I miei stupidi intenti al Teatro Gustavo Modena

Gabriele Paolocà e Michele Altamura - teatronazionalegenova.it Gabriele Paolocà e Michele Altamura - teatronazionalegenova.it
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DA Martedì21Aprile2026
A Domenica26Aprile2026

Da martedì 21 a domenica 26 aprile al Teatro Gustavo Modena - Teatro Nazionale Genova (piazza Gustavo Modena 3 ) è in scena  I miei stupidi intenti per la regia di Michele Altamura e Gabriele Paolocà.

Un romanzo sorprendente, vincitore del premio Campiello 2022, del giovanissimo Bernardo Zannoni. Una compagnia affiatata e superpremiata, VicoQuartoMazzini, composta da trentenni. Ecco gli elementi che fanno di I miei stupidi intenti un appuntamento da non perdere.

Il romanzo è una favola nera, in cui le grandi domande sull’esistenza si specchiano nello sguardo di un animale. Narra la storia di Archy, una faina: tradirà la sua natura, abbandonerà la sua normale vita di stenti e bestialità per cercare il senso della vita e Dio, proprio come un essere umano. Acclamato dal New York Times, tradotto in Europa e in America, il romanzo – edito da Sellerio – avvolge il lettore in una narrazione profondissima e poetica, spingendolo a confrontarsi con alcune domande eterne: cosa ci libera dallo stato animale?  Cosa fa superare le passioni più basse per elevarci a un animo più alto e libero? Qual è la verità?

Michele Altamura e Gabriele Paolocà, fondatori e anime della compagnia VicoQuartoMazzini tornano a confrontarsi con la letteratura italiana dopo il bel successo, ben 4 premi Ubu nel 2024,   raggiunto con l’adattamento per il teatro del cupo e intenso romanzo La ferocia, di Nicola Lagioia. Affermano i due registi-attori: «Tradurre sulla scena l’universo estetico evocato da Zannoni ci è sembrato stimolante. Il contesto in cui fa abitare la sua parola, in modo tagliente e talentuoso, apre a possibilità narrative dal sapore ancestrale e al contempo iper-innovativo, che ci spinge a cercare un approccio registico inconsueto, altrettanto perturbante. La necessità – concludono Altamura e Paolocà – di rimettere il Teatro al centro del discorso pubblico combacia con l’urgenza di affrontare temi legati al presente e alla violenza dei suoi cambiamenti: come gli animali di questo romanzo, che cercano Dio e poi lo rifiutano, che si sognano uomini e poi preferiscono restare bestie».

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