© Ancila Mettekkatt
Genova, 11/07/2025.
Apre a Palazzo Ducale di Genova Jacopo Benassi Libero!, la mostra personale dedicata alla produzione più recente dell’artista fotografo, che raccoglie oltre cento opere realizzate negli ultimi sette anni di attività.
La mostra, curata da Francesco Zanot e allestita negli spazi della Loggia degli Abati dal 12 luglio al 14 settembre, fa il punto sulla ricerca più recente di Benassi, dal 2018 a oggi, concentrandosi sui passaggi fondamentali che lo hanno condotto allo sviluppo di un linguaggio personale, complesso e riconoscibile in cui si fondono fotografia, scultura, pittura, musica e performance.
Al centro del progetto espositivo il lavoro di decostruzione del corpo della fotografia e della visione fotografica. Attraverso una grande installazione che collega e intreccia tra loro oltre cento opere, tra le più celebri dell’artista e produzioni inedite, l’esposizione si interroga sul ruolo della fotografia oggi e sulla sua capacità di resistere e confrontarsi con il contemporaneo. Per Jacopo Benassi la fotografia non è infatti soltanto uno strumento di rappresentazione, ma principalmente di azione e trasformazione, e l’immagine di un dispositivo aperto.
Nel presentare i soggetti più caratteristici e ricorrenti del lavoro di Benassi, dai ritratti ai luoghi della musica underground, dai più banali oggetti del quotidiano ai frammenti della natura, la mostra riflette sul rapporto tra immagine, supporto e contesto, mettendo in discussione la priorità della prima rispetto a tutto il resto. È una questione di gerarchie (che vengono fatte a pezzi), contaminazione (utilizzata come strategia di emancipazione e conoscenza) e libertà. Nell’epoca in cui la fotografia raggiunge il massimo della sua diffusione e viene contemporaneamente minacciata da sistemi generativi di immagini fotorealistiche, Benassi risponde a questa contraddizione.
La mostra Jacopo Benassi Libero! ripercorre gli ultimi sette anni di ricerca dell’artista fotografo, in un percorso che ne svela l’intenso ed esteso lavoro compiuto con la fotografia e, soprattutto, sulla fotografia.
Jacopo Benassi dal 2018 inizia a combinare fotografie indipendenti e distinte tra loro all’interno di cornici doppie, triple e multiple che realizza personalmente utilizzando materiali di recupero. È il rifiuto della singola immagine come icona e della fotografia come pura immagine (immateriale). Qui non si può parlare di dittici, trittici o polittici, perché non si tratta di fotografie pensate per stare insieme, ma semmai di scontri, incontri, incidenti, più o meno violenti e deflagranti. Che i risultati appaiano sotto forma di combinazioni del tutto sensate o puri deliri semantici, sono sempre il frutto di azioni di disturbo: nei confronti di ogni specifica fotografia e di chi vorrebbe trovare al suo interno qualsiasi genere di conferma. Trionfo di corpi nudi e imperfetti, il lavoro di Benassi mette a nudo la fotografia stessa, svelandone l’impotenza.
Un’altra strategia di accumulazione è rappresentata dalla fotografia di una statua di cera di Hitler realizzata al Madame Tussaud di Londra appoggiata su un carrello e nascosta dietro una tale quantità di lastre di vetro da trasformare in un diaframma opaco lo stesso materiale che si utilizza per costruire lenti trasparenti. In un’altra opera Benassi sospende con una imbragatura a una gru da magazzino venti ritratti, tutti rivolti verso l’interno, in modo che non si veda alcuna immagine, ma solo il legno delle cornici e quello del telaio sul retro.
Nell’intenzione dell’artista di trasformare la fotografia in un oggetto fisico, si collocano le stratificazioni, una serie di opere che realizza dal 2022 sovrapponendo fotografie e dipinti, tenuti insieme da un sistema di cinghie e tensionatori. Qui il tema della molteplicità si somma a quello della cancellazione: dalla ipervisibilità di un mondo che Benassi ha sempre rischiarato con la luce di un flash si passa alla sua negazione. Eppure, non c’è contraddizione, perché Benassi ha sempre trattato la fotografia come gesto, evento, espressione di una volontà, prova di esistenza, al di là dell’immagine, spostando l’attenzione da ciò che si vede a tutto quello che sta intorno, sia dal lato dell’autore, sia dell’osservatore.
Le stratificazioni costituiscono il fulcro del percorso della mostra, evidenziando la necessità di Benassi di contaminare il proprio linguaggio con quello della scultura e dell’installazione, al punto di fare della stessa impurità (nel duplice senso di ibridazione e oscenità) uno dei soggetti principali. Fotografie allucinate si sovrappongono a quadri pseudo-romantici (a metà tra Turner e un film di Terrence Malick), calchi in gesso, brandelli di muro, pezzi di vetro e molto altro
ancora.
«Per me la fotografia è un passaggio per arrivare a fare altre cose: pittura, performance, musica..tutto - racconta Jacopo Benassi - La fotografia per me è tutto adesso e niente, perciò è diventata una cosa importante perché ci deve essere sempre, però è diventato un passaggio che mi porta anche in altri campi».
