In occasione del Giorno del Ricordo, martedì 3 febbraio 2026 alle ore 11.30, il Mei - Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana promuove una giornata di incontri e approfondimenti rivolta in particolare alle scuole, dedicata a una pagina cruciale della storia delle migrazioni forzate italiane, l'esodo giuliano-dalmata. L'evento, organizzato in occasione del Giorno del Ricordo, è organizzato in collaborazione con la Società di Studi Fiumani.
Il Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio, commemora le vittime delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le complesse vicende del confine orientale. Tra il 1945 e il 1956 circa 300.000 italiani furono costretti a lasciare l’Istria, Fiume e la Dalmazia, territori passati dalla sovranità italiana a quella jugoslava nel secondo dopoguerra. Una parte significativa dei profughi si stabilì in Italia, mentre decine di migliaia emigrarono verso le Americhe e l’Australia, dando origine a nuove comunità della diaspora italiana.
La mattinata inizia con una visita guidata al museo, con particolare attenzione alle storie dell’esodo giuliano-dalmata presenti nel percorso espositivo. Seguono i saluti istituzionali di Paolo Masini, Presidente della Fondazione MEI, un'introduzione del Dott. Mario Bozzi Sentieri, Consigliere della Fondazione MEI, sulla nascita e il significato del Giorno del Ricordo, un saluto della Vicepresidente Regione Liguria Simona Ferro e dell’Assessora Arianna Viscogliosi per il Comune. Intervengono inoltre Marino Micich, Direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume, e il Professor Marco Martin, docente di Lettere Classiche e di Letteratura Italiana presso il Liceo Classico e Linguistico C. Colombo di Genova e Dottore di Ricerca (PhD) in Storia Greca presso l’Università di Genova. A impreziosire l’incontro è la testimonianza dell’esule Abdon Pamich, uno dei più grandi atleti italiani del Novecento, vincitore della medaglia d’oro nella marcia alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Costretto da bambino a lasciare Fiume città a seguito dell’esodo giuliano-dalmata, Pamich nel suo racconto intreccia memoria personale e storia collettiva, restituendo ai ragazzi il dramma dello sradicamento e la forza della ricostruzione di una nuova vita.
La conferenza è introdotta dalla proiezione del breve filmato “Addio Pola”.