Commemorazione del crollo del Ponte Morandi ©Paola Popa
Genova, 14/08/2026.
Genova, 14 agosto 2026: a otto anni dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi, questa è stata la prima commemorazione dopo la sentenza di primo grado nel processo ai colpevoli della catastrofe che è costata la vita a quarantatré vittime.
Alla commemorazione alla Radura della Memoria, sotto il nuovo ponte San Giorgio, dove un tempo sorgevano i piloni di quel ponte che tutti i genovesi e tutte le genovesi hanno percorso migliaia di volte prima di quella fatidica data del 2018, sono intervenuti abitanti del quartiere, autorità cittadine e parenti delle vittime.
Proprio tra queste spicca Egle Possetti, presidente del Comitato in ricordo delle vittime del Ponte Morandi, che dal 14 agosto 2028 non si è mai arresa e ha trasformato il dolore del lutto per la perdita della sorella Nadia, del marito e dei due figlioletti in una benzina che ha alimentato la lotta per la ricerca della verità.
«Abbiamo il giudizio di primo grado, un giudizio che - seppure non definitivo - rappresenta già un passo in avanti importante», dichiara Possetti. «Ora ovviamente attendiamo l'evoluzione del processo, ma è una pronuncia importante che prevede e individua precise responsabilità. La speranza è che questa tragedia rappresenti un cambio di passo, per fare in modo che l'attenzione, la cura e la manutenzione delle infrastrutture non sia più considerata con la stessa sciagurata leggerezza che ha provocato la tragedia del Ponte Morandi».
La commemorazione, come di consueto, si è tenuta alla Radura della Memoria: «Questo è stato il primo luogo in cui abbiamo ricordato i nostri cari, in attesa della costruzione del Memoriale 14 agosto 2018 (in via Argine Polcevera, 23r, ndr) e mi auguro che questo posto venga sempre più valorizzato, curato e che possa essere un angolo sicuro per chi lo frequenterà».
Presente anche il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, che ricorda i momenti immediatamente successivi alla tragedia e che puntualizza come il primo grado del processo ai colpevoli sia solo un passo, seppure importantissimo: «Mi auguro che l'anno prossimo, nel 2027, ci si possa ritrovare qui per la commemorazione ed avere almeno il secondo grado di giudizio di un processo che sembra ormai infinito. Quest'anno è un anno importante perchè non ci troviamo qui solo a commemorare le vittime, ma abbiamo cercato anche di portare avanti e di far approvare la legge che riconosce finalmente la figura di vittime di un evento catastrofico come quello del Morandi. Inoltre non dobbiamo dimenticarci del tema della riqualificazione di quest'area, supportata e finanziata dal governo. Mi auguto che sia da monito a chi verrà dopo di noi, per far sì che si ricordi che, nonostante i lavori di manutenzione sulle autostrade possano comportare disagi alla cittadinanza, salvino però delle vite. Tra qualche contrattempo e la possibilità concreta di salvaguardare la vita delle persone, io protendo per la seconda possibilità».
Presenta la sindaca Silvia Salis, che sottolinea l'importanza della memoria, ma che tiene anche a evidenziare le prossime azioni del Comune di Genova: «Credo che sia fondamentale fare una doverosa premessa. Il dolore delle famiglie non può essere equiparato a nessun danno e a nessun risarcimento materiale, ma quello che voglio dire oggi, come sindaca, è che Genova, come ente, chiederà i danni di immagine e patrimoniali per quello che ha subito. Il Comune quindi andrà avanti e tutto quello che otterremo, ogni singolo euro, verrà destinato a una grande opera di manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città».
Sul ruolo fondamentale della memoria, continua Salis: «La paragono ad un muscolo, è qualcosa che va addestrato, perché il tempo le è nemico, sbiadisce i ricordi e sta a noi, alle istituzioni con luoghi come la Radura o il Memoriale, portare avanti il ricordo, ma soprattutto il messaggio, che è quello di pretesa che ci sia una programmazione e una messa in sicurezza del Paese, che non ci sia uno scarico di responsabilità, ma il dovere di occuparsi del nostro presente e del nostro futuro».
«Queste sono date che rimangono scolpite nella storia, questa in particolare è scolpita nella storia di Genova», commenta Marco Bucci, presidente di Regione Liguria. «Non si possono dimenticare le quarantatré vittime, oppure le seicento persone sfollate e tutte le imprese e i cittadini che hanno sofferto dal punto di vista economico in due anni senza collegamenti cittadini».
«Il nostro territorio, in realtà tutto il mondo, ha bisogno di infrastrutture per sviluppare l'economia», conclude Bucci. «Ebbene, queste infrastrutture - sia per chi le costruisce e soprattutto per chi le deve successivamente utilizzare - non devono mai avere ripercussioni sulla vita delle persone. Questo è un monito che questa data porterà per sempre, è un faro non solo per la nostra città, ma, un po' come la nostra Lanterna, per tutti quelli che si dovranno occupare di infrastrutture».
Il tasto dolente di questa commemorazione è stata l'assenza di alte cariche del governo, che forse avrebbe dato un segnale forte di supporto, soprattutto ai parenti delle vittime, ma la cittadinanza non si è fatta intimidire dal caldo torrido di questo agosto 2026.
Tra questi, anche Vago, giovane rapper di Certosa che è salito sul palco della commemorazione per raccontare il suo ricordo. Quel giorno compiva vent'anni, ma il suo compleanno ormai è anche sinonimo di tristezza: «Quel giorno per me è stato un giorno diverso e da quel momento il suo significato è cambiato per sempre. La sera prima a mezzanotte avevo festeggiato con i miei amici, mi sono svegliato con questa notizia e il primo ricordo che ho è la figura di mio padre che piange dalla fiinestra. Quando mi sono affacciato mi sono reso conto che mancava un pezzo, del ponte, del quartiere, di Genova. Da quel momento, soprattutto per noi di Certosa e per quelli della mia età, è cambiata la percezione, ci siamo sentiti emarginati. Io sono molto legato al mio quartiere è spero che dopo tutta questa sofferenza venga sempre valorizzato sempre di più, perchè se lo merita».
Di Paola Popa