Il lutto si addice a Elettra: l'inizio di stagione 2025-2026 del Teatro Nazionale di Genova, fra tragedia greca e contemporaneità

Il lutto si addice a Elettra ©Federico Pitto Il lutto si addice a Elettra ©Federico Pitto

Genova, 08/10/2025.

Sabato 11 ottobre alle ore 19.30, l'inaugurazione della stagione 2025/2026 del Teatro Nazionale di Genova parte da un titolo fondamentale, Il lutto di addice a Elettra, considerato un capolavoro del teatro del Novecento.
In prima nazionale lo spettacolo debutta al teatro Ivo Chiesa, come da tradizione in prossimità della data-simbolo per Genova del 12 ottobre.

Davide Livermore, direttore del TNG, sceglie il capolavoro di Eugene O'Neill, nella nuova traduzione di Margherita Rubino, in continuità con un percorso che dopo l'Orestea lo ha portato a scandagliare le eterne fragilità umane, a latitudini ed epoche storiche diverse, passando anche per Il giro di vite, della scorsa stagione.

«Il testo di O' Neill non è una semplice riscrittura dell'Orestea», afferma Livermore, «ma è una creazione totalmente nuova che si compie aderendo perfettamente alla propria contemporaneità. Un classico che si riverbera ancora oggi ben oltre il Novecento. Un affresco familiare, un viaggio affascinante e inquietante tra mito archetipico e moderna psicoanalisi, tra dramma borghese e tragedia».

Questo titolo di apertura della stagione è anche una dedica ideale allo spettacolo che quasi trent'anni fa (stagione 1996 97) debuttò a Genova, con la regia di Luca Ronconi, a dieci anni dalla sua scomparsa. «In quella edizione Elisabetta Pozzi, tra le più grandi attrici della sua generazione interpretava Lavinia e oggi, come in un gioco di specchi e riverberi, interpreta il ruolo di Christine allora interpretata da Mariangela Melato», sottolinea Livermore.

In scena, con Elisabetta Pozzi, una compagnia composta da Paolo Pierobon, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, Carolina Rapillo e Davide Niccolini. La scena, a cura dello stesso Livermore, è un'ambientazione onirica che evoca le prospettive sghembe dei film di Wiene o Hitchcock, mentre i i costumi che richiamano la fine degli anni Quaranta sono di Gianluca Falaschi, le luci di Aldo Mantovani e la regista assistente è Mercedes Martini. Le repliche proseguono fino a domenica 26 ottobre.

Inoltre, sono in programma anche una serie di iniziative collaterali, come Raccontando Elettra: cinque dialoghi intorno a il lutto si addice ad Elettra, nel foyer del Teatro Ivo Chiesa, dall'8 al 23 ottobre, ore 17.30 Ecco l'elenco completo:

  • mercoledi 8 ottobre, A tu per tu col regista. Il regista Davide Livermore racconta lo spettacolo Il lutto si addice ad Elettra insieme a Margherita Rubino e Andrea Porcheddu.
  • martedì 14 ottobre, 1996: Il lutto si addice ad Elettra Alessandro Tinterri in dialogo con Elisabetta Pozzi
  • mercoledì 15 ottobre, Narrare il lutto da Eschilo a O'Neill, La compagnia de Il lutto si addice ad Elettra incontra il Professore Walter Lapini e Margherita Rubino, traduttrice del testo
  • mercoledì 22 ottobre, Viva per sempre. La morte nella storia dell'arte, della musica e del teatro Dialogo tra Giacomo Montanari, Assessore alla Cultura del Comune di Genova, Luigi Giachino, Direttore del Conservatorio Nicolò Paganini e Andrea Porcheddu, dramaturg del Toeatro Nazionale di Genova
  • giovedì 23 ottobre, La geografia del cordoglio. Storie di necrologi e di vite. Dialogo tra Michele Brambilla, direttore del Secolo XIX, Maurizio Barabino, amministratore Unico A. Se.F. e il musicologo Massimo Arduino 

Oltre a questi incontri, anche appuntamenti dedicati a Luca Ronconi, fra visioni e parole, nel foyer del Teatro Ivo Chiesa, dal 14 ottobre al 18 novembre, ore 17.30:

  • martedì 14 ottobre, 1996: ll lutto si addice ad Elettra Alessandro Tinterri in dialogo con Elisabetta Pozzi
  • martedì 28 ottobre, 1993: L'affare Makropulos. Eliana Quattrini in dialogo con Vittorio Franceschi
  • martedì 4 novembre, 2001: Quel che sapeva Maisie, un racconto a cura di Livia Cavaglieri
  • martedì 11 novembre,  2004: La centaura. Silvana Zanovello in dialogo con Antonio Zavatteri, Roberto Alinghieri e Sara Cianfriglia
  • martedì 18 novembre, 2011: Nora alla prova. Eugenio Buonaccorsi in dialogo con Orietta Notari, Irene Villa e Barbara Moselli

Tutti gli incontri sono arricchiti da contributi video degli spettacoli con la regia di Luca Ronconi.

