Addio a Gianni Berengo Gardin: è morto il fotografo che ha raccontato l'anima di Genova e dell'italia

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Il servizio funebre del celebre fotografo Gianni Berengo Gardin avverrà sabato 9 agosto. Si tratta di un trasporto diretto, con partenza dalle camere mortuarie dell'ospedale San Martino di Genova alle 11.15, per il cimitero di Staglieno. Lì il feretro sarà cremato e, successivamente, le ceneri verranno disperse in natura dai familiari. Non sono dunque previsti riti, né commemorazioni. L'arrivo a Staglieno è previsto intorno alle 11.30. Il servizio è operato da Asef del Comune di Genova.

Genova, 08/08/2025.

Ci ha lasciato a quasi 95 anni Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi maestri della fotografia italiana; un testimone instancabile del nostro tempo, con il suo sguardo sensibile e mai retorico.

Il ragazzo con la Leica, come amava definirsi, era nato a Santa Margherita Ligure il 10 ottobre 1930. Berengo Gardin ha immortalato in oltre sessant'anni di carriera l'anima e il cuore del nostro Paese: dai baci sotto i portici di Venezia, ai volti riflessi nei finestrini dei vaporetti, fino agli straordinari gruppi di famiglia contadine. Le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero perché il colore distrae, sono un racconto sociale profondo e toccante. Per questo, un altro gigante della fotografia mancato da poco, Sebastiao Salgado, lo ha definito «fotografo dell'uomo».

Berengo Gardin non ha solo raccontato l'Italia, ma ha incrociato spesso la sua arte con la nostra città, Genova. Come sottolineato dalla sindaca Silvia Salis in una nota di cordoglio, il fotografo era legato al capoluogo ligure da un affetto autentico: «Con il suo sguardo sensibile, acuto e mai retorico, Gianni Berengo Gardin ha saputo raccontare la storia dell’Italia – dalle trasformazioni sociali ed economiche del dopoguerra ai piccoli gesti quotidiani – con una coerenza stilistica e un rigore morale che lo hanno reso una figura unica nel panorama culturale internazionale».

«Le sue fotografie – prosegue la sindaca – Le sue fotografie, molte delle quali dedicate al nostro porto, alle strade, ai mestieri ormai scomparsi, ci restituiscono una Genova fatta di memoria e cambiamento, in cui l’identità collettiva si intreccia con lo scorrere del tempo. La mostra Storie di un fotografo (guarda qui la nostra video intervista a Gianni Berengo Gardin), che negli scorsi anni ha fatto tappa a Palazzo Ducale con un intero capitolo dedicato alla nostra città, è solo uno degli esempi più significativi di questo legame profondo. I suoi racconti in bianco e nero con la sua inseparabile macchina Leica resteranno immagini indelebili nell’arte e nella cultura del nostro Paese. A nome dell’amministrazione comunale e di tutta la città di Genova, esprimo il più sincero cordoglio per la sua scomparsa e la nostra riconoscenza per l’eredità preziosa che ci lascia».

Nel corso della sua carriera, Berengo Gardin ha collaborato anche con l'architetto genovese Renzo Piano, documentando con i suoi scatti i cantieri e le opere in giro per il mondo, un sodalizio che ha segnato gli anni '80. I suoi scatti, tutti rigorosamente analogici, sono un patrimonio prezioso che l'artista ci lascia in eredità.

La sua straordinaria avventura è nata quasi per caso, quando, durante la guerra, disobbedì all'ordine di consegnare la macchina fotografica di sua madre ai tedeschi e andò in giro a scattare foto. Da quel momento, ha documentato i grandi cambiamenti sociali del nostro Paese: i migranti alla Stazione Centrale di Milano, la contestazione giovanile, i manicomi (con i suoi scatti che lo avvicinarono a Basaglia), le risaie del Vercellese, fino all'ultima sua battaglia civile contro le Grandi Navi a Venezia. Un'arte instancabile che ha continuato ad affascinare il pubblico fino all'ultimo.

Le sue fotografie in bianco e nero resteranno immagini indelebili nell’arte e nella cultura del nostro Paese, testimoni di un'epoca e di un modo di guardare al mondo.

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