Teatro Genova Teatro Carlo Felice Giovedì 27 settembre 2018

An American in Paris al Carlo Felice, il musical apre la stagione 2018/19

Contenuto in collaborazione con il Teatro Carlo Felice

Genova - Venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 20, il Teatro Carlo Felice di Genova inaugura la stagione 2018/19 di Opera, Musical e Balletto con la prima messa in scena italiana di uno spettacolo di grande successo internazionale: An American in Paris (fino al 21 ottonbre), musical play in due atti su musiche di George Gershwin. Prodotto originariamente a Broadway da Stuart Oken, Van Kaplan e Roy Furman attraverso uno speciale accordo con Elephant Eye Theatrical & Pittsburgh Clo e il Théâtre du Châtelet di Parigi (dove ha debuttato trionfalmente nel 2014), il musical ha spopolato negli Usa e a Londra, aggiudicandosi 4 Tony Award, gli Oscar del teatro.

Il Teatro Carlo Felice, in collaborazione con WEC World Entertainment Company, lo presenta al suo pubblico in un nuovo, sfolgorante allestimento con la regia e le scene di Federico Bellone (apostolo del musical in Italia) e le coreografie di Fabrizio Angelini. Insieme a loro, una affiatata squadra di lavoro ormai da anni consacrata al musical. Il cast è composto infatti dalle punte di diamante italiane nel campo del musical, genere che non necessita solo di bravi interpreti, ma di artisti poliedrici in grado di cantare, recitare e ballare: Giuseppe Verzicco, Marta Melchiorre, Simone Leonardi, Tiziano Edini, Alice Mistroni, Donatella Pandimiglio, Mimmo Chianese, Marco D’Alberti, Annamaria Schiattarella.

La qualità dell’allestimento e la bravura degli interpreti, tuttavia, non sono le uniche attrattive di questa originale e coraggiosa inaugurazione di Stagione del Teatro Carlo Felice: anche l’operazione in sé è singolare e affascinante.

Gershwin compose An American in Paris nel 1928, dopo un soggiorno nella capitale francese a lungo desiderato: Parigi, per lui, era una città artisticamente e culturalmente mitica, la capitale della musica moderna dove vivevano e lavoravano Ravel e Stravinskij, i compositori che idolatrava. Pensò l’opera come un poema sinfonico di una ventina di minuti che descrive la passeggiata di uno scanzonato turista americano tra le strade trafficate della ville lumière; un brano solo strumentale, dunque, basato su un fischiettante walking theme, stagliato sul paesaggio dei suoni e dei rumori cittadini (i famosi clacson dei taxi che si sentono all’inizio), e su un malinconico blues che, all’americano in viaggio di apprendistato nella vecchia Europa, rievoca la patria lontana. Ma Gershwin per primo era consapevole di aver composto, in realtà, una musica narrativa, che tendeva ad andare al di là di se stessa, potenzialmente teatralizzabile, tanto che definì la partitura un «balletto rapsodico».

Con il suo consueto fiuto, Hollywood sviluppò lo spunto drammaturgico implicito nella musica e nel 1951 la Metro-Goldwyn-Mayer produsse Un Americano a Parigi, film-musical vincitore di 8 Oscar, regia di Vincente Minnelli, protagonisti Gene Kelly e una esordiente Leslie Caron. La sceneggiatura (di Alan Jay Lerner) trasformava in una trama articolata la semplice situazione di partenza che avevo ispirato a Gershwin la musica: un pittore americano, Jerry Mulligan, cercando fortuna nella Parigi dei primi anni ’50 insieme a un amico connazionale, Adam Cook, pianista talentuoso ma squattrinato, trova l’amore in una giovane orfana di guerra francese, Lise Buovier. Il film era un triplice inno alla libertà, alla voglia di sognare e alla riconciliazione internazionale ritrovate dopo la tragedia collettiva della Seconda Guerra Mondiale. Ed è appunto quello spirito del film di ieri che il musical di oggi, su libretto di Craig Lucas, vuol far rivivere.

Oltre al poema sinfonico originario e a brani dal Concerto in Fa per pianoforte orchestra, il musical comprende molte altre musiche di Gershwin, praticamente tutte le più celebri canzoni scritte in coppia con il fratello Ira, autore dei testi:I Got Rhythm, The Man I Love, Liza, ’S Wonderful, Shall We Dance?, But Not For Me, I’ll Build a Stairway to Paradise, They Can’t Take That Away from Me. I songs sono cantati in lingua originale, mentre i dialoghi recitati sono tradotti e adattati da Alice Mistroni e Claudio Zanelli. Sul podio, a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, il suo Direttore Principiale Ospite, Daniel Smith. Maestro del Coro, Francesco Aliberti. Repliche fino al 21 ottobre.

«An American in Paris aprirà la stagione 2018/2019 del Carlo Felice all'insegna della felicità - dice Daniel Smith, direttore principale ospite del Carlo Felice - oggi più che mai, Genova ha bisogno di sorridere e questa produzione fa al caso suo: una produzione brillante e ricca di musica. E poi questa è la prima volta nella storia di American in Paris in una nuova versione, con un'orchestra al completo. Ma non solo: ci saranno balletti, diversi stili di danza e colori». 

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