foto di scena ©Ivan Nocera - teatronazionalegenova.it
Da martedì 21 a giovedì 23 aprile, al al Teatro Ivo Chiesa - Teatro Nazionale Genova (Piazza Borgo Pila, 42), l'appuntamento è con Le anime morte, spettacolo di Peppino Mazzotta, tratto dall'opera di Nikolaj Vasil’evič Gogol’.
«Nikolàj Vasil’evic Gogol’ nasce nel 1809, la prima edizione delle sue Anime morte è datata 1842, ma l’opera sembra adattarsi perfettamente al nostro presente», scrive il regista Peppino Mazzotta, presentando questa edizione italiana di Anime morte.
«È un classico della letteratura e perciò non stupisce se, come diceva Calvino, non finisce mai di dire quello che ha da dire. Bisogna però ammettere che continua a parlarci anche perché, in materia di imbroglioni, corruttela e avidità, nulla sembra essere mai cambiato, in quasi due secoli. L’eroe del romanzo Gogoliano è un certo Pavel Ivànovic Cicikov, funzionario pubblico. Gogol ci tiene a farci sapere che non è un uomo virtuoso. Cicikov è quindi un mascalzone. Un prototipo umano che si rigenera continuamente, in ogni tempo e modello sociale. Un burocrate truffaldino, il cui stato di servizio sembra tratto dalla peggiore cronaca politica e giudiziaria della nostra attualità, animato da una forza centrifuga che lo spinge verso la scalata sociale e lo obbliga a un pellegrinaggio infinito. Ma, attenzione, dovesse capitarvi di incontrarlo, ne ricavereste una buonissima impressione, potreste solo dire che è un brav’uomo, una persona perbene, gentile, affabile e piena di decoro. Questa simpatica canaglia è il bisturi con cui Gogol’ fa l’autopsia all’umanità, una tragicomica e grottesca galleria di personaggi straordinari con un’intera tavolozza di vizi e meschinità che sono manna per la scena».
Affidato a un cast sontuoso, in ogni caratterizzazione o ruolo, questo Anime morte ha riscosso un bel successo, al suo debutto la scorsa primavera. A tal proposito, ne ha scritto il critico napoletano Giulio Baffi: «Divertente come fosse una favola appena un po’ truce, colorata come un gioco di fantasioso design contemporaneo, ridicola per improbabilità vissuta da un gruppo di strampalati personaggi messi alla berlina per abbondanza di avida stupidità provinciale».