Le Doule Daniela e Rina
Contenuto in collaborazione con So.Crem.
Genova, 23/12/2025.
Esistono luoghi dove il silenzio non è assenza, ma un peso che attende di essere condiviso. Nel cuore del Cimitero Monumentale di Staglieno, tra i marmi bianchi e le memorie scolpite che rendono celebre la necropoli genovese, ha preso vita un progetto che profuma di umanità e rivoluzione gentile: La Casa delle parole. Non si tratta di un museo, né di un ufficio, ma di una soglia – come la definirebbe l'antropologo Marc Augé – dove chi vive l'esperienza del lutto o custodisce un ricordo sospeso può trovare ascolto, gratuitamente e in un ambiente protetto.
L’idea affonda le radici tra le pagine del romanzo Cento giorni di felicità di Fausto Brizzi. Nel libro, il protagonista incontra un vecchio proprietario di un negozio fuori dal tempo, dove non si vende nulla se non compagnia. Quell'immagine letteraria si fa ora materia a Staglieno: un presidio di umanità per dare cittadinanza a quelle storie che spesso non trovano voce nei contesti formali del commiato. Lo stesso Brizzi è stato presente a Genova per l’inaugurazione del progetto, a testimoniare il legame profondo tra la narrazione e la cura dell'anima.
Attualmente la sede di questo laboratorio di storie è presso il Tempio Cinerario all'interno del cimitero di Staglieno, ma in un prossimo futuro si troverà in un luogo d'eccezione: la Cappella Ernesto Puccio. Edificata tra il 1905 e il 1907, è l’ultima opera genovese di Gino Coppedè, maestro del Liberty. Con le sue linee gotiche, floreali e orientali, la cappella è stata donata dalle sorelle Sivo (discendenti della famiglia Puccio) alla So.Crem Genova, proprio per trasformarla in uno spazio civile e umanistico. Un restauro conservativo ne preserverà l'incanto, trasformando questo non luogo in uno spazio antropologico vivo, dove sorseggiare un tè e scambiare pensieri.
Il cuore pulsante della Casa delle parole sarà la presenza della Doula del fine vita. Una figura formata per l'accompagnamento non terapeutico, pronta ad accogliere chiunque senta il bisogno di raccontarsi. In un'epoca dominata dalla velocità e dalla rimozione della morte, la Doula offre un tempo dilatato: uno spazio di ascolto individuale per raccogliere testimonianze e messaggi dedicati ai propri cari, trasformando la fragilità in un gesto di cura collettiva.
Le Doule Daniela e Rina ci hanno raccontato cosa succede quando si porta il proprio cuore nella Casa delle parole: «Succede che non siamo più noi a parlare. Ci mettiamo in ascolto per raccogliere le parole degli altri. La nostra prima parola è raccolto. Raccogliamo parole, immagini ed emozioni, Perché dare voce al dolore non significa restare ancorati al passato, ma significa concedersi la libertà di continuare ad amare costruendo, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, quel preziosissimo ponte tra il presente e la memoria di chi abbiamo tanto amato».
Continuano le Doule: «La seconda parola è tessitura. Intrecciamo i ricordi di una vita intera perché diventino una memoria condivisa. In questa Casa il lutto non è un vuoto, ma è un racconto che ha bisogno di essere onorato; è l'inchiostro che resta impresso quando la voce viene meno».
La Casa delle parole è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle e dalle 13 alle 15.
Per informazioni basta chiamare il numero +39 010 810759.