locali ai numeri 63 e 65, che ospitano le collezioni di un brand talmente iconico da essere citato in uno dei film hollywoodiani più popolari degli ultimi trent'anni.
E se è vero che anche il diavolo veste Prada, questo percorso espositivo permanente vuole ripercorre una storia nata nel lontano 1913, che sembra non conoscere segni di cedimento.
Sono tre i capitoli di questa storia, Origini, Evoluzione e Prospettive, che si possono leggere tra le creazioni esposte.
Furono Mario e Martino che nel 1913 fondarono, già in Galleria Vittorio Emanuele II, l'insegna Fratelli Prada, che diventò in poco tempo sinonimo di alta qualità nel campo degli articoli da viaggio, tra bauli e articoli di pelletteria. Già nel 1854 a Parigi, i nécessaire per i viaggi si erano rivelati provvidenziali per la sperimentazione di nuove idee creative legate alla moda, con monsieur Louis Vuitton e Milano non poteva certo rimanere indietro.
Alla pelle si aggiunsero altri materiali, come cristalli, argento e sete, ma la vera onda d'urto della moda, che ancora oggi mantiene la sua forza, ci fu negli anni Settanta, quando la maison passò sotto la guida di Miuccia Prada. Anche lei, proprio come fecero Mario e Martino sperimentò tra i vati materiali, scegliendo il nylon industriale per borse e accessori.
Poco dopo, il sodalizio creativo e professionale con l'imprenditore Patrizio Bertelli trasformò la bottega meneghina in un colosso internazionale.
Negli anni Ottanta si aprì un altro capitolo, quello del prêt-à-porter che però non abbracciò lo sfarzo a volte eccessivo di un decennio fatto di esagerazione estetica. Al contrario Prada mantenne un certo rigore, tra forme essenziali e fumature sobrie, quelli che - in fondo - proprio nel 2026 sono quelli più amati, sia nell'abbigliamento, sia nel make up, che tende sempre di più a colori non colori, neutri e naturali.
Il minimalismo continuò anche negli anni Novanta, sicuramente un decennio meno caotico, almeno dal punto di vista della moda, rispetto a quello precedente.
Il resto è storia, una storia che si può ripercorrere in Galleria Vittorio Emanuele II, da lunedì a domenica, dalle 10 alle 20 (qui le prenotazioni).
Di Paola Popa