Genova, 23/06/2025.
La prima volta che tornammo a Casablanca, la sensazione di libertà ritrovata fu immensa. Fu un grande sollievo immergersi di nuovo nel paesaggio sonoro materno, nella realtà sociale e culturale abbandonata qualche mese prima nella routine di una vita improvvisamente messa in pausa. È un momento in cui si interrompono le domande, soprattutto non hai più il fardello di rappresentare un'intera cultura. Mentre in Italia sei colui che si si sforza di farcela in Marocco. Se hai visto hai trattato come chi ce l'ha fatta.
Questo è un estratto dal libro Sono italiano, lo giuro, scritto da Simoahmed Kaabur, docente al Liceo Linguistico Deledda, consigliere comunale del Comune di Genova, fondatore dell'associazione Nuovi Profili, un'associazione che rappresenta nuove generazioni italiane della Liguria e membro fondatore, oltre che guida per due mandati del Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane: «Sono anche un papà e una persona che si si dà da fare all'interno della città dove è cresciuto».
Simohammed, Simoh per tutti e per tutte, classe 1981, nato a Casablanca, in Marocco, genovese e italiano. Tante sfumature, come ognuno di noi, ma con quel punto di vista proteso verso l'oltre, che probabilmente si acuisce quando da molto giovane, lasci tutto quello che era per te famigliare, per buttarti insieme alla tua famiglia, in un'avventura che può suscitare sentimenti contrastanti, dall'entusiasmo, alla paura, dal senso di vuoto a quello di opportunità, senza dimenticare quell'impressione di bilico, tra due o più culture, da una parte all'altra del Mediterraneo.
«Sono passato da una città di mare a un'altra città di mare e in qualche maniera, questo mi ha aiutato parecchio non appena arrivato», ci racconta Simoh. «La verità è che l'elemento mare per me è fondamentale, perchè alimenta fortemente la mia emotività, in senso positivo, ovviamente. La vista del mare mi fa stare bene, quindi arrivare a Genova e ritrovarlo lì mi ha dato molto conforto. Poi gli anni sono passati ed è cresciuto il mio attaccamento a questa città e alla sua gente. Una città dove certamente c'è una prima impressione di riservatezza che poi, nel tempo, diventa invece spazio di grande relazione umana e di vicinanza. Qui gli sguardi, a un certo punto, sono su di te, però non si limitano a guardare contorni o i connotati, ma guardano a quello che tu sei realmente, a quello che fai, a come ti comporti e anche la tua capacità di rappresentare Genova».
Sono italiano, lo giuro si può definire sicuramente un libro autobiografico: «Penso che si possa parlare anche di romanzo di formazione a cui ho aggiunto la mia prospettiva personale. Lo considero un po' anche come una sorta di mio manifesto personale, in riferimento al concetto di definirsi italiano, avendo un un'attenzione particolare a quella che è stata la mia esperienza all'arrivo da bambino in Italia, ma soprattutto nel procedere all'interno della scuola italiana. Tra le pagine del libro racconto tutte le figure che ho incrociato durante il cammino, a partire dai docenti, passando per i miei compagni e le mie compagne, non tralasciando nessuno, da chi si occupa della mensa, dell'amministrazione e gli operatori scolastici. Sono tutte figure ugualmente importanti, che sono chiamate in quello che si definisce processo di inclusione o integrazione, quelle sane, positive e aperte, con un'attenzione gli uni verso gli altri e non un'imposizione rispetto a una a un modello culturale».
Una scuola che ora lo vede dall'altra parte della cattedra, nel ruolo di docente di lingua araba e di Educazione Civica, materia importantissima e mai troppo studiata. «La possibilità, a scuola, di avere il rapporto con i ragazzi e le ragazze, mi permette di leggere la realtà rispetto alla loro percezione. Devo ammettere che insegnare in un liceo che ha questa sua dimensione internazionale, a cui si può sicuramente abbinare il concetto di interculturalità per me è uno step ulteriore», racconta Simoh.
«Nel mio percorso di prof è diventato ancor più evidente il fatto che chi ha un background migratorio è semplicemente una persona che viene percepita dai compagni e dalle compagne come coetaneo, nulla di più, nulla di meno, quindi come una persona che deve avere le stesse opportunità. Le generazioni più giovani sono generazioni che vivono la pluralità come un fatto di assoluta normalità».
Qual è, allora, il problema reale che si riscontra nei casi di razzismo? «Sono quei disturbi, quelle interferenze da parte di alcuni adulti e di un certo tipo di politica che invece continuano a tracciare delle linee di separazione. La verità è che gli unici elementi che devono definire il nostro sentirci italiani o italiane sono la capacità di fare proprio e di praticare quelli che sono i valori e principio costituzionale».
Prima di salutare Simoh, torniamo al principio per conoscere le immagini di quel giorno, in cui insieme alla mamma, ai fratelli e alle sorelle, ha lasciato Casablanca per arrivare a Zena: «Ricordo benissimo la mattina, sveglia presto, arrivo in aeroporto. Era la mia prima volta in un aeroporto, quindi potete immaginare l'emozione di un bambino nel salire su un aereo per la prima volta. Un bambino che vedrà il mondo da lontano, vedrà le nuvole e ci viaggerà attraverso!»
Poi l'arrivo a Roma e il papà lì pronto ad aspettarli, il primo viso conosciuto non appena arrivati: Da lì, tutti insieme, il viaggio in treno fino a Genova, la sera e due signori incontrati sul treno che, nella nostra difficoltà di esprimerci scelgono di comunicare con noi regalandoci dei disegni. Arrivati a Genova la mia prima immagine è quella dell'orologio della stazione di Brignole e la fermata delll'autobus che prendiamo per poi arrivare a casa. Noi piccoli non vedevamo l'ora di entrare in csa e di dirigerci verso non vedevamo l'armadio, perchè proprio lì nostro padre ci aveva promesso che ci sarebbero stati tantissimi giochi».
Immagini quotidiane, ricordi preziosi, che durante lo scorrere della vita possono perdere i contorni, ma che rimangono lì a ricordarci chi siamo.
Di Paola Popa