Da una rilettura intensa e spiazzante di Casa di bambola, il capolavoro di Henrik Ibsen, nasce un sequel contemporaneo, feroce e visionario. Dopo che Nora ha chiuso la porta e lasciato la casa, Torvald affronta la sua prima lunga notte da solo. Tra ricordi, incubi e frammenti di un’identità che si sgretola, cerca di ricomporre i cocci della propria virilità smarrita. La storica vicenda dell’emancipazione femminile si ribalta così in un viaggio nell’inquietudine maschile, sospeso tra il tramonto del patriarcato e un tardivo desiderio di rinascita. La regia di Ivonne Capece crea uno spettacolo onirico e perturbante, dove parola, suono e corpo si fondono in una spirale emotiva tra tango e minacciosi richiami d’uccelli hitchcockiani. Un mondo interiore di rimpianto e frustrazione, in cui il femminile libero emerge come forza nuova e inafferrabile.