Osservatorio Astronomico di Genova: sulle alture di Sestri Ponente, alla scoperta di stelle e pianeti

L'Osservatorio Astronomico di Genova L'Osservatorio Astronomico di Genova

Genova, 26/11/2025.

Da Sestri Ponente alla Luna il passo è molto breve, per lo meno questo succede all'Osservatorio Astronomico di Genova, una realtà aperta alla cittadinanza dal 1984, che si trova in via Superiore del Gazzo, lungo una ripida mulattiera a pochi passi dalla stazione ferroviaria Genova Costa e sul percorso che, dopo un bel po' di fiatone e fatica, porta al Santuario del Monte Gazzo

L'osservatorio è un'appendice dell'Università Popolare Sestrese - sezione astronomia - nata nel 1961 come spazio di cultura e incontro e che tutt'oggi propone corsi e conferenze, aperti a tutti e a tutte, che trattano varie tematiche, dalla musica, all'ingegneria, alla letteratura, allo studio delle stelle.

 Abbiamo incontrato Enrico Giordano, il direttore dell'Osservatorio Astronomico di Genova, insieme a Pierpaolo, uno dei volontari che lo aiutano nelle visite guidate e nelle attività di divulgazione, oltre che responsabile dei rapporti con le scuole. 

Partiamo subito dalla prima sala, in cui sono ben visibili due strumenti necessari all'osservazione del cielo e degli astri: «Sono gli stessi che i soci hanno assemblato con le loro mani, ancora prima ancora di costruire l'intera struttura. Partendo dalla meccanica, fino alle lenti e a tutti i componenti ottici, è tutto rigorosamente fatto a mano», ci racconta Pierpaolo, con l'entusiasmo negli occhi e nella voce tipico di chi è dotato di una grande passione e curiosità.

«Quando i gruppi vengono a trovarci e - grazie ai nostri strumenti possono osservare la meraviglia delle galassie e delle nebulose - rimangono stupiti e hanno più o meno tutti la stessa reazione. Ma quindi nel cielo, ci sono veramente tutte queste meraviglie? è la domanda che tutti ci fanno», continua Pierpaolo, che illustra anche una vera e propria chicca dell'Osservatorio Astronomico di Genova, ossia il telescopio Unicellar. «È dotato di un sensore simile a quello di una macchina fotografica, che permette di scandagliare lo spazio più profondo, ammirandolo a colori, nonostante il buio che non permette all'occhio umano di distinguere le varie sfumature».

L'osservatorio, ovviamente, è dotato di un planetario, una una costruzione a cupola, su cui un proiettore apposito proietta un cielo virtuale: «Possiamo facilmente spiegare la meccanica celeste, fare dei viaggi nel futuro nel passato, per vedere com'era il cielo e come sarà, oltre che spostarci di latitudine», spiega Enrico, il direttore.

Oltre alle attrezzature prettamente tecniche, l'Osservatorio è anche dotato di un percorso adatto alle persone con ridotta abilità motoria e ospita una panchina speciale, nell'area verde che si trova all'interno della struttura, quella dedicata a Vittorio De Scalzi.

Il compianto e indimenticabile co fondatore dei New Trolls, band genovese a cui si deve la paternità di brani famosissimi come Miniera e Quella carezza della sera, nonchè ideatrice dell'album Concerto Grosso, è scomparso nel 2022, ma il suo ricordo rimane nel cuore e nelle vite di coloro che lo hanno amato e accompagnato nella sua luminosa carriera musicale. Proprio tra le tante canzoni uscite dalla sua penna c'è Aldebaran, dal nome della stella più luminosa della costellazione del Toro: sulla panchina, dipinta di blu come un cielo notturno, si legge una dedica che recita Sei giunto nella tua Aldebaran.

Prima di lasciare l'Osservatorio Astronomico di Genova, due ultime domande a Enrico, che non sono propriamente legate all'astronomia in quanto scienza, ma piuttosto al fascino che il cielo ha sempre esercitato sull'Umanità, soffermandoci sui due opposti per eccellenza che risiedono nella volta celeste: il Sole e la Luna.

Si dice che il Sole tra cinque miliardi di anni si spegnerà e questo argomento, seppure collocato lontanissimo nel tempo, spesso pone l'Umanità davanti a dei quesiti importanti, sul proprio destino: «Noi abbiamo un po' l'idea che l'Universo sia qualcosa di statico, invece no. Anche se coi suoi tempi è qualcosa di estremamente dinamico. Il nostro Sole è una stella di medie dimensioni, quindi si stima che abbia un'aspettativa di vita di circa dieci miliardi di anni, cinque dei quali già trascorsi. E allora cosa accadrà fra circa 5 miliardi di anni?», si chiede anche Enrico. 

«Dapprima il Sole si trasformerà una cosiddetta gigante rossa e diventerà molto più grande, andando a includere l'orbita di Mercurio e di Venere. A quel punto sulla Terra ci saranno delle condizioni climatiche estreme, con un notevolissimo innalzamento della temperatura, che provocherà l'evaporazione di tutte le acque e l'impossibilità per qualsiasi forma di vita di sopravvivere. In pratica, ci sarebbero condizioni di temperatura analoghe a quelle che si possono trovare su Mercurio. Dopodiché il Sole diventerà una cosiddetta nebulosa planetaria, con al centro una stella nana bianca. Il gas periferico si libererà nello spazio, su un fronte sferico e poi chissà, potrebbe anche andare a formare nuove stelle».

Passiamo ora alla Luna, il nostro satellite, così pallida e affascinante, tanto da ispirare poesie, canti, opere d'arte e sonetti. Come mai nutriamo così tanto interesse, per questa diafana e luminosa luce nel cielo? «La Luna rappresenta l'Universo di prossimità, che possiamo vedere con i nostri occhi, così vicino ma anche così enigmatico. Per molto tempo si è pensato che la Terra fosse il centro dell'Universo, che tutto quindi fosse in qualche modo stato progettato e costruito a favore dell'Umanità. Oggi sappiamo che siamo su un pianeta qualunque, di una stella qualunque, di una galassia qualunque e quindi possiamo agire in due maniere. Rimanere smarriti, chiudendoci in noi stessi, sperando che l'inquinamento luminoso ci separi, almeno otticamente, dal resto dell'Universo, oppure fare come fece Giacomo Leopardi e sentirsi immersi in questo spazio dove è dolce naufragare», risponde Enrico.

«Cosa importa se l'Universo è così violento, cataclismatico, se ha dei tempi così enormi per noi che viviamo su un piccolo pianeta? Possiamo solo cercare di fare quello che possiamo, cioè gestire il nostro mondo al meglio, perché è ancora l'unico che abbiamo a disposizione».

Con questi spunti di riflessione, salutiamo Enrico e Pierpaolo dell'Osservatorio Astronomico di Genova, che aspetta la cittadinanza per visite e attività, consultabili sul sito oagenova.it.

Di Paola Popa

Argomenti trattati

Newsletter EventiResta aggiornato su tutti gli eventi a Genova e dintorni, iscriviti gratis alla newsletter

-->