Giuliana De Sio in Il gabbiano di Anton Čechov

Foto di scena © Serena Pea/teatronazionalegenova.it Foto di scena © Serena Pea/teatronazionalegenova.it
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DA Giovedì12Febbraio2026
A Domenica15Febbraio2026
Evento terminato

Da giovedì 12 a domenica 15 febbraio, al Teatro Ivo Chiesa - Teatro Nazionale Genova (piazza Borgo Pila, 42) è in programma Il gabbiano di Anton Čechov, per la regia di Filippo Dini.

Filippo Dini, raffinato regista e attore dalla cifra intensa e umanissima, affronta il capolavoro di Anton Čechov, Il gabbiano, scritto nel 1895, e da allora sempre e ovunque rappresentato. Opera di rara complessità, il dramma è, per Dini: «Una testimonianza dell’assurdità del destino umano. Sembra non esistere progetto grandioso che non sia votato, prima o poi, all’insuccesso».

Filippo Dini, in scena con Giuliana De Sio, ambienta il dramma in un luogo ai confini del mondo, «popolato da un piccolo gruppo di esseri speciali per la loro impossibilità a convivere. Čechov sembra voler rappresentare una metafora di tutta l’umanità; come in un esperimento, mette insieme dieci esseri che, se inseriti nello stesso ambiente vitale, se fatti interagire, non potranno far altro che soccombere e fallire nei loro intenti. Per rendere questo esperimento ancora più efficace, lo riempie d’amore e di sogno.

Questa umanità in miniatura – spiega il regista – ci racconta di come possa accadere che le nostre migliori energie, i nostri più luminosi talenti, il nostro amore più appassionato, possano tutti essere stravolti e corrotti secondo le leggi del consorzio umano nel quale tentiamo di esprimerli. L’allegra comitiva de Il gabbiano si dirige verso l’oblio, inesorabilmente. E ad osservarli c’è appunto un animale (che dà il titolo alla commedia) strano e contraddittorio, aggressivo e nobile nell’aspetto, elegante e volgare, un uccello attratto dalle acque del lago, che vola sulle loro teste, li osserva (come il pubblico che assiste allo spettacolo), ma viene ucciso nella maniera più vile. L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”, una società sull’orlo del baratro, che avverte l’arrivo di un’apocalisse… ». 

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