Legge divina, diritto e diritti: ultimo appuntamento con Roberto Mazzola

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Giovedì05Febbraio2026
Evento terminato

Giovedì 5 febbraio 2026, a Palazzo Ducale alle ore 17.45, nella sala del Munizioniere, è in programma l'ultimo appuntamento di  Legge divina, diritto e diritti, dal titolo Chiesa e Stato, fedeli/infedeli e sudditi/cittadini nel contesto cristiano cattolico, con Roberto Mazzola (Diritto ecclesiastico e Diritto interculturale, Università del Piemonte Orientale).

La connessione e l’intreccio fra legame religioso e istanze e istituzioni di giustizia risalgono agli albori della civiltà umana e hanno alimentato sviluppi, differenziazioni e approfondimenti fecondi, ma hanno prodotto anche frizioni dolorose e drammatiche che vediamo riacutizzarsi proprio ai nostri giorni.

Fra i tratti più sgomentanti del paesaggio mondiale contemporaneo spiccano la messa in discussione e il tendenziale sgretolamento dello Stato di diritto; fenomeni di crisi che si manifestano anche nei contesti delle democrazie liberali (non solo occidentali) che in passato proclamavano e sembravano sforzarsi di incarnarlo.

Il ridimensionamento del valore intrinseco del diritto come ordinamento regolatorio (a livello nazionale, sovranazionale e internazionale) e la correlativa compressione dei diritti (civili e politici, sociali e culturali) delle persone (intese come singoli e come comunità) si impongono come problemi cruciali che vanno esaminati con attenzione e affrontati con lucidità.

Un aspetto rilevante di questa crisi del diritto è il suo collegamento con un rinnovato (certo spesso pretestuoso) richiamarsi alle fonti “rivelate” del diritto e della morale, alle convinzioni più intransigenti delle fedi, alla necessità di difendere la base religiosa unificante delle comunità di riferimento.

In tutte le parti del mondo operano e si affermano movimenti e regimi che si appellano alla superiorità di una certa legge divina rispetto alla legislazione e giurisdizione umana (“secolare”) per scardinare le istituzioni giuridiche universalistiche (per esempio disconoscendo l’indipendenza della magistratura e imbrigliando o negando la libertà di espressione) ovvero per legittimare prescrizioni discriminatorie, se non addirittura per giustificare aggressioni militari o violenze terroristiche.

È necessario, perciò, tornare a riflettere sul processo di crescita culturale che ha portato a sganciare sempre più le istituzioni statali da quelle delle comunità religiose, anche per garantire a tutti i cittadini e a tutte le associazioni autonomia e libertà interna ed esterna, a partire da quella fondamentale dei singoli di aderire o non aderire a una fede, di praticare o non praticare un culto.

Altrettanto necessario è comprendere come e perché questo sviluppo, che si è prodotto lungo una storia intricata e contraddittoria soprattutto nelle società cristianizzate, ma che ha conosciuto importanti corrispondenze e contraccolpi anche negli altri contesti, venga ora contrastato da tendenze che riaffermano l’origine e la sanzione “sacrale” dell’ordine e dell’autorità civile, delle leggi e della giustizia, per affossare in maniera più o meno brutale il diritto e i diritti intesi in senso universalistico, validi egualmente in linea di principio per tutte le persone e le comunità.

Il ciclo dovrà limitarsi a illustrare la problematica cercando di coglierne l’articolazione in alcuni contesti particolari, che peraltro si pongono come scenari privilegiati, attraversati dai conflitti attualmente più aspri e scottanti.

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