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Giovedì 10 settembre 2026, alle 16, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi si tiene la conferenza pubblica dedicata ai 180 anni del Parco della Villa Durazzo Pallavicini. L'evento, inserito nel programma delle Trasformazioni Urbane 2026, intende celebrare la nascita, l'evoluzione e il complesso percorso di recupero di uno dei luoghi più affascinanti, unici e rappresentativi del patrimonio culturale genovese e nazionale.
Un'occasione per studiosi, appassionati e cittadini per riscoprire il passato, comprendere il presente e custodire il futuro di un vero e proprio capolavoro incastonato sulle colline di Pegli. Dopo gli interventi dell'assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari e dell'assessora comunale al Verde urbano Francesca Coppola, intervengono i professionisti che hanno legato la propria competenza alla salvaguardia del parco.
Fabio Calvi interviene sul tema 1846-2015: crescita, decrescita e nuove speranze, ripercorrendo la storia antica del parco, il clima culturale del Risorgimento, il legame con Michele Canzio e le affascinanti e controverse chiavi di lettura massoniche dell'epoca.
Silvana Ghigino racconterà invece 2016-2026: i 10 anni di una strana avventura, focalizzandosi sugli straordinari risultati ottenuti nell'ultimo decennio grazie a una virtuosa collaborazione fondata su un’ATI (Associazione Temporanea di Imprese) che unisce lo studio di progettazione storico, l'APS Villa Durazzo Pallavicini con i suoi volontari e la cooperativa sociale L'Arco di Giano.
Le conclusioni sono affidate a Giorgio Galletti (già direttore di Boboli e consulente del Ministero della Cultura per il PNRR parchi storici), che analizzerà il ruolo di Villa Pallavicini e l'unicità della sua esperienza di restauro nel panorama italiano della conservazione dei giardini storici.
Realizzato a Pegli tra il 1840 e il 1846 su progetto dell’architetto scenografo Michele Canzio per volere del marchese Ignazio Alessandro Pallavicini, il parco si estende su otto ettari di collina e si distingue nel panorama europeo per la sua struttura a "racconto teatrale". Un'esperienza unica che unisce botanica, paesaggio e suggestioni filosofico-esoteriche, articolata in un prologo, un antefatto, tre atti e un esodo finale tra laghi, cascate, edifici scenografici e inganni visivi. Riconosciuto come il Parco più bello d'Italia nel 2017 (categoria parchi pubblici), il complesso ha incantato nei secoli illustri visitatori da tutto il mondo, da Mark Twain alla principessa Sissi, fino a figure come don Orione.