Milano insolita e segreta: 10 luoghi da vedere che (forse) non conoscete

Milano insolita e segreta: 10 luoghi da vedere che (forse) non conoscete

Cultura Milano Venerdì 17 gennaio 2020

Via Lincoln
© Angelica Pansa

Milano - Milano è una città che non si fa scoprire molto facilmente ma la cui anima nascosta va scovata tra viuzze e giardini. Ancora oggi, incredibilmente, esiste una Milano insolita e segreta, che custodisce gemme nascoste capaci di suscitare curiosità e meraviglia. Posti che godono di una vita nel (quasi) totale anonimato e che noi di mentelocale.it siamo andati a scovare per voi.

Dopo avervi condotto tra i luoghi più misteriosi di Milano, di seguito vi sveliamo i luoghi e i palazzi più curiosi e meno conosciuti della citta, che vale la pena andare a vedere. Cosa aspettate quindi? Munitevi di scarpe comode e macchina fotografica per andare alla scoperta degli angoli più insoliti della città meneghina.

La Burano di Milano

Milano è unica, come Venezia, e come Venezia ha la sua Burano: il villaggio operaio di via Lincoln. A due passi da piazza Cinque Giornate si nascondono tra i palazzi due piccole vie ciottolate su cui si affacciano villette tutte di colori diversi, con giardini privati dove crescono palme, magnolie e gelsomini. Il quartiere arcobaleno è stato costruito a fine ‘800 da una cooperativa operaia con il progetto di realizzare un quartiere ideale. Purtroppo quest’ultimo non è stato realizzato ma rimane ancora, a testimonianza del progetto, questo bellissimo scorcio. Un luogo di pace e tranquillità dove passeggiare fà sentire lontano dal caos cittadino.

Le case igloo di Maggiolina

Non esattamente nel centro storico, ma assolutamente imperdibili, sono le case igloo del quartiere dei giornalisti: un tempo dodici, oggi solo otto, questi igloo di cemento sono sicuramente tra le costruzioni più bizzarre che potete ammirare a Milano. Ultimate nel 1946 su un’idea dell’ingegnere Mario Cavalli, sono abitazioni circolari di 45 metri quadrati su due piani differenti. Un tempo qui esistevano anche le case fungo che purtroppo, però, sono state demolite nel tempo per far posto ad abitazioni più funzionali. Le case igloo oggi sono abitate e di proprietà privata. Si trovano in via Lepanto, nel quartiere Maggiolina. Nello stesso quartiere potete trovare anche l’unica casa palafitta di Milano, la Palafitta Figini, sospesa da terra grazie a dodici pilastri di cemento.

La casa del rabbino

Se passate di fronte al civico 35 di via Poerio, in Porta Venezia, potreste sentirvi molto confusi nel sentirvi improvvisamente tra le strade di Amsterdam. Ma tranquilli, siamo sempre a Milano, di fronte alla Casa 770 o casa del rabbino. Questo edificio, di evidente richiamo olandese, è una delle sedici repliche della casa del rabbino Yoseph Yitzchok Schneerson che, in fuga dalla Germania nazista, si fece costruire un’abitazione identica a questa a New York, proprio a East Parkway 770. Col tempo la casa divenne per la comunità ebraica di Lubavitcher un luogo di culto, vero e proprio simbolo della comunità, tanto da replicarne l’architettura in giro per il mondo. Quella di Milano è l’unico esemplare in Europa, mentre le altre copie sono sparse per il mondo tra Stati Uniti, Israele, Argentina, Australia, Canada e Brasile.

Il castello buddista più grande d’Europa

Lungo il Naviglio Grande, a due passi da Milano, si trova il centro buddista più grande d’Europa. Inaugurato nel 2014 questo Kaikan, letteralmente castello, è una struttura di 18 mila metri quadrati che prende il nome di Centro Culturale Ikeda per la pace. Aperto a fedeli e non, è un luogo di culto ma anche di studio, educazione, meditazione e dialogo. La struttura è dominata da un imponente rettangolo di rame dorato, con un’enorme vetrata, che richiama l'immagine della carpa d'oro, simbolo dell'illuminazione di Buddha. L’edificio è circondato da piscine acqua e fa pensare ad un fiore di loto in grande stagno. Il complesso è inserito nello spaziorurale della Cascina La Guardia di Sopra, una delle più antiche e belle cascine rinascimentali dei Visconti.

I bagni dell’Albergo Diurno Venezia

Se l’utilizzo dei bagni pubblici non piace per nulla ai più, vi ricrederete quando vedrete l’Albergo Diurno Venezia in piazza Oberdan a Milano. Per chi non lo sapesse, gli alberghi diurni erano locali sotterranei, posizionati in zone strategiche della città, dedicati ai viaggiatori e a chi non possedeva un bagno privato, con tanto di stanze da bagno, docce, gabinetti, ma anche negozi di barbieri e parrucchieri, pedicure e manicure, calzolai e molto altro. Erano raffinati spazi in stile liberty che si sono diffusi in Italia all’inizio del ‘900 ma di cui oggi rimangono pochissime testimonianze. Quella dell’Albergo Diurno Venezia di Milano è una delle meglio conservate. Costruito nel 1925 su progetto dell’architetto Piero Portaluppi questa perla sotterranea è vero e proprio gioiello di architettura art déco. Ultimo superstite di questo luogo fu il barbiere Carmine Aiello che tenne aperta la sua bottega fino al 1985, anno della chiusura definitiva. Il Diurno ha riaperto le sue porte al pubblico nel 2016 grazie al Fai - Fondo Ambiente Italiano ed è visitabile solo in occasione di aperture speciali.

