Un Otello al femminile? Lella Costa e Gabriele Vacis entrano nel dramma shakespeariano per parlare di diseguaglianza, femminicidio, patriarcato, maschilismo. Racconta l’attrice: «Succede con i grandi autori, soprattutto con Shakespeare: i loro testi, le loro storie, i loro personaggi sono, letteralmente, immortali. Continuano a parlarci, a stupirci; a volte ci aiutano perfino a capire chi siamo, cosa ci sta succedendo adesso. E quando incontri una di queste storie perfette in genere te ne innamori… è quello che è successo a Gabriele Vacis e a me. È quello che ci ha spinto a riportare in scena, dopo 24 anni, il nostro Otello, preservando la sostanza narrativa, ma modificando quelle parti in cui l’attualità, o meglio la contemporaneità, richiedevano un aggiornamento…
Se poi ci aggiungiamo una trama folgorante, il cui riassunto potrebbe sembrare una notizia di cronaca di oggi (un lavoratore straniero altamente qualificato, un uso doloroso e spregiudicato del linguaggio, un femminicidio con successivo suicidio del colpevole), allora ci rendiamo conto di quanto bisogno abbiamo di continuare a raccontare e ascoltare questa storia. Precisamente questa».
Aggiunge Gabriele Vacis: «Oggi sappiamo che quello non è amore. Non c’è mai amore quando c’è violenza e sopraffazione. E questo ce l’hanno insegnato le donne. Le più giovani in modo molto risoluto… Che Otello uccida Desdemona per amore, è un principio patriarcale. Proprio patriarcale, attenzione, non maschilista. Il patriarcato ce l’abbiamo dentro, in profondità… Perché la cultura occidentale, lo stesso continente in cui viviamo prende il nome da una ragazza, Europa, rapita dal patriarca per eccellenza, Zeus appunto. Raccontare Otello con Lella Costa significa provare a capire cosa possiamo fare, noi maschi, per emanciparci dall’umiliante condizione di oppressori cui siamo condannati dalla storia».