La carta non dimentica: con Amiu e Comieco il rifiuto si fa futuro

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Contenuto in collaborazione con AMIU Genova

Genova, 13/04/2026.

Ha fatto tante vite, la carta. È stata lettera, giornale, scatola di scarpe, quaderno delle elementari, imballaggio per un trasloco. A volte solo un foglio su cui qualcuno ha annotato qualcosa di urgente e poi dimenticato. Arriva sempre un momento in cui sembra finita: il foglio viene accartocciato, il cartone si piega e va in un angolo. E invece è lì che comincia qualcosa di nuovo.

La raccolta differenziata di carta e cartone è una delle storie più riuscite - davvero riuscite - economia circolare in Italia. Non è uno slogan da campagna di sensibilizzazione: è una filiera industriale solida, monitorata, che negli anni ha trasformato quello che buttavamo via in una materia prima concreta. A coordinare tutto questo è Comieco, il consorzio che gestisce il recupero e il riciclo degli imballaggi cellulosici a livello nazionale.

I numeri, per chi li vuole, sono eloquenti. L'Italia ricicla circa il 90% degli imballaggi in carta e cartone immessi sul mercato, una delle percentuali più alte in Europa. Dietro questa cifra ci sono milioni di gesti minuti e ripetuti: una scatola piegata, un giornale buttato nel posto giusto, un cartone della pizza che - quando è pulito - finisce dove deve finire. Messi insieme, questi gesti diventano tonnellate di materiale che ritorna in circolazione. Il percorso è abbastanza lineare.

Carta e cartone raccolti in modo differenziato arrivano agli impianti di selezione, vengono separati dalle impurità e preparati per le cartiere. Lì vengono sminuzzati, mescolati con acqua e trasformati in pasta di cellulosa rigenerata.

Da quella pasta, dopo i passaggi di raffinazione necessari, escono nuove scatole, nuovi fogli, nuovi imballaggi. In molti casi il ciclo può ripetersi fino a sette volte, finché le fibre non perdono resistenza. Non è un miracolo: è quello che sa fare la cellulosa quando la si lascia lavorare. Quello che però rende interessante questa storia è che la filiera non regge da sola.

Funziona perché è un sistema: cittadini, comuni, gestori dei rifiuti e industria del riciclo che si muovono - più o meno - nella stessa direzione.

Il ruolo di Comieco è assicurare che il materiale raccolto nelle città abbia sempre uno sbocco industriale e non finisca nel vuoto. Il consorzio stipula accordi con i comuni e con i gestori per garantire il ritiro e sostenere economicamente la raccolta, in modo che quella carta nei contenitori non sia solo un rifiuto in attesa ma entri nel mercato delle materie prime seconde. Come in tutte le filiere, però, la qualità fa la differenza.

Carta e cartone devono arrivare agli impianti il più possibile privi di contaminazioni: scatole piegate, nessun sacchetto di plastica nel contenitore della carta, cartoni della pizza puliti o anche poco unti (ma senza residui di cibo) nella raccolta differenziata della carta; carta oleata o plastificata esclusa dalla raccolta.

Per quanto riguarda gli scontrini, quelli riciclabili sono riconoscibili da quello che trovate scritto sul retro dello scontrino stesso. Sono piccole cose, ma distinguono un materiale facilmente riciclabile da uno che crea problemi a valle.

C'è poi un aspetto che vale la pena notare. La carta è uno dei pochi materiali che reggono bene la trasformazione ripetuta senza perdere del tutto la propria identità. Un foglio nasce da un albero, diventa libro, poi scatola, poi cartone ondulato, poi di nuovo foglio. Non è solo riciclo nel senso tecnico del termine: è una continuità di usi che attraversa decenni.

La raccolta differenziata della carta, alla fine, funziona meglio quando smette di essere un gesto consapevole e diventa semplicemente quello che si fa. Quando nessuno ci pensa più perché è diventato ovvio, come spegnere la luce quando si esce.

Il risultato, però, è concreto: meno rifiuti, meno materie prime vergini estratte, meno energia consumata, industria che vive di recupero. E una scatola che, invece di finire in discarica, torna a fare la scatola.

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