A Milano la prima statua dedicata a una donna: dove si trova e chi era Cristina Trivulzio di Belgiojoso

A Milano la prima statua dedicata a una donna: dove si trova e chi era Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Attualità Milano Venerdì 17 settembre 2021

© Flickr.com / Comune di Milano
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Milano - Milano ha la sua prima statua raffigurante una donna della storia cittadina: si trova in piazza Belgioioso l’opera inaugurata mercoledì 15 settembre 2021 che rappresenta Cristina Trivulzio di Belgiojoso, eroina milanese del Risorgimento di cui quest’anno ricorrono i 150 anni dalla morte.

Il progetto è promosso dalla Fondazione Brivio Sforza, con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Milano, il contributo del Comune di Milano e il patrocinio della Regione Lombardia. L’iniziativa, nata da un’idea dell’Impresa culturale creativa Le dimore del quartetto, colma un vuoto: finora nessuna delle 121 statue della città era dedicata a una personalità femminile, ad eccezione di soggetti di iconografia religiosa o allegorici.

La statua, che segna dunque un importantissimo traguardo, ritrae Cristina Trivulzio di Belgiojoso, eroina milanese del Risorgimento, interpretata dallo scultore Giuseppe Bergomi sulla base della documentazione iconografica raccolta dalla Fondazione Brivio Sforza. La statua trova dimora nella raccolta piazza Belgioioso, a pochi passi dal Duomo e da piazza della Scala. Ed è proprio per questa sua collocazione che ritrae l’eroina elegantemente seduta nel suo salotto.

Cristina, personaggio poliedrico e coraggioso, con grande determinazione ha portato e reso visibile lo sguardo e la voce delle donne nel cuore dei grandi temi del suo e del nostro tempo. Donna di cultura, istruita e fortunata per ceto e censo, si è messa in gioco con competenza e determinazione per creare un modello di società più inclusivo e sostenibile, pur ricevendo fortissime resistenze da parte dei suoi pari. Per approfondire la figura di Cristina Trivulzio di Belgiojoso segnaliamo la recente uscita del libro La donna che decise il suo destino: vita controcorrente di Cristina Belgiojoso di Pier Luigi Vercesi, del quale pubblichiamo la quarta di copertina.

Donna bellissima e indomabile, figlia del marchese Trivulzio, tra gli uomini più ricchi di Lombardia, a sedici anni sfida la famiglia rifiutandosi di sposare il marito scelto per lei e convola a nozze con il principe Emilio Barbiano di Belgioioso, bello e maledetto, carbonaro e playboy nella Milano degli anni Venti dell’Ottocento. Passano pochi anni e decide di abbandonarlo perché non accetta di essere tradita, dando ovviamente scandalo. La Milano austriaca le sta ormai stretta. Comincia la sua carriera di esule e di finanziatrice di disperate spedizioni patriottiche. A Parigi, dopo aver vissuto qualche anno nell’indigenza perché l’Austria ha sequestrato i suoi beni (la aiuta l’eroe delle due rivoluzioni, il marchese di Lafayette che si innamora di lei), inaugura un salotto frequentato da scrittori, artisti e politici.

Molti cadono ai suoi piedi, da Alfred De Musset a Franz Liszt, da Heinrich Heine a Honoré de Balzac, ma lei non va oltre il flirt. L’unica persona a cui si lega è lo storico François Mignet, che con i suoi articoli aveva fatto cadere Carlo X e salire al trono Luigi Filippo, il re borghese. Diventa il punto di riferimento, anche economico, di molti esuli, fonda giornali, collabora alla prestigiosa Revue des deux Monde, è tra le poche persone che si occupano dell’uomo in disgrazia, esule e prigioniero, che diventerà Napoleone III e che poi la deluderà. Si attira le invidie di altre salottiere e di patrioti italiani che vorrebbero si limitasse a scucire quattrini e a non occuparsi di politica.

Torna in Italia e riorganizza i suoi possedimenti aprendo scuole per i figli dei contadini. Tutta la nobiltà insorge. Alessandro Manzoni la condanna: «Ma se li facciamo studiare chi coltiverà le nostre terre?». In vista del Quarantotto si traferisce a Napoli e raggiunge Milano subito dopo le Cinque Giornate con un contingente di volontari napoletani. Organizza gli ospedali da campo durante la Repubblica Romana. Delusa dalla Francia che tradisce le aspirazioni italiane, si trasferisce in Anatolia, dove organizza una fattoria con criteri socialisti. Fa un viaggio, a cavallo, fino a Gerusalemme. Una notte attentano alla sua vita e rischia di morire. Quando finalmente l’Italia diventa una nazione, lotta perché migliorino le condizioni di vita dei più poveri e anche in questo caso si fa molti nemici.

Così la donna che per tutta la vita ebbe il coraggio di battersi sempre per le sue convinzioni, morta esattamente 150 anni fa, si attirò una serie di fantasiose biografie. Vista con gli occhi di oggi, e alla luce delle moltissime lettere ritrovate, si conferma essere quella che forse un solo uomo dell’Ottocento, Carlo Cattaneo, vide: «La prima donna d’Italia».

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