Il labirinto sotterraneo di Pomodoro

Forse non tutti sanno che, ben prima delle escape room, Milano già vantava un labirinto d’autore. Si tratta del Labirinto della Fondazione Arnaldo Pomodoro situato negli sotterranei dell’edificio ex Riva-Calzoni di via Solari 35, oggi showroom di Fendi, il Labirinto di Pomodoro è sicuramente uno dei luoghi più segreti e affascinanti di Milano. Ben 170 metri quadrati in un susseguirsi di stanze dove perdersi per poi ritrovarsi. Realizzato dal grande scultore tra il 1995 al 2011 è ispirato all’Epopea di Gilgamesh, il primo poema epico della storia. Il labirinto rappresenta una sorta di riflessione e sintesi del percorso artistico di Pomodoro. Il sito è visitabile, ma solo su prenotazione.

Il cimitero dei Vips

Probabilmente non vi verrebbe mai l’idea di passare una bella domenica di sole con gli amici o i bambini in un cimitero. Eppure al Cimitero Monumentale di Milano ne vale proprio la pena, perché più che un cimitero quello di Milano è un vero e proprio museo a cielo aperto. Progettato dall’architetto Carlo Maciachini e inaugurato ufficialmente nel 1867, il Cimitero Monumentale copre una superficie di ben 250 mila metri quadrati, casa (perenne) di VIPs del passato milanese come Alessandro Manzoni, Francesco Hayez e Salvatore Quasimodo, ma anche Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Alda Merini e Franca Rame. Tra le tombe, monumentali architetture realizzate dagli artisti più importanti e rappresentativi del periodo che va dal 1867 fino ad oggi. Nella corona di nomi illustri che hanno lavorato alla realizzazione del complesso troviamo Luca Beltrami, Camillo Boito, Giuseppe Sommaruga, Giuseppe Boni, Piero Portaluppi e Giò Ponti. Tra le tombe imperdibili c’è sicuramente quella della famiglia Campari: un Ultima Cena in scala uno a uno; la cappella Korner di Adolfo Wildt; la Nike di Lucio Fontana; la tomba-piramide Vogel e la tomba-colonna di Antonio Bernocchi insieme a moltissime altre opere che fanno del Monumentale una fusione di stili che spaziano dal romanico lombardo e pisano ad architetture dai richiami bizantini, passando per il gotico e il realismo ottocentesco per finire nel liberty di inizio Novecento.

Il cortile dei formaggi

In corso San Gottardo, al numero civico 18, potete ammirare uno dei pochi esempi superstiti di casére, tipiche costruzioni milanesi popolari dove il cortile è caratterizzato dalle linghere: lunghi ballatoi di accesso agli alloggi, in fondo ai quali si trovava l’unico servizio igienico del piano. Le case del corso creavano il pittoresco Borgo dei Furmaggiatt, così chiamato perché qui venivano scaricate, dalle chiatte che attraccavano lungo il naviglio, le forme di formaggio, prodotte dalla campagna a sud di Milano. Dal Borgo dei Furmaggiatt si accede ad un sistema di cortili passati, molto diffuso un tempo a Milano: una sequenza di corti allungate che attraversa un intero isolato e si apre sul Naviglio Pavese, sbucando dal portone di Via Ascanio Sforza 15.

La Chiesa di San Bernardino alle Ossa

Nel cuore di Milano, nella centralissima piazza Santo Stefano, si nasconde, in una chiesa dall’architettura piuttosto anonima, uno dei luoghi più sorprendenti e inquietanti della città. La chiesa è quella di San Bernardino alle Ossa, un nome non casuale visti i motivi e le decorazioni del suo ossario. Le pareti di questa cappella sono letteralmente ricoperte di teschi e ossa umane. Disposte sul cornicione e incastonate tra le nicchie adornano i pilastri e fregiano le porte centinaia diteschi, omeri, tibie e femori che si alternano in tetri e ricchi ornamenti. La cripta, si trovava vicino all’ospedale di via Brolo, dove venivano curati i lebbrosi, e a un cimitero-ossario costruito appositamente per ospitare le vittime di questa terribile malattia. Quando la capienza del cimitero si esaurì, nel 1210, venne costruita la cappella di San Bernardino per contenere le ossa dei defunti. Un luogo non per stomaci deboli ma che, facendosi un po’ di coraggio, vale la pena visitare.

La villa dei fenicotteri

Tra le meravigliose dimore del quadrilatero del silenzio, nel cuore di Porta Venezia, spicca un edificio alquanto particolare. Non tanto per il suo stile architettonico o per la storia che lo ho caratterizzato ma piuttosto per i curiosi inquilini. Stiamo parlando dei fenicotteri rosa di Villa Invernizzi. Importati dall’Africa e dal Cile per volere del Cavalier Invernizzi, il re dei formaggi, vivono placidi e indisturbati nel bel giardino di casa loro da quasi cinquant’anni. Se sbirciate dalle inferiate del cancello di via Cappuccini 7 potete scorgerne da lontano il bel manto rosa. La villa è di proprietà della Fondazione Invernizzi e i fenicotteri sono gli unici inquilini di questo magnifico edificio purtroppo non visitabile.

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