The Zen Circus ©Ilaria Magliocchetti
Genova, 08/07/2026.
Rock di pancia, ironia, testi crudi e voglia di non andare troppo per il sottile: se dovessimo riassumere in poche espressioni, queste probabilmente potrebbero essere le più giuste per descrivere The Zen Circus, per tutti semplicemente gli Zen Circus.
Calcano i palcoscenici da ben trentadue anni, da quel lontano 1994 in cui tutto ha avuto inizio a Pisa e a proposito di palchi, il gruppo di Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano Ufo Schiavelli suonerà a Genova mercoledì 22 luglio 2026, in occasione del Balena Festival, all'Axpo Arena del Mare al Porto Antico.
Abbiamo raggiunto proprio al telefono Ufo, per farci raccontare come sta andando questo Il Male Summer Tour: «Finora questa serie di live in giro per l'Italia ci sta dando parecchie soddisfazioni e non vediamo l'ora di tornare a Genova, città con cui ormai abbiamo un rapporto consolidato. Inoltre la cornice in cui ci esibiremo è veramente fantastica e quello genovese è un appuntamento che aspettiamo sempre con trepidazione. Il pubblico di Genova poi, puntualmente smentisce i luoghi comuni che lo vede musone e distaccato».
Il tour prende il nome dal nuovo album, Il male, uscito nel settembre 2025 a tre anni di distanza di Cari fottutissimi amici, arrivato nel 2022. Un lavoro discografico che ha avuto una gestazione piuttosto lunga: «In realtà in questo periodo abbiamo continuato a lavorare, indipendentemente dalla routine disco-live-disco-live. Ciascuno di noi ha dei progetti paralleli, ma come band abbiamo sentito di doverci prendere un attimo di pausa e di tregua da una produzione che era stata forse anche troppo eccessiva. Soprattutto durante la pandemia, mi sento di dire che forse abbiamo letteralmente buttato via un album. Ci siamo quindi presi il tempo materiale per creare, per tornare a registrare come ai vecchi tempi, riversando praticamente tutta la nostra energia in studio. Non eravamo neppure troppo sicuri di rispettare i tempi, ma effettivamente ogni volta che uscivano dalla sala prove usciva un pezzo nuovo. Registrando le nostre prove ci siamo resi conto che in realtà i pezzi stavano già in piedi da soli».
Il titolo dell'album, Il male è sicuramente un riflesso dei tempi che stiamo vivendo: «Abbiamo tirato fuori tre o quattro pezzi che avevano qualcosa in comune, come se tutti raccontassero un senso di malessere. Un tema talmente ricorrente che ci ha portato quasi naturalmente a scegliere questo titolo, semplice secco e conciso».
In questo ultimo lavoro degli Zen Circus, il male di cui sono intrisi i nostri tempi viene raccontato su più piani sovrapposti, dal personale al collettivo: «È un tentativo di raccontare questa sensazione in tutte le sue sfaccettature, di mettere l'Umanità e il Mondo su una specie di tavolo anatomico e sezionarlo, dal male più intimo e personale a quello di coppia, fino a quello che permea tutta la società. Abbiamo provato a non nasconderlo e nemmeno a rilegarlo alla dimensione metafisica, come se ci fosse piombato sulla testa da chissà dove. I riferimenti al contemporaneo di certo non mancano, come in un brano che io definisco molto ironico, dal titolo Novecento. Siamo abituati a ripensare a quel secolo prendendo in considerazione gli anni Ottanta di Star Wars e Pacman, ma in realtà è stato terribile, pieno di fatti storici inquietanti che però sembrano quesi ritornare. È un secolo che si è comportato così male che se dovesse trovarsi a scuola, probabilmente dovrebbe ripetere l'anno».
A proposito di ritorni, in questo caso però positivi, nell'ultimo lavoro degli Zen Circus è chiara la voglia di tornare a suonare senza troppe sovrastrutture tecnologiche: «Non lo abbiamo programmato, siamo perfettamente consapevoli - e anche felici - che oggi ci siano tanti modi di fare la musica, che talvolta basti avere un Mac per creare, non siamo dei puristi, però ci è sembrato bello riproporre una versione più nuda, magari con più imperfezioni, senza metronomi o allineamenti eccessivi, per riscoprire quell'ingenuità che avevamo all'inizio, questa volta però rivestita dell' esperienza che ci portiamo addosso».
Se si parla di inizio, o comunque di tempi passati, la domanda nasce spontanea, citando Andate tutti affanculo, titolo dell'album uscito nel 2009 e quindi ci chiediamo chi mandavano a fanculo gli Zen Circus all'epoca e chi vogliono mandare a fanculo oggi: «Prima di tutto noi stessi, perché quando hai il dito puntato, sicuramente ce ne possono essere almeno altri tre contro di te. Per quanto riguarda invece il mondo che ci circonda direi anche in questo caso gli stessi di quasi vent'anni fa. Possono cambiare i nomi, le facce, gli slogan, ma sono sempre gli stessi di prima, con il consenso di tutti noi, in un circolo continuo».
Il concetto di malessere, quindi, continua a ripresentarsi, su piani sovrapposti, come dice Ufo e questo ci ha dato il la, sempre per rimanere in ambito musicale, per la penultima domanda. Se gli Zen Circus di oggi dovessero incontrare in un piano parallelo quegli degli inizi, gli suggerirebbero di fare o non fare qualcosa?
«No, no deve essere tutto una sorpresa. Gli errori e i passi fatti con incoscienza ci hanno forgiati, sono caratteri distintivi della band, se avessimo avuto degli avvertimenti non saremmo quelli che siamo»
Se si parla di caratteri distintivi, uno di quelli di questo gruppo è sicuramente rappresentato dall'essere sanguigni e ironici, due caratteristiche che in tempi di politically correct forse sono più difficili da tenere a bada: «È tutto molto controverso, c'è una forte autocensura, ma si invoca anche il diritto di essere delle merde, in un mondo pieno zeppo di personaggi che si spacciano per liberi pensatori. Costruire una dialettica è diventato difficilissimo».
Gli Zen Circus però non si fermano e prima di salutarci, Ufo ci dà una piccola anticipazione sul futuro della band: Vedo altri dischi e tanti, tanti, tanti live, sempre più live».