Perché a Genova il fruttivendolo si chiama besagnino? Storia e curiosità

Detti e curiosità genovesi

Mercato Orientale di Genova ©Visitgenoa Mercato Orientale di Genova ©Visitgenoa

Genova, 18/02/2026.

Se a Milano si va dal fruttivendolo e a Roma dal fruttarolo - o verdumaro -, a Genova si va dal besagnino (in origine erbivendolo, ovvero venditore di erbaggi). Ma da dove nasce questo termine così radicato nel nostro quotidiano e cosa racconta della storia della Superba?

Il termine deriva direttamente dalla Val Bisagno, la zona che per secoli è stata l'orto di Genova. Prima dell'urbanizzazione selvaggia, le sponde del torrente Bisagno erano distese fertili di orti e frutteti che rifornivano tutta la città. Fino alla Foce, la zona era un'area prevalentemente agricola, caratterizzata da orti, casette, pescatori e lavandaie, fino all'inizio dell'Ottocento e ancora per buona parte del XIX secolo e prima della trasformazioni in quartiere urbano.

E il 'besagnino' era, originariamente, colui che proveniva dalla Val Bisagno per vendere i propri prodotti nei mercati genovesi. Col tempo, la parola ha perso la connotazione geografica per indicare genericamente il rivenditore di frutta e verdura, indipendentemente dalla sua provenienza o dal quartiere in cui si trova la bottega.

Curiosità e pillole di storia

Un tempo, il besagnino doc non portava solo merce fresca, ma era il custode di sementi antiche. È grazie a loro se varietà locali come il basilico genovese DOP o i piselli di Lavagna hanno mantenuto un ruolo centrale nella cucina locale. Nonostante l'italianizzazione e il dialetto genovese che pian piano va perdendosi, a Genova è più facile (soprattutto in centro storico) sentire qualcuno dire 'vado dal besagnino' piuttosto che 'vado dal fruttivendolo'. Rappresenta un atto di identità, un modo per ribadire l'appartenenza a una cultura gastronomica precisa.

Ancora oggi, molti negozi storici genovesi mantengono l'insegna o il modo di fare tipico di chi, un tempo, caricava i carretti all'alba per scendere verso il centro cittadino. Se volete fare i raffinati, ricordate che il besagnino non vi vende solo "insalata", ma vi consiglia il prebuggiun (mix di erbe spontanee) per preparare i pansoti.

Orto e torrente Bisagno: il detto genovese

Tratto dal libro di Franco Bampi 'Proverbi Genovesi'. Rende ciù 'na fàccia bónn-a che 'n òrto in Bezàgno (tradotto 'Rende più una faccia buona che un orto in Bisagno'). Il Bisagno è noto per gli orti che una volta sorgevano sulle sue ampie rive, al punto che i rivenditori di verdure sono detti 'bezagnin'. Tanta è la fama di questi orti da essere immortalati in un proverbio per insegnarci che un po' di sfacciataggine può essere meglio di una buona rendita.

Il Bisagno, torrente alluvionale che attraversa Genova fino alla Foce, quando s'arrabbia sono guai. Sandro Patrone ricorda la terribile alluvione del 1970 nella poesia "O Bezagno, a l'8 d'òtobre do 1970", pubblicata nel 1986 all'interno della raccolta A-o borgo chinn-o.

Così descrive l'onda di piena: ''E lê co-in crîo de trón o pónta i pê, o se îsa, cómme imatîo o s'asbrîa sponciàndo avànti a secciùmma da sò bócca. Òrbo da-a raggia no gh'è ciù chi l'afèrma; e o brûzze, e o còre, o l'arubàtta çéppi, traversinn-e de pónti, prîe, ruménta, scciapàndo tùtto, vèrso a libertæ vèrso o mâ, dóv'o çèrca respîo''. Traduzione. (E lui con un urlo di tuono / punta i piedi, si alza / come impazzito si avventa / spingendo avanti la schiuma della sua bocca. / Cieco dalla rabbia / non c'è più chi lo fermi; / e muggisce, e corre e fa rotolare ceppi, / traversine di ponti, pietre, spazzatura, / spaccando tutto, / verso la libertà / verso il mare, dove cerca respiro).

Di Andrea Sessarego

Argomenti trattati

Newsletter EventiResta aggiornato su tutti gli eventi a Genova e dintorni, iscriviti gratis alla newsletter

-->