Il teatro che resiste è a Torino: Tedacà va in scena con una platea distanziata e nuove repliche

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Torino, 05/03/2020.

Mentre il mondo del teatro vive a Torino e in tutta Italia la sua crisi forse più grande degli ultimi anni, con tante platee chiuse al pubblico e una moria di spettacoli e repliche, a Torino c’è una piccola realtà che resiste, la compagnia Tedacà del teatro Bellarte.  Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 marzo sarà infatti in scena, in tendenza contraria al cartellone teatrale della città, lo spettacolo Donne – Birthday edition, che compie i suoi dieci anni con una trovata di resistenza che inneggia alla cultura e alla bellezza del teatro.

Donne è lo spettacolo più premiato e più replicato di Tedacà, nel 2020 compie dieci anni e con l’occasione sfoggia un nuovo allestimento. Dopo centro repliche, un giro di 25 province e più di diecimila chilometri percorsi, lo spettacolo rischiava, vistala normativa entrata in vigore dopo la firma del Presidente Conte nella sera del 4 marzo, di saltare. Non è invece stato così: lo spettacolo andrà regolarmente in scena.

Come è possibile? Tedacà ha trovato uno spazio di azione, regolando, e mantenendo, la distanza di sicurezza di un metro tra una seduta e l’altra della platea. Uno sforzo non da poco per il Teatro Bellarte di via Bellardi, che tuttavia riuscirà a non chiudere il sipario.  «La capienza del nostro teatro è di 99 posti – raccontano gli organizzatori – avendo dovuto distanziare le sedie di un metro, è diventata però di 47, quindi una serie di prenotazioni hanno dovuto essere spostate in una replica appositamente aggiunta, con l’intenzione, se continuassero le prenotazioni, di aggiungere un’ulteriore replica sabato 7 marzo alle 19.00».

Una situazione gestibile abbastanza facilmente proprio per il gioco concesso dalle sedute, non poltrone fisse ma sedie, che hanno così potuto essere spostate, in un allestimento insolito per una platea, ma in ogni caso utile a non perdere gli spettacoli e andare in scena. «Cerchiamo di rispettare l’ordinanza e cercare di sopravvivere – proseguono da Tedacà – il teatro è il nostro lavoro, il nostro pane, restare chiusi sarebbe una vera perdita economica, per cui fin quando l’ordinanza ce lo consentirà, manterremo un metro di distanza, piuttosto aggiungendo repliche».

Buona parte del pubblico di Tedacà e della rassegna Fertili Terreni Teatro è un pubblico fisso e di abbonati affezionati alle stagioni, mentre il resto arriva dall’esterno. «Abbiamo la buona abitudine di segnare sempre il contatto telefonico degli spettatori – spiegano dal teatro – quindi i prenotati per Donne sono stati contattati uno per uno, a ciascuno abbiamo proposto la soluzione che abbiamo trovato, nel rispetto dell’ordinanza, e chiesto una conferma. Tutti gli spettatori sono stati ben contenti che la replica ci fosse! Abbiamo avuto tutte conferme, anzi molti ci sono venuti incontro, visto che con le prenotazioni avevamo già superato i 47 posti, e hanno acconsentito a essere spostati alla replica che abbiamo appositamente aggiunto domenica 8 marzo alle 21.00. La risposta del pubblico è stata ottima».

Donne, regia e testo di Simone Schinocca con Valentina Aicardi, Francesca Cassottana e Silvia Freda, è un nuovo allestimento dello spettacolo più replicato di Tedacà, ovvero D – ovvero la figura della donna nell’Italia del ‘900, al suo esordio nel 2009 come uno degli eventi di chiusura della “Biennale Democrazia” di Torino.  Lo spettacolo rappresenta il percorso di emancipazione dell’universo femminile nel Novecento italiano e narra sia avvenimenti che hanno interessato tutto il mondo femminile sia storie di singole protagoniste che hanno affrontato, con coraggio, stereotipi e pregiudizi, racconta la sinossi.

Due donne si ritrovano in una stanza del tempo dove vengono catapultate all’inizio del Ventesimo secolo. Parte così il loro viaggio avventuroso nella storia italiana: dalla vita agricola degli anni Quaranta all’arte di arrangiarsi della Seconda Guerra, dall’attività di Partigiane al referendum per la Repubblica, dall’abolizione della Legge Merlin al Boom Economico, toccando inoltre temi come istruzione, lavoro e matrimonio.

L’opera utilizza l’ironia e si avvale di una messa in scena semplice: un grande baule dove sono custoditi gli oggetti e i vestiti che segnano ogni tappa narrativa. La cassa stessa non è solamente un contenitore ma si trasforma a seconda delle situazioni affrontate: diventa così treno della speranza quando giovani immigrate, partite dalla Sicilia, cantano in attesa di arrivare alla stazione di Porta Nuova, o diventa piazza in cui l’opinione pubblica racconta gli scandali che hanno spesso contribuito a liberare la donna da falsi moralismi.

Il registro ironico lascia spazio però alla cronaca quando l’opera si sofferma sui numerosi casi di violenza domestica che le donne ancora subiscono nella società odierna. Un esempio fra tutti sarà il caso di Lucia Annibali, sfregiata dall’acido per un atto punitivo organizzato dal suo ex-fidanzato.

«Ci adegueremo – è il pensiero che accompagna il futuro della compagnia e del teatro – salvo nuove direttive, se le indicazioni resteranno queste, qualsiasi spettacolo programmato verrà effettuato con questa disposizione nello spazio delle sedie, ed eventualmente aggiungeremo delle repliche nelle stesse giornate variando gli orari, per permettere a tutti di assistere agli spettacoli».

Se il teatro fonda una delle sue prerogative nel rapporto con lo spazio scenico, a Tedacà ha trovato pane per i suoi denti, un vero e proprio gioco – nel suo senso etimologico di spazio di libertà, di movimento – con lo spazio tra una sedia e l’altra: e così, superato il vincolo, lo spettacolo è servito. Appuntamento dunque con Donne venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 marzo, proprio in tempo per la Giornata della donna. Informazioni e biglietti sul sito di Fertili Terreni Teatro.

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