Focus900 al Museo del Novecento di Milano con Agnetti, Castellani, Adami, Cavaliere, Del Pezzo, Piccoli e Tadini

Vincenzo Agnetti, Focus900 al Museo del Novecento di Milano Vincenzo Agnetti, Focus900 al Museo del Novecento di Milano
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Martedì06Ottobre2026

Il Museo del Novecento presenta tre nuovi appuntamenti di FOCUS900, il programma di approfondimento dedicato ai protagonisti e alle esperienze più significative dell’arte italiana della seconda metà del Novecento. Attraverso una serie di focus espositivi realizzati in collaborazione con archivi e studi d’artista, il progetto propone nuove letture della collezione permanente, mettendo in relazione opere, documenti e contesti storici per costruire connessioni formali, concettuali e critiche.

Dopo gli approfondimenti dedicati a Grazia Varisco, Paolo Scirpa, Alberto Garutti e Bruno Munari, da martedì 6 ottobre 2026 il percorso prosegue nella Galleria Gesti e Processi, al quarto piano del Museo, con due focus monografici dedicati a Vincenzo Agnetti e a Enrico Castellani, e una sala con opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli ed Emilio Tadini. Tre percorsi differenti per linguaggi, poetiche e contesti storici, accomunati dalla volontà di rileggere alcune esperienze fondamentali dell’arte italiana attraverso il dialogo tra opere, materiali d’archivio e patrimonio museale.

Promossi dal Comune di Milano – Cultura e prodotti dal Museo del Novecento, i nuovi approfondimenti indagano figure e momenti che hanno contribuito in modo determinante alla definizione della cultura artistica italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta, offrendo al pubblico nuove prospettive di lettura su ricerche ed esperienze ormai entrate nella storia dell’arte contemporanea.

Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, dichiara: «I tre progetti che presentiamo oggi confermano la vocazione di FOCUS900 a proporre letture trasversali del patrimonio del Museo del Novecento, alternando focus monografici, riletture storiche e percorsi tematici capaci di mettere in relazione opere, archivi e contesti culturali differenti. Attraverso questi nuovi appuntamenti, il Museo rinnova il proprio impegno nella valorizzazione delle collezioni permanenti e nella costruzione di occasioni di studio e approfondimento dedicate alla storia dell’arte italiana del secondo Novecento».

Vincenzo Agnetti e la poesia

La sala monografica Vincenzo Agnetti e la poesia, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti e curata da Federica Boragina, è dedicata al ruolo assunto dalla poesia negli ultimi anni dell’attività dell’artista.

Fin dagli esordi Agnetti individua nella scrittura uno strumento privilegiato di indagine. Se nelle prime opere la parola assume spesso una funzione analitica e concettuale, negli ultimi anni della sua attività la dimensione poetica emerge progressivamente come principio generativo dell’opera. Nel testo Ai critici di poesia di musica (e) d’arte naturalmente del 1977, Agnetti riconosce la poesia come forza creatrice capace di trasformare il reale, attraverso il ricorso, senza distinzioni, alle parole e alle immagini.

Il percorso prende avvio dai celebri Feltri, superfici tessili sulle quali Agnetti imprime brevi componimenti poetici che evocano paesaggi, figure e stati mentali. In lavori come Ritratto di poeta e Paesaggio, entrambi del 1971, la parola non descrive l’immagine, ma la suggerisce, aprendo uno spazio ambiguo e fertile tra linguaggio e visione.

In Machiavelli 30 del 1978, progetto editoriale e sonoro, fotografie tratte dalle opere dell’artista dialogano con un lungo testo poetico e con la sua lettura, dando vita a una struttura unitaria nella quale arte e poesia coincidono. La relazione tra fotografia e scrittura ritorna in Riserva di caccia, dove tre vedute di paesaggio sono accompagnate da un breve componimento dedicato al rapporto tra desiderio e istinto predatorio.

Con Le Stagioni del 1980, appartenente alla serie delle Photo-graffie, a entrare in gioco è anche il gesto: il graffio sulla carta fotografica annerita fa emergere forme e segni che evocano il ciclo naturale, accompagnato dalla poesia I Dicitori.

Chiude il percorso Lucernario del 1981, progetto rimasto incompiuto e ritrovato nello studio dell’artista dopo la sua scomparsa, fino ad oggi esposto in una sola occasione. Fotografie, bozzetti e frammenti superstiti testimoniano le nuove possibilità espressive che Agnetti stava esplorando negli ultimi mesi della sua attività e lasciano intravedere scenari poetici destinati a rimanere sospesi.

Il focus delinea così il ritratto di un artista capace di attraversare discipline e linguaggi differenti: nelle sue opere la parola non è uno strumento di descrizione, ma una forza capace di produrre immagini, stabilire relazioni e aprire nuove possibilità di conoscenza.

Enrico Castellani e le superfici a rilievo è invece il progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani che indaga uno dei nuclei fondamentali della ricerca dell’artista, concentrandosi sulle opere con cui, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, Castellani supera la tradizionale concezione del quadro come superficie destinata alla rappresentazione e trasforma la tela in un luogo capace di dialogare con la luce e con lo spazio.

