Cultura Milano Giovedì 12 aprile 2018

Palazzo Citterio riapre dopo 40 anni per la grande Brera dell'arte

Palazzo Citterio
© Laura Cusmà Piccione / mentelocale.it
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Milano - È tutto pronto per la riapertura al pubblico di Palazzo Citterio, primo prestigioso tassello nel più ampio progetto Verso la grande Brera. Davvero grande se si pensa che soltanto Palazzo Citterio metterà a disposizione del museo milanese 6500 metri quadrati, di cui 5000 espositivi coperti. Gli spazi di Palazzo Citterio sono davvero magnifici: l'edificio è stato inutilizzato per 40 anni, ma in meno di 3 il palazzo è stato restaurato e riconsegnato al pubblico.

In tanti del Ministero si sono occupati di Palazzo Citterio, da quando fu acquistato nel 1972 dallo Stato, su proposta del Soprintendente Gisberto Martelli, e l’adesione della società civile milanese. I lavori, più volte intrapresi, dal 1975 fino agli anni più recenti, hanno perseguito visioni note alla cronaca con i nomi Grande Brera, Brera 2, Brera in Brera, poi di nuovo Grande Brera. Fondazione Trussardi, solita riaprire ai milanesi grandi beni ormai negletti, nel 2010, lo rese sede rosa di arte contemporanea, trasformandolo nell'Isola dei porci di Paul McCarthy. Oggi, finalmente, Palazzo Citterio viene restituito a Milano e ai milanesi.

La sovrintendenza ha dato il via ai lavori di restauro il 7 maggio 2015 e li ha portati a compimento il 30 gennaio 2018. Al palazzo si può accedere dai civici 12 e 14 di via Brera e, qualora si abbattesse il muro che separa l'edificio dall'Orto botanico di Brera, la pinacoteca e il palazzo sarebbero direttamente collegati, e si andrebbe a costituire anche fisicamente un ampliamento della Pinacoteca di Milano. Per il sindaco Beppe Sala il palazzo rappresenta «una nuova forza della città». Sicuramente ne rispecchia l'operosità. Infatti, la grande sfida del restauro consisteva nel trasformare in un museo quanto era nato per essere una residenza privata, e il cantiere c'è riuscito in 31 mesi. Si è trattato di un restauro per lo più conservativo, con, dove necessarie, reintegrazioni. Malgrado si partisse da una abitazione, non mancano enormi gallerie espositive e stanze private meravigliosamente affrescate o stuccate, alle quali si alternano bagni e boudoir per la toeletta delle signore. Il piano nobile mostra più degli altri questa doppia natura.

C'è anche una compresenza di antico e moderno perfettamente riuscita: si passa da camere pompeiane con grottesche e satiri rampicanti tra l'oro e il rosso pompeiano, a saloni lunghissimi interrotti da pilastroni portanti a vista. E non si riesce proprio a camminare a sguardo basso, sollevato con forza dai meravigliosi soffitti ora affrescati e stuccati, ora a cassettoni di cemento armato. Anche vetro e ferro si annoverano tra i materiali più contemporanei dell'edilizia architettonica di Palazzo Citterio. Uno di questi soffitti a cassettoni ricopre il piano ipogeo: un'arena rettangolare e gradinata che pare un fiume di pietra pronto a inondare chi entra. Le sale ipogee e la scala del cortile sono le uniche parti del progetto Stirling-Wilford a essere state realizzate in passato. Le sale scendono per due piani e hanno profondità di circa 16 metri, dotando il futuro museo di ampi spazi e del segno iconico, nella sala detta Sterling, del pilastro al centro a forma di colonna che «ricorda i templi assiro-babilonesi», come suggerisce Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Milano.

Il giardino rappresenta uno spazio di verde piranesiano in pieno centro a Milano. Per riqualificarlo, la sovrintendenza si è servita della serra Pogliaghi, i cui materiali milanesi sono stati riutilizzati. Alla fine dei lavori è entrata la montagnola di Hermes, il giardino a forma di ala che ridisegna un progetto di Attilio Stocchi. Sulla montagnola, intitolata ai Citterio, sono state impiantate nelle aiuole essenze amanti dell'ombra, come felci, iris, bergenie, alloro, pachisandre, pervinche, edere e tanti acanti. Sullo sfondo, si alza il muro longobardo di Mimmo Paladino.

Ora non resta che il passaggio di consegna dalla sovrintendenza alla Pinacoteca di Brera, previsto tra maggio e giugno 2018, dopo il collaudo degli impianti. E l'edificio verrà riempito di socialità e cultura.

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