Un defibrillatore per la Cucina Popolare Genovese: la sala diventa più sicura

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Genova, 23/09/2026.

''Da oggi i nostri spazi sono più sicuri''. Parola di Marco Furnò, presidente della Cucina Popolare Genovese, riuscito esperimento di sostegno alle persone più fragili che, in Val Bisagno, ormai da cinque anni, serve settanta pasti al giorno grazie allo sforzo corale di 350 volontari e numerosi partner. La grande sala di via del Fossato, non lontano dallo stadio Luigi Ferraris, è stata dotata di un defibrillatore, uno strumento di primo soccorso di cui lo staff della Cucina popolare sentiva il bisogno.

Furnò spiega che «un defibrillatore, nel nostro specifico caso, non è un obbligo di legge. Noi siamo un ETS (ente del terzo settore, ndr), e non saremmo obbligati ad averne uno. Tuttavia abbiamo sentito la necessità di rendere più sicure le nostre aree, garantendo ai nostri ospiti un efficiente salvavita in caso qualcuno fosse colpito da un’aritmia cardiaca o, peggio, da un arresto cardiaco».

Alla presentazione del defibrillatore è intervenuto anche l'assessore comunale ai Servizi civici Emilio Robotti: «Questa è una struttura che sento particolarmente vicina. Anche io, per molti anni, ho fatto volontariato. Tra le altre cose, sono stato fondato e coordinatore per 13 anni dello sportello genovese di 'Avvocato di strada', che ha sede nei locali della comunità di San Benedetto al Porto».

Poiché la Cucina Popolare Genovese è interamente dipendente dai tesserati, dai volontari e dalle donazioni di enti pubblici e privati, anche il defibrillatore (un modello Philips Hearstart HS1) è stato oggetto di una donazione, in questo caso di Asef Srl, una delle aziende che da tempo sostengono la struttura della Val Bisagno.

«Tra noi vi è un rapporto consolidato: già in passato l'azienda aveva fornito strumenti professionali di potabilizzazione dell'acqua e di igienizzazione delle stoviglie e dei pavimenti - dice l'amministratore unico di Asef Paolo Scovazzi - Macchinari utili per gestire al meglio una struttura che ha un impatto sociale incalcolabile. Basti pensare che la rete creata dal presidente Marco Furnò e dal vicepresidente Aldo Milfa e dal socio e fundraiser Roberto D'Avolio conta, oggi, oltre 350 soci volontari e più di venti aziende e fondazioni. Servire dodicimila pasti all’anno, sani e nutrienti, a chi non può assicurarsi il sostentamento quotidiano, non è cosa da poco». Alcune delle persone che frequentano la Cucina Popolare Genovese vengono da un lungo percorso di marginalizzazione e, fisicamente, ne portano i segni. «Un defibrillatore ben utilizzato può fare la differenza ed evitare una tragedia» conclude Scovazzi.

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