Marina Genova, ecco SeaBin: il cestino cattura plastica per un mare più pulito

Attualità Genova Marina Genova Aeroporto Mercoledì 27 marzo 2019

Marina Genova, ecco SeaBin: il cestino cattura plastica per un mare più pulito

© Fabio Liguori
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Genova - C'è chi con ironia lo chiama acchiappa-plastica, chi invece preferisce chiamarlo digestore di rifiuti. Il suo vero nome è SeaBin, il cestino del mare, un dispositivo semplice ma estremamente utile, capace di raccogliere oltre 500 chilogrammi di rifiuti plastici dispersi nel mare, comprese microplastiche e microfibre.

La buona notizia è che il piccolo SeaBin, che raccoglierà circa 500 kg di plastica all'anno, è pronto a liberare dalla plastica anche lo specchio d'acqua della Marina di Genova a Sestri Ponente: si tratta del quinto dispositivo collocato nel Mar Ligure e il secondo a Genova. Dietro l'ingresso di SeaBin alla Marina di Genova c'è l'azienda LifeGate in collaborazione con Coop Liguria, insieme per ridurre l'inquinamento da plastiche nei mari

Un gesto simbolico e concreto da parte di Coop, che ha aderito alla campagna PlasticLess promossa da LifeGate in collaborazione con Polaru Marine. La lotta all'inquinamento da plastica per Coop parte dai prodotti e arriva ora al mare: con l'installazione di SeaBin alla Marina di Genova, sono 5 in totale i piccoli bidoni aspiraplastica nel Mar Ligure: gli altri si trovano a Varazze, a Santa Margherita Ligure, a Portofino e al Museo del Mare di Genova.

Ma come funziona SeaBin? A spiegarlo è Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate: «PlasticLess è il progetto lanciato da LifeGate per occuparsi della plastica nel mare. Il nostro obiettivo è duplice: da una parte aiutiamo le aziende a diventare plastic-free e dall'altra aiutiamo l'ambiente liberandolo dalla plastica. La tecnologia di SeaBin è efficace ed efficiente: si tratta di un vero e proprio cestino, del peso di circa 20 kg, ancorato alla banchina che, galleggiando a pelo d'acqua, cattura i rifiuti che incontra, mentre una piccola pompa espelle l'acqua filtrata. È in grado di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette, pompa fino a 25mila litri di acqua marina all'ora e necessita di interventi minimi di svuotamento e pulizia. Alla Marina di Genova il cestino viene posizionato nel punto di accumulo, dove le correnti e il vento portano naturalmente i rifiuti. Entro l'estate 2019, puntiamo a portare 40 installazioni di SeaBin in Italia e in Europa, in particolare nel Regno Unito, in Francia in Spagna e in Grecia».

«Il progetto di LifeGate alla Marina di Genova è solo un piccolo tassello all'interno di un progetto più ampio, ma è un tassello significativo - racconta Valentina Peri, responsabile marketing di Marina Genova - SeaBin è un dispositivo concreto nella pulizia del nostro specchio acqueo e si inserisce molto bene nel progetto di ampliamento dei servizi di Marina Genova, soprattutto all'interno della sua politica di sensibilzzazione per il territorio e salvaguardia del mare».

«La scelta di collocare SeaBin a Sestri Ponente - commenta il Presidente di Coop Liguria Francesco Berardini - è molto coerente, perchè è un territorio nel quale la cooperazione è da sempre molto radicata e dove ha sede il nostro Centro Regionale di Orientamento ai Consumi, che progetta e organizza tutte le attività didattiche, divulgative e di sensibilizzazione promosse dalla nostra Cooperativa, molte delle quali proprio a sfondo ambientale». Soddisfatto del progetto anche Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop: «Abbiamo accolto favorevolmente la proposta di collaborazione con LifeGate. Ci piace pensare di lasciare un segnale della nostra presenza nella città di Genova e siamo contenti di come questo segnale vada nella direzione giusta, ovvero fare un ulteriore gesto per migliorare l'ecosistema marino».

«Il problema non è la plastica, il problema è l'uomo - sottolinea Simone Molteni di LifeGate - Stiamo utilizzando male la plastica, un materiale utile per pochi minuti ma che, se disperso nell'ambiente, impiega anni per deteriorarsi e scomparire. Abbiamo due soluzioni per impedire che ciò accada, ma dal momento che avere in Italia leggi concrete in materia appare essere oggi ancora troppo complicato, la soluzione al momento più efficace è quella di dialogare con i brand che sensibilizzino sull'argomento e che vogliano portare avanti questo percorso per la salvaguardia dell'ambiente e del mare».

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