«L'operazione di O'Neill è stata geniale», commenta Livermore. «Fondare il teatro contemporaneo americano partendo dalla più grande trilogia della storia, che ancora ci parla di noi, in modo potente, di drammi e traumi familiari, anche a chi crede di non averne. Siamo tutti coinvolti. La Tragedia non è qualcosa di immoto, si muove e si adatta in maniera plastica alla contemporaneità in cui viene riscritta. Duemilacinquecento anni dopo O'Neill non può non constatare che, nel permanere degli elementi tragici, la società è cambiata. Il senso collettivo oggi non è più rappresentato dalla polis, ma dall'individuo. Ciascuno deve illuminare personalmente la propria strada, essere tribunale di sé stesso. Nella tragedia di O'Neill, la psicoanalisi freudiana si sostituisce alla presenza degli dèi. E allora quel senso di giustizia assoluto, divino, cui tendeva il tribunale descritto da Eschilo, viene sostituito dal cammino verso un senso di responsabilità personale, che deve sorgere in ogni spettatore. Questa è la catarsi de Il lutto si addice ad Elettra: l'indignazione, il rigore morale, la coerenza e quindi il senso di azione che deve scaturire concretamente nella vita di ogni uomo. Pensiamo anche al coro, tanto potente nella tragedia classica: O'Neill prova a mantenerlo, ma non è più un coro che commenta, non è più la collettività che giudica moralmente gli eventi. Quel che resta, come spesso accade nella nostra società, è poco più che un chiacchiericcio. L'Ottocento della fine della guerra di Secessione, in cui è ambientato il dramma di O'Neill, perde i contorni e diventa storia amplificata e esasperata. Abbiamo tolto la caratterizzazione storica a favore di quella psicologica dei personaggi mettendo il fuoco, sulla storia, le parole e l'interpretazione degli attori per uno dei migliori cast che ho avuto nella mia vita. Fatto non solo di nomi, ma di nomi che calzano perfettamente ai personaggi. Non posso non partire da Elisabetta Pozzi: con lei attraversiamo trenta anni di teatro italiano. Questo suo passaggio dal ruolo di figlia, che interpretava nell'edizione di Ronconi, a quello di madre, mi commuove, perché è una grandissima interprete che dà prova, per l'ennesima volta, di una militanza e di un'adesione totale alla vita teatrale. E trovo bellissimo il passaggio di testimone Melato-Pozzi e ora Pozzi-Gennari. Di Linda Gennari, in questi anni, stiamo assistendo all'ingresso in una maturità interpretativa, dopo averla vista in Orestea, Grounded, Maria Stuarda, Il viaggio di Victor. Il comparto degli uomini, poi, è semplicemente formidabile. Paolo Pierobon mi ha incantato per la capacità unica di passare dal teatro al cinema portando sempre un valore assoluto di qualità, che incarna con grande sapienza. Stessa cosa posso dire di Marco Foschi. Il suo Orin Mannon è straordinariamente sensibile, inquieto, dolente, febbrilmente nevrotico. Poi Aldo Ottobrino, interprete fantastico, il suo è un Adam Brant disperato, sensuale. E sono orgoglioso dei due giovani, Carolina Rapillo e Davide Niccolini. Il modo in cui affrontano Ezel e Peter è la conferma della straordinarietà non solo passata, ma presente e futura della Accademia Mariangela Melato del Teatro Nazionale di Genova».

