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Genova, 27/05/2026.
Continua il nostro viaggio nei proverbi genovesi. Questa volta, la nostra attenzione è rivolta al detto ''Lomelìn o l'à avèrto o pòrtego'' (tradotto in Lomellini ha aperto il portone). Siamo nel centro di Genova, in uno dei luoghi culturali più simbolici della città: Palazzo Ducale. Ma perché questo riferimento a Lomellini? A cosa si riferisce l'apertura del portone?
A spiegare questa massima locale è Franco Bampi de A Compagna nel suo libro Proverbi Genovesi. «Questo detto, che si dice quando accade qualcosa di eccezionale, ha per fondamento un preciso episodio storico. Siamo nel dicembre del 1746: il giorno 5, Balilla scagliò il fatale sasso e il giorno 10, a seguito del voto fatto a N.S. di Loreto in Oregina, i piemontesi e gli autriaci (che occupavano Genova) vennero cacciati dalla città. Fuori da Genova, i tumulti continuarono ancora per molto e le popolazioni del genovesato vennero sottoposte a ritorsioni e vendette da parte dell'invasore in ritirata».
«In questo clima, il giorno 14 gennaio del 1747 si diffuse la voce che i nemici stavano avanzando dalla Bocchetta. Il popolo si recò in massa in piazza Nuova (ora Matteotti) a chiedere armi. Aveva con sé un cannone che venne puntato contro Palazzo Ducale. Scese allore in piazza il patrizio Giacomo Lomellini, accetto e caro a tutti, che, aperto il portone, cercò di dissuadere i tumultuanti dal proseguire nella loro rivolta. Ma alcuni non intendevano desistere e volevano a ogni costo dar fuoco al cannone. Allora, il Lomellini si lanciò davanti al cannone dicendo 'Se sparerete, la palla dovrà colpire il mio petto prima del pubblico palazzo!'. Di fronte a tale coraggio e a tanta risolutezza, il popolo si ritirò e i più facinorosi furono arrestati. Questo episodio è raffigurato nel bassorilievo della loggia di palazzo Gavotti in via San Lorenzo 5».
Questo detto genovese significa, in senso letterale, che si sta celebrando un evento del tutto eccezionale e inaspettato. Tuttavia, i genovesi lo utilizzano perlopiù in modo ironico: viene pronunciato quando qualcuno cerca di far passare per un'impresa eroica un'azione che in realtà è del tutto ordinaria o priva di vero coraggio. Col tempo, l'atto di audacia del nobile è entrato così nel folklore locale, diventando una metafora perfetta per smorzare i finti eroismi.