Gli Europe a Genova © Cruo Studio
Genova, 15/07/2025.
Migliaia di persone ieri sera si sono ritrovate sotto il palco dell'Axpo Arena al Porto Antico di Genova per il concerto degli Europe, la band svedese che esplose negli anni Ottanta. The Final Countdown è la canzone che probabilmente tutti conoscono ma questi cinque signori che ormai hanno superato i sessant'anni, Joey Tempest, John Norum, Mic Michaeli, John Leven e Ian Haugland, in realtà hanno alle spalle oltre quarant'anni di solida carriera.
Ieri sera, a più di 35 anni dall'ultimo concerto che li aveva visti protagonisti a Genova, sono tornati con l'energia del rock che, poco importa il passare del tempo, rimane sempre la stessa. La presenza vocale di Joey Tempest si fa sempre sentire, salvo qualche raro caso di accorgimenti che tutti i cantanti usano nei live, come qualche sparuto abbassamento di tono in alcuni passaggi, ma niente di troppo palese o inusuale.
Si parte subito col botto con i brani On Broken Wings e Rock the Night, al termine della quale Tempest saluta la platea genovese con un sonoro Belin, locuzione di casa nostra che viene utilizzata qualche centinaio di volte all'ora e che il frontman svedese ripeterà più volte durante la serata. Prova questa, se mai ce ne fosse stato bisogno, che basta trascorrere qualche ora qui a Genova per trasformarsi in autoctono, qualsiasi sia la propria origine.

Foto di Cruo StudioSu Carrie il pubblico canta a squarciagola, perchè su una ballad come questa, quello si deve fare. Il pubblico di questo concerto è stato spesso considerato dalla comunicazione come composto da boomer: Ciò non è corretto sotto molti punti di vista, perchè la platea degli Europe è prettamente fatta di persone appartenenti alla Gen X, di Millenial e - sorpresa - da ragazzi e ragazze che si possono collocare tra i membri della Gen Z, perchè le facce giovani ieri erano parecchie.
Non solo pezzi degli anni Ottanta, ma anche produzioni più recenti ieri sera, come War of Kings, brano del 2015, Last Look at Eden, uscito nel 2009 e Hold Your Head Up, singolo uscito solo due anni fa.
La tripletta Superstitious, Cherokee e - ovviamente - The Final Countdown è stata quella che ha fatto esplodere il pubblico divertito ed entusiasta. Il primo brano contiene uno degli assoli di chitarra più epici della storia dell'hard rock degli anni Ottanta, che ieri il chitarrista della band, John Norum, ha sfoggiato in una versione live che da decenni rimane uno dei momenti più attesi dei concerti. Norum non è un chitarrista propriamente dedito allo shredding, le note che escono dalle sue corde sono pulite e arrivano dritte allo stomaco, in alcuni casi con quell'epicità un po' nordica che si avvicina al progressive metal.
Cherokee è il classico pezzo pieno di energia, di quelli che solo le hard rock band del decennio 80-89 sapevano scrivere, che nella versione live, anche quella di ieri sera, non deludono mai. Che dire, poi, del gran finale? The Final Countdown segna il termine dei concerti degli Europe e qui la voce di Tempest, per niente stanca, ha portato il pubblico sul pianeta Venus, citato nella canzone.

Foto di Cruo StudioMenzione d'onore a Ian Haugland, batterista della band, che pesta sempre sulle pelli come se non ci fosse un domani. Di una simpatia e presenza scenica uniche, seduto là dietro, è il motore della band e fautore di quel sound unico che il gruppo di cinque signori svedesi porta in giro da oltre quarant'anni.
Speriamo di non doverne aspettare così tanti per rivederli a Genova. Questo ritorno è stato merito di Altraonda Festival a cui va il ringraziamento di tutti e di tutte, dai boomer alla Gen Z.
Di Paola Popa