Il set in continua trasformazione di una trasmissione interminabile, sempre in onda. Forse un distopico telequiz in cui tutte le risposte sono già state date. I meravigliosi anni Ottanta, quegli anni indimenticabili che tutti hanno dimenticato. Gli anni in cui le cose smisero di accadere per cominciare a cadere. Gli anni in cui cadde il muro, in cui caddero i tabù, le censure e i regimi — anche se solo alcuni. Gli anni delle piccole e grandi illusioni, in cui il sogno faceva girare tutto: la testa, la borsa, la ruota della fortuna. Gli anni meravigliosi in cui le cose hanno iniziato ad apparire e le persone a scomparire. Un personaggio misterioso vaga tra gli spettri dell’amnesia personale e collettiva, attraverso uno spazio sospeso tra la scena e i ricordi, per un ultimo, irreale bilancio: di cosa resta, quando la politica è diventata spettacolo — e lo spettacolo è diventato tutto.