Aeroporto di Genova, Piero Righi: «Si tornerà a viaggiare. Siamo pronti». Intervista al direttore generale

Aeroporto di Genova, Piero Righi: «Si tornerà a viaggiare. Siamo pronti». Intervista al direttore generale

Genova - «L'Aeroporto di Genova non si è mai fermato. Voli di linea? Riduzioni intorno al 90%. Ora ci prepariamo a una fase transitoria. Cambierà il modo di viaggiare, ma siamo pronti a ripartire». A ribadirlo è Piero Righi, direttore generale del Cristoforo Colombo dal 2018. Il traffico aereo è sostanzialmente bloccato, e si attendono le parole del Premier Giuseppe Conte per entrare nella Fase 2 dal 4 maggio. Come si viaggerà? Distanza di sicurezza sugli aerei e mascherina obbligatoria saranno le misure più probabili in Italia. Poi ci sono le compagnie aeree, che dovranno adattarsi a queste limitazioni. Abbiamo intervistato Piero Righi, parlando di presente, futuro e altri aspetti legati all'Aeroporto come i lavori di ampliamento, collegamenti con la città, voli dell'estate e l'arrivo del nuovo ponte di Genova. L'obiettivo è tornare a crescere aumentare il bacino dei passeggeri, sull'onda degli anni precedenti.

Direttore, come intende muoversi l'Aeroporto di Genova? «Rispetto ad altri settori della vita sociale ed economica, noi non ci siamo mai fermati, perché siamo un elemento di connettività essenziale. Il Colombo è nella lista di aeroporti che dovevano obbligatoriamente operare 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Altri scali italiani, come Linate, Firenze e Ciampino, sono rimasti chiusi. Siamo stati tra i primi a introdurre misure di mitigazione del rischio molto importanti, come misurare la temperatura a tutti i viaggiatori, in entrata e in uscita. Quindi, in attesa di vedere cosa dirà il Governo sulle restrizioni per il Covid-19, siamo già attrezzati. Abbiamo anche realizzato una serie di dispositivi, come quelli di protezione sui banchi ceck-in, oltre alla sanificazione degli ambienti. Ai passeggeri diciamo che siamo pronti alla riapertura».

Si tornerà a viaggiare? E come? «Oltre alle misure di sicurezza all'interno della struttura Aeroporto, bisogna vedere quali limitazioni ci saranno a bordo dei vettori. Lì, le distanze sono molto più ridotte. Più che le implicazioni a terra, bisogna capire quali saranno quelle in cabina. Come trascorreranno i passeggeri le ore di volo? A preoccupare molto di più è proprio questo aspetto. Ma ci sarà un ritorno graduale alla normalità».

Sarà un'estate un po' diversa... «Sicuramente, dovremo valutare molte variabili. Però, tutte compagnie aeree hanno in vendita i biglietti da fine maggio. La situazione, ovviamente, è da monitorare. Non sono escluse modifiche se ci saranno restrizioni troppo forti o un basso riempimento dei voli. Occorre valutare, oltre all'offerta, anche la domanda. Ma rimango ottimista per una ripresa del traffico, almeno quello domestico. La situazione è un po' più complessa per i voli internazionali. Occorrerà attrezzarsi».

Conte ha parlato della campagna Viaggia in Italia. Fondamentale, quindi, il rapporto con Volotea. «La ripresa parte da vettori e operatori che hanno base qui a Genova: Alitalia svolge un servizio anche in queste settimane con il volo per Roma, mentre Volotea che collega molte destinazioni in mediterraneo e Italia ripartirà per l'estate (nel 2020, da Genova, ci sono 20 collegamenti, ndr). Questo sarà il traffico che riprenderà con maggior vigore, almeno così ci auspichiamo».