Formatosi tra Bruxelles e Milano, Castellani sviluppa un linguaggio rigoroso e immediatamente riconoscibile, fondato sulla variazione, sulla ripetizione e sul ritmo. Le sue tele monocrome, modificate attraverso una struttura di chiodi e centine collocata dietro la superficie, si animano di rilievi e depressioni: il quadro perde la propria immobilità, reagisce alla luce e cambia continuamente in relazione allo spazio e allo sguardo dell’osservatore.

Il percorso prende idealmente avvio dal 1959, anno in cui Castellani realizza la prima Superficie nera a rilievo e dà avvio a una ricerca che porterà avanti per oltre cinquant’anni, mantenendone invariati gli elementi essenziali: la superficie, la luce, il ritmo e la ripetizione, sperimentandone ogni volta nuove possibilità.

Nelle due Superfici bianche del 1969 e del 1971, la diversa disposizione dei rilievi modifica il ritmo della tela e il modo in cui la luce si distribuisce sull’opera. Lo stesso principio ritorna su scala più ampia nei tre elementi della Serie rossa del 1997, che rafforzano il rapporto tra il lavoro e lo spazio circostante. Spartito, concepito nel 1969 e qui presentato nella versione del 2004, è una scultura composta da fogli di carta sovrapposti, nella quale la ripetizione dà origine alla forma e al volume. A questa apertura verso materiali e soluzioni differenti appartengono anche Superficie argento e Superficie angolare cromata, entrambe del 2009.

Inserito nel percorso permanente del Museo del Novecento, il focus riunisce opere realizzate nell’arco di quarant’anni e ricostruisce l’evoluzione del lavoro di Castellani, dalla superficie della tela alla scultura, fino alla progressiva espansione dell’opera nello spazio. La selezione colloca questo percorso nel quadro delle ricerche maturate tra Italia ed Europa dalla fine degli anni Cinquanta, quando una nuova generazione di artisti mette in discussione gli strumenti e i confini della pittura. Ne emergono la radicalità e la coerenza di una ricerca fondata sul rigore formale e sulla sperimentazione, che ha contribuito all’affermazione internazionale dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

Il focus Adami, Cavaliere, Del Pezzo, Piccoli e Tadini indaga il ruolo di Milano come laboratorio della contemporaneità negli anni Sessanta e Settanta. Sono gli anni del boom economico, della diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e della crescente influenza della cultura industriale e pubblicitaria: un nuovo paesaggio visivo con cui gli artisti si confrontano, elaborando linguaggi autonomi che, pur in dialogo con le coeve esperienze internazionali, mantengono un carattere profondamente legato alla realtà culturale italiana.

Punto di partenza del percorso è la storica mostra che, nel novembre del 1965, inaugurò lo Studio Marconi. Valerio Adami, Emilio Tadini, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano, riuniti in quell'occasione, danno vita a ricerche profondamente differenti, accomunate dalla necessità di misurarsi con il presente e con l'impatto crescente delle immagini prodotte e diffuse dalla società dei consumi.

La varietà di queste ricerche emerge con immediatezza nelle opere esposte. Nei dipinti di Valerio Adami, tra cui Il caso della cameriera di buon cuore e La vasca, contorni netti, campiture piatte e colori intensi trasformano oggetti e interni quotidiani in scene sospese. In Scala cromatica di Lucio Del Pezzo, colore, geometria e scultura si dispongono secondo un equilibrio rigoroso, con continui richiami al gioco e all’assemblaggio. Emilio Tadini intreccia invece pittura, letteratura e immagini della cultura di massa: in Magasins Reunis, ispirato al mondo dei grandi magazzini, i manichini della pittura metafisica convivono con figure popolari come Superman. Il racconto assume una dimensione più apertamente narrativa nelle opere di Alik Cavaliere dedicate alle avventure di Gustavo B., personaggio immaginario attraverso il quale lo scultore mette in scena incontri, sentimenti e visioni. In Figura seduta, Bobo Piccoli riduce invece la figura a pochi segni essenziali, affidando alla materia pittorica il movimento e la tensione dell’immagine.

Più che l'adesione a un linguaggio comune, a unire questi artisti è uno sguardo rivolto alle trasformazioni del proprio tempo e la volontà di superare le tradizionali distinzioni tra cultura alta e cultura di massa, memoria e attualità, sperimentazione e tradizione. Le loro opere raccontano una scena artistica capace di assorbire le sollecitazioni del presente e di rielaborarle attraverso ricerche individuali.

Attraverso opere e documenti provenienti dalle collezioni del Museo e dal Centro Artistico Alik Cavaliere, il focus restituisce così il clima culturale di una Milano attraversata da relazioni continue tra arte, design, editoria, architettura e comunicazione, nella quale gallerie, artisti e intellettuali contribuiscono alla costruzione di nuovi linguaggi e di nuove forme di interpretazione della contemporaneità.

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