Genova, 16/12/2025.
Nel dedalo di vicoli del centro storico di Genova, tra la Cattedrale di san Lorenzo e Palazzo Ducale, si trova un chiostro del Trecento, che si può definire il cuore pulsante di un museo tutto dedicato all'arte religiosa. Si tratta del Museo Diocesano, che nel 2025 compie 25 anni di attività, tra mostre, arte e tutti quei beni materiali e immateriali che fanno parte della liturgia.
Giovedì 18 dicembre 2025, il museo ospita un evento che ripercorre proprio il primo quarto di secolo dall'apertura e che inaugura tre nuove sale museali, che da venerdì 19 saranno visibili e visitabili. All'evento alla presenziarenno le autorità cittadine, tra cui il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, la sindaca Silvia Salis e l'arcivescovo Marco Tasca.
Dalle 20:30 le celebrazioni si spostano alla cattedrale di San Lorenzo, con la partecipazione della Cappella musicale della Cattedrale diretta dal Maestro Profumo, del soprano Ilaria Monteverdi, del tenore Francesco Meli e di Davide Cavalli al pianoforte che eseguiranno arie di Mozart, Verdi, Bizet e tanti altri. L'evento sarà aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti.
In occasione delle celebrazioni abbiamo incontrato Paola Martini, curatrice del Museo Diocesano, per farci raccontare i primi 25 anni di questa realtà museale genovese: «Qui vengono conservate tutte quelle opere che per motivi diversi, come ad esempio motivi di conservazione o sicurezza, non possono più essere ospitate all'interno delle parrocchie di origine e che quindi trovano una casa qui, pur rimanendo di proprietà delle varie chiese di origine».
Si tratta di una collezione estremamente varia, che spazia dall'archeologia, alla musica, dai codici miniati, fino ai tessuti, passando per gli argenti e i dipinti.
Il Museo Diocesano fa parte di un polo museale più ampio, che comprende la cattedrale di San Lorenzo, in particolar modo, la salita alle torri, dalle quali si gode una vista spettacolare sui tetti della città e sugli elegante palazzi di piazza e via san Lorenzo e la visita al tesoro della cattedrale: «Esistono infatti sia dei biglietti singoli per ogni sito, sia un biglietto cumulativo e tutta una serie di collegamenti che hanno lo scopo di far scoprire le bellezza di ciascuno di queste tre istituzioni del polo monumentale», continua Martini.
Quando si entra al Museo Diocesano, si viene circondati dalla bellezza austera del chiostro trecentesco, un bene pubblico, di proprietà del Comune di Genova, a differenza delle sale museali, di proprietà dell'Arcidiocesi cittadina: «È stato costruito probabilmente tra il 1145 e il 1180 come residenza dei canonici, ossia dei sacerdoti che gestivano la cattedrale. Ci troviamo in un chiostro romanico, con materiali tipici dell'epoca e della zona ligure e tirrenica, come marmo, pietra di promontorio e ardesia, disposto su due livelli e caratterizzato da colonnine esili ed eleganti, che sono rimaste ancora a vista su solo su due lati, mentre gli altri due lati della struttura sono stati poi trasformati a metà del Seicento, inglobando le colonnine in pilastri molto più possenti».
Tra i vari tesori qui custoditi spicca il monumento funebre del Cardinale Luca Fieschi, in marmo bianchissimo, che un tempo era parte integrante della cattedrale di San Lorenzo. Guardandolo si ha l'impressione di fare un viaggio nel tempo, dentro al cuore del Medioevo: «Si tratta di un riallestimento, preceduto da un lungo lavoro di restauro di vari pezzi, ben 124 frammenti che risalgono al periodo tra il 1336 e il 1345 e che costituivano uno dei monumenti funebri più importanti, anche a livello nazionale, di quel periodo. Le statue, le strutture architettoniche e i fregi che lo componevano sono stati disposti su di un'alta parete che si sviluppa su due piani, come se fossero posizionate su delle mensole, consendo così ai visitatori di avere un punto di vista davvero inusuale».