 «Il lutto si addice ad Elettra cancella, nell'opinione di tutti, i vent'anni di precedenti esperimenti di O'Neill e di una teatralità americana varia e incerta tra farse patriottiche o plot western. Si fatica a ricordare quello che sta prima del lutto, perfino gli stessi drammi dello stesso autore» , dichiara Margherita Rubino, che si è occupata della traduzione e dell'adattamento del testo.  «Il lutto è quello che avvia l'autore verso il premio Nobel (1936). Non vi è dubbio quindi che O'Neill ricalchi i tre drammi di Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi) con tre pièces (il ritorno, L'agguato, L'incubo) animato dalla precisa volontà di proporre sé stesso come il vero fondatore di un teatro statunitense. I nomi di tre protagonisti ricalcano vistosamente quelli greci, il coro dei fedeli della reggia di Agamennone torna nella forma narrativa di dialoghi tra comprimari, tornano anche gli incubi di Oreste. Le azioni dei personaggi sono le stesse. Il sentire no. I nostri sono personaggi del Ventesimo secolo, penetrati da Freud e dal primo Jung, ossessionati dalla prima pagina all'ultima, in un crescendo che attanaglia chi legge e chi assiste, in sequenze che lasciano senza respiro. Il finale di Orestea è potente, la storia di Oreste si dilata a rappresentare quella dell'Uomo e della Storia. Il lutto ha pur esso una sua grandiosità, semplicemente si tratta qui delle storie di singoli, che un giudizio lo affrontano anche loro. Non è autoanalisi, è il non poter sfuggire a quegli infiniti granelli di sabbia che in Spettri di Ibsen, come nell'amato Strindberg rappresentano il passato, la colpa  e che - in Pirandello - sono i volti da maschera che si mettiamo e di cui le didascalie di O'Neill sono ricchissime. La nostra trilogia regala personaggi inediti, il cui spessore amriva dal continuo scavo reciproco. Avvia allo stesso tempo all'uso teatrale di una lingua essenziale, aggressiva, distruttiva, arma vincente di pièce famose come Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee e del dialogare a ratica che fece la fortuna di David Mamet o Sam Shepard». 



«Dopo quasi trenta anni, torno a questo testo» , commenta Elisabetta Pozzi. «Ripenso, certo, a quell'esperienza che avevo vissuto interpretando il ruolo di Lavinia, la figlia. Perché quello spettacolo, quel personaggio fatto allora, è un ricordo vivo, rimasto nella memoria storica della mia vita d'attrice. Era una grande responsabilità, mi confrontavo con un'attrice come Mariangela Melato. L'approccio di Livermore fa si che affrontiamo O'Neill con un taglio quasi cinematografico, in una prospettiva metateatrale. Con Livermore siamo dentro la tragedia, lo dobbiamo essere fino in fondo, di lasciamo travolgere. In questa messa in scena emergono tutte le sfaccettature dei personaggi. tutti gli aspetti più neri e reconditi: la regia di Livermore, cosi potente, piena di suoni, musiche spettatori».

Main partner dello spettacolo è il Gruppo RINA, che conferma anche quest'anno il suo sostegno allo spettacolo di inaugurazione della stagione del Teatro Nazionale di Genova. 

A.Se.F. - sarà in scena con una inedita collaborazione tecnica. Infatti, A.Se.F. (azienda di onoranze e trasporti funebri del Comune di Genova) contribuisce all'allestimento de Il lutto si addice ad Elettra con alcuni complementi di scena (feretro e alcuni attrezzi).

Una menzione anche al logo olfattivo del TNG, Ivo, a cura di  Integra Fragrances e Malva Moncalvo,  che rinnovano la collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova.

Il lutto si addice ad Elettra e al Teatro Ivo Chiesa, da sabato 11 a domenica 26 ottobre. Domenica 12, 19 e 26 ottobre alle ore 16, martedi, mercoledì, venerdi alle 20.30, mentre giovedì e sabato alle 19:30. Lunedì riposo.

Info e biglietti allo 010 5342720 oppure inviando una mail a questo indirizzo, oppure alla biglietteria.

Da domenica 12 ottobre prosegue inoltre la convenzione tra il Teatro Nazionale di Genova e Palazzo Ducale in occasione della mostra Moby Dick. La balena. Storia di un mito dall'antichità all'arte contemporanea (negli  negli Appartamenti del Doge).  Un fil rouge che esalta la qualità del sistema-cultura di Genova nel suo complesso.

Da domenica 12 a domenica 26 ottobre chi deciderà di assistere alla rappresentazione teatrale e vorrà visitare la mostra avrà diritto a un biglietto ridotto (lo sconto naturalmente è valido anche nel caso si preferisse prima vedere l'esposizione dedicata al mito di Moby Dick). Venerdì 17 ottobre, inoltre, la grande balena bianca sarà protagonista anche del Concerto per Moby Dick, diretto da Pietro Borgonovo, a cura del Teatro Carlo Felice, in collaborazione con GOG - Giovine Orchestra Genovese (ingresso gratuito, alle 20.30, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale).

 

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