Branduardi: «Pesto senza aglio? Fa schifo. Ecco cosa diventa...»

Angelo Branduardi ©Pierluigi Benini Angelo Branduardi ©Pierluigi Benini

Genova, 30/01/2026.

Genova è una città che ti resta dentro, anche se non ci sei nato. Lo sa bene Angelo Branduardi, il 'trovatore' della musica d'autore italiana, che pur avendo radici lombarde (è nato a Cuggiono, nel milanese), nella Superba ha forgiato il suo talento e... il suo palato. In una recente post sui social, il cantautore non le ha mandate a dire sulla deriva moderna della salsa più famosa al mondo: il pesto alla genovese.

«Da un po' a Genova si sono messi in mente di fare il pesto senza l'aglio. Ma diventa una spremuta di basilico. Fa schifo», ha scritto Branduardi senza mezzi termini sulla sua pagina facebook. Una difesa d'ufficio per l'autenticità del condimento più amato - e talvolta discusso - a Genova e in tutta la Liguria. Il cantautore di Cogli la prima mela Alla fiera dell'est si schiera a favore della tradizione e del sapore più autentico del basilico.

Il post, in poche ore, sta facendo il giro dei social. Tanti i commenti a favore, ma anche diversi contrari o comunque aperti alla varianti senz'aglio o più delicate del pesto. 'E se una persona non lo digerisce o è allergica?' si legge sotto all'affermazione di Branduardi. A regnare sovrana, però, è la chiosa 'Senza aglio non è pesto genovese'. C'è da dire che anche a Genova, negli ultimi anni, ristoranti, gastronomie e pastifici propongono entrambe le versioni. Anche se le trattorie più veraci e tipiche non ammettono la versione senza l'aglio.

Dalla Scuola Genovese al Conservatorio Paganini

Sebbene sia nato a Cuggiono (provincia di Milano) il 12 febbraio 1950, Branduardi si trasferisce a Genova ad appena tre mesi. Ed è qui, tra l'odore di salsedine e i caruggi (esattamente in via della Maddalena, tra i malandrini dei vicoli), che cresce la sua sensibilità artistica. ''Abitavamo nel quartiere pittoresco dell'angiporto - ovvero tra contrabbandieri e prostitute - e non eravamo di certo una famiglia ricca - racconta l'artista - Mia madre non ha mai chiuso la porta di casa a chiave, nonostante sotto di noi ci fossero due fratelli che entravano e uscivano dalla galera".

È in questo contesto vibrante che il giovane Branduardi si avvicina alla musica. Scartato il pianoforte perché troppo costoso, sceglie il violino, diplomandosi al Conservatorio di Genova a soli 16 anni (uno dei più giovani d'Italia). Un talento precoce che si è nutrito dei grandi della scuola genovese, ma che guardava già oltremanica verso idoli come Donovan e Cat Stevens.

Tra poesia e musica: il 'Menestrello d'Italia'

La carriera di Branduardi è un viaggio nel tempo, un ponte tra il Medioevo e il folk celtico. Dai primi testi ispirati a Sergej Esenin (indimenticabile la sua Confessioni di un malandrino) all'incontro fondamentale con Luisa Zappa, sua moglie e compagna d'arte, che ha firmato quasi tutti i suoi successi.

Oggi Branduardi vive stabilmente nel varesotto, nel suo 'piccolo Canada' a Bedero Valcuvia, ma il legame con Genova resta indissolubile, fatto di ricordi d'infanzia, studi rigorosi al Paganini e, naturalmente, di quella ferma convinzione gastronomica: il vero pesto vuole l'aglio, proprio come la vera musica vuole l'anima.

Di Andrea Sessarego

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