«Questa è una mostra che non segue un filo conduttore lineare e una narrazione unica. Le opere di questo periodo degli ultimi 7 anni sono in qualche modo accumulate, alternate tra di loro, quindi non c'è alcuna linearità, così come non c'è alcuna linearità nel lavoro di Jacopo stesso e le opere sono tutte, o meglio, in gran parte appoggiate a terra - spiega Francesco Zanot, curatore della mostra, che continua - abbiamo voluto in questo modo dare il senso di una mostra che si aprisse al pubblico appena prima che fosse finita. quindi le opere appese alle pareti per restituire quel senso di non finito di imperfezione che è parte del lavoro e della ricerca di Jacopo Benassi».
«Jacopo Benassi è un fotografo spezzino che sta ricevendo grande attenzione anche a livello internazionale. Abbiamo pensato che era giusto dedicargli in questo momento, diciamo, di passaggio, di visibilità, l'occasione di riguardare indietro al suo lavoro dal 2018 a oggi - racconta la direttrice del Palazzo Ducale Ilaria Bonacossa - l'artista ha portato moltissimi lavori, alcuni già in collezione private e alcuni nuovi creati durante la residenza di un mese che ha fatto a Palazzo Ducale organizzata insieme a BLU. E ha deciso di presentarli in questa modalità così un po' sospesa, in potenza, come prima di una mostra quando può ancora succedere tutto e le opere hanno ancora la loro energia trasformativa».
«L’esposizione Jacopo Benassi Libero! è un’occasione per riflettere sul ruolo della fotografia contemporanea, sulla sua capacità di oltrepassare i confini tradizionali e di diventare strumento di azione, trasformazione e sperimentazione – commenta Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova - Il ricco calendario di incontri collaterali,
workshop e performance sottolineano il ruolo della cultura come veicolo di dialogo, partecipazione e innovazione. Ringrazio gli organizzatori per aver reso possibile questa iniziativa, che conferma Genova come centro pulsante di creatività e ricerca artistica. Il bando ministeriale che ha permesso all'artista di avere fisica residenza negli spazi del
Ducale, propone un modello internazionale relativo alle residenze d'artista che restituisce ancora maggior valore al processo creativo e all'impatto con il contesto culturale del territorio. Invito i cittadini e i turisti a visitare la mostra di questo artista talentuoso e innovatore, per vivere un’esperienza di scoperta e confronto con l’arte contemporanea in tutte le sue forme».
Tra le opere inedite presentate in mostra, l’installazione fotografica Villa Croce, che chiude il percorso, è stata prodotta in occasione della residenza di Jacopo Benassi a Palazzo Ducale durante il mese di giugno. Dopo aver trasferito il suo studio da La Spezia al Museo, il fotografo ha lavorato a un progetto originale frutto di un processo di ricerca che ha attraversato la città e che ad essa si è ispirato. Al termine della mostra, l’opera sarà trasferita al Museo di Arte Contemporanea Villa Croce, dove entrerà a far parte della collezione permanente. Il progetto di residenza, concepito e organizzato da BLU - Breeding and Learning Unit di Genova, e curato da Laura Lecce, è stato sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso
dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Le opere di Benassi sono espansive, centrifughe, sfuggono in ogni direzione. Le cinghie che stringono insieme i diversi frammenti prendono il posto delle cornici, che a loro volta sono diventate parte delle opere, ma senza la stessa geometrica nitidezza. Diventate sculture, le fotografie di Benassi non appaiono semplicemente non-finite, ma precarie. É lo stesso attributo che si potrebbe utilizzare per descrivere la condizione della fotografia oggi, paurosamente in bilico tra realtà e finzione. Così anche l’allestimento di questa mostra rimanda a un passaggio intermedio: quello in cui le opere sono poggiate a terra prima di essere appese a parete e acquisire di conseguenza uno status di superiorità. È il passaggio prima della contemplazione, quando ogni elemento si trova ancora sullo stesso piano.
Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) è un artista e fotografo italiano. Attivo fin dagli anni Ottanta, ha iniziato la sua ricerca in ambienti legati alla musica underground, sviluppando nel tempo un linguaggio visivo personale e diretto, basato sull’uso del flash e su un’estetica cruda e istintiva. Il suo lavoro spazia tra fotografia, performance, pittura e installazione, mantenendo sempre un approccio intimo e materico. Ha partecipato a numerose mostre in musei italiani e internazionali come la GAM di Torino, il Museo delle Franciscaines a Deauville e il Centro Pecci di Prato. Ha pubblicato numerosi libri e fanzine. Vive e lavora a La Spezia.
Orari
da martedì a domenica, dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 19; lunedì chiuso.
Biglietti
Dal 12 al 31 luglio: intero 5 Euro; ridotto 3 Euro comprensivo dell’ingresso ai Saloni.
Dall’1 agosto al 14 settembre: intero 8 euro; ridotto 6 euro comprensivo dell’ingresso ai Saloni e alla Cappella