Direttore, easyJet ha abbandonato il Colombo (non confermando le rotte per Londra Luton, Berlino, Manchester, Bristol e Amsterdam) e Ernest Airlines è un po' in difficoltà. Pensate a nuove collaborazioni? «In questo momento l'approccio è prudente. Bisogna osservare tempi e modalità di ripresa del traffico aereo. Si potranno valutare nuove destinazioni dal 2021, quando dovrebbe riprendere la crescita. Il 2020 sarà un anno difficile, e tutto dipenderà da vincoli, restrizioni e dall'approccio a un "nuovo" trasporto aereo. Partiamo da chi viaggia per lavoro o per visitare i parenti, e ha delle esigenze importanti. Per le altre tipologie di viaggio, ci sarà un ritardo nella ripresa. Si tratta di un periodo transitorio, con le persone che si dovranno abituare a viaggiare in modo diverso, con abitudini differenti. Ma non dobbiamo perdere l'ottimismo».

Quanto è costato questo stop al Cristoforo Colombo? «Il traffico di passeggeri, di fatto, si è fermato. Per i voli di linea, gli aeroporti hanno avuto una riduzione anche superiore al 90%. L'impatto economico è drammatico, ma temporaneo. Tutto questo a fronte della necessità di mantenere aperto e operativo lo scalo, che per noi è un grosso sacrificio. Abbiamo offerto un servizio pubblico essenziale alla regione, rimanendo aperti per voli sanitari, Canadair, voli della protezione civile, di rimpatrio dei croceristi e per l'arrivo a Genova dei medici impegnati nella lotta al Coronavirus. Oltre alla rotta per Roma, attiva per i lavoratori e chi ha necessità di spostarsi. Parliamo di grosse perdite, ma questa fase transitoria non fa testo».

Nel frattempo, il Cristoforo Colombo è interessato da importanti lavori di ampliamento. Sono confermati nonostante l'emergenza? «Sono già partiti, oltre a quelli di ammodernamento. Alla fine del 2019 è stato aperto un cantiere, ancora in corso, per migliorare viabilità esterna e parcheggi. In programma anche i lavori per l'adeguamento e smistamento dei bagagli e di ampliamento dell'aerostazione, che è in fase di approvazione presso l'Enac, e il cui avvio è previsto a fine 2020».

Poi c'è il discorso legato al collegamento Genova-Aeroporto: il cosiddetto progetto Gate. «Questo è un intervento più complesso. La nuova fermata ferroviaria Aeroporto-Erzelli, con una stazione apposita per accedere in aeroporto, è opera a carico di Rfi, e ha tempi più lunghi. Il progetto prevede anche le cabinovie di collegamento con la collina degli Erzelli e l'aeroporto. Il nostro obiettivo è l'allargamento del bacino di passeggeri, e la futura stazione ferroviaria diretta rappresenta un collegamento molto più efficace. Ci vorranno un paio di anni. Ricordiamo ch è già stata inaugurata la passerella che collega la stazione di Sestri Ponente al Colombo, oltre al servizio FlyBus».

In questo momento difficile, il settore Cargo diventa ancor più importante? «Questo è un elemento che ritorna di grande attualità, perché tutte le limitazioni che toccano le persone non riguardano le merci e il loro traffico, ad esempio quello corrieristico. L'aeroporto di Genova dispone di strutture di rilievo per questo tipo di mercato: capannoni e magazzini, con celle frigorifere. Ma queste sono attività che non possono essere sviluppate solo dall'Aeroporto. Si tratta di un settore molto specifico, per cui servono collaborazioni e operatori specializzati. La partita è aperta».

Ultima domada, il nuovo Ponte di Genova è quasi ultimato. Quanto ha inciso la tragedia sul traffico aeroportuale? «Mi auguro inauguri il prima possibile. Nel 2018, siamo stati il primo scalo italiano per crescita, nonostante il tragico crollo del Morandi. Con il 2019, sono stati anni molto brillanti, al di sopra di ogni aspettativa. Non ne abbiamo risentito direttamente, ma penso che abbia accusato più la città a livello di immagine. Il fatto che un'opera così imponente e importante sia stata costruita in breve tempo, rappresenta un bel salto di qualità per Genova. Però, non nascondo che alcuni vettori abbiano avanzato qualche riserva per la "penalizzazione" del ponte: i tempi di percorrenza si sono allungati. Sicuramente, l'apertura sarà un beneficio anche per noi».

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