In venticinque anni, il Museo Diocesano ha quindi recuperato dei veri e propri tesori che, sì fanno parte dell'arte religiosa, ma che possono essere apprezzati e ammirati da un pubblico vastissimo, non necessariamente vicino al pensiero cristiano cattolico, ma semplicemente amante dell'arte: «Sono stati anni di crescita, incrementando le collezioni, trasformando lo spazio a seconda delle necessità che si percepivano, per questo abbiamo proceduto anche con un importante riallestimento. Sono stati anni, inoltre, in cui il museo ha cercato di aprirsi alla città, facendo soprattutto leva sul fatto che, pur essendo un museo diocesano - e quindi con una collezione di opere per la maggior parte di argomento religioso - è in primis un museo d'arte, che vuole essere rivolto ad un pubblico quanto più eterogeneo possibile. Per questo ci siamo aperti ai bambini, alle famiglie, alle scuole e tutt'ora stiamo facendo un un grande progetto di apertura anche a quelli che sono i pubblici cosiddetti fragili, anche se trovo che sia una definizione riduttiva, perchè in fondo ognuno di noi può avere delle fragilità, in maniera differente e diversa».
Il museo ovviamente ospita una collezione permanente, che dal 2025 comprende anche il dipinto La Natività di Mathias Stom, un quadro affrascinante e dalle luci caravaggesche, oltre che mostre a tema e temporanee, come quella dedicata all'artista sampierdarenese Nicolò Barabino, Sacro & POP, visitabile fino al 23 febbraio 2026: «Per l'occasione ospitiamo un vero e proprio capolavoro, la Quasi oliva speciosa in campis, un quadro talmente iconico che, nel momento in cui venne presentato a Venezia nel 1887, catturò l'attenzione della Regina Margherita di Savoia, che lo acquistò e lo destinò alla sua stanza privata, nella Villa Reale di Monza».
Si tratta di una Madonna con bambino elegantissima, ma agreste allo stesso momento, che vede la Vergine seduta su un trono, abbigliata con un leggero e velo che la copre e la rende una figura quasi fiabesca. Tutto attorno al dipinto una cornice, in questo caso una riproduzione, con fiori ed elementi naturali, quasi una continuazione del quadro fuori dal quadro.

Quasi oliva speciosa in campis
Il dipinto fece talmente successo, anche se Nicolò Barabino lo definì da principio una vera e propria porcheria, probabilmente seguendo un suo senso iper critico, che ne fece una seconda versione, normalmente conservata nella chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena e oggi eccezionalmente è inserito nel percorso di mostra.
«Da quest'opera sono derivate tutta una serie di repliche in cartoline, in stendardi, in lamine incise che si sparsero praticamente ovunque», racconta Martini. «Nelle prime sale della mostra si trova lo studio che portò Barabino a creare quest'immagine iconica, seguono poi le repliche di elegante manifattura e si conclude con la parte pop, dedicata a tutte quegli oggetti che a questo dipinto si ispirano e che quasi ciascuno di noi ha in soffitta nella casa dei nonni o in campagna».
Questa mostra è la prova tangibile che l'arte ha una forza talmente dirompente da rendere pop quando di più sacro esista, in un gioco tra sacro e - appunto - profano che ha del miracoloso, per rimanere in tema. A questo punto, si può dire che la sfida sia appena cominciata, nonostante il Museo Diosano sia aperto da 25 anni. Quali sono, allora, i progetti per il prossimo quarto di secolo?
«Continuare a lavorare in maniera ancora più intensa, essere sempre aggiornati, sempre pronti a venire incontro a quelle che sono le sfide del mondo contemporaneo. Un museo non è solo un luogo in cui raccogliamo delle cose belle, perchè questa Bellezza, se non viene fatta parlare diventa muta», conclude Martini. «Sono convinta che a tutto debba essere data la possibilità di parlare, di raccontare la propria storia e di interagire con le persone».
Il Museo Diocesano si trova in via Tommaso Reggio 20r e tutte le informazioni su mostre, orari di apertura, biglietti e percorsi museali si trovano sul sito museodiocesanogenova.it.
Di Paola Popa