Da Leningrado a Milano: Šostakovič e Pasternak, la libertà ritrovata, conferenza - Note di storia

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Martedì04Novembre2025
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Torna anche quest’anno Note di storia, palinsesto di incontri interdisciplinari nati dalla collaborazione tra Teatro alla Scala e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Aspettando l’apertura della stagione d’opera 2025/2026, il breve calendario che porta come sottotitolo Musica, intellettuali, censura si propone di mettere in dialogo casi emblematici e analoghi dalla storia della musica e della letteratura, in un confronto che offre una prospettiva del tutto originale.

L’iniziativa si innesta in un autunno scaligero di cui un evidente fil rouge è senz’altro rappresentato dal tema del contrasto tra arte e potere. Basti pensare ad Anna A. di Silvia Colasanti, in scena fino a lunedì primo dicembre 2025, opera commissionata dal Teatro alla Scala dedicata alla poetessa Anna Achmatova, emblema della persecuzione dei poeti e dei letterati in epoca staliniana, a cui si collega inevitabilmente la figura di Šostakovič, di cui quest’anno si celebra il cinquantesimo anniversario della scomparsa, e a cui il Teatro alla Scala dedica l’apertura di stagione con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, l'opera che è diventata un simbolo della censura in campo teatrale e musicale. Ancora una volta, la storia e gli archivi offrono un’occasione di riflessione su una tematica ancora attuale, fornendo preziosi spunti storici, musicali e letterari, utili a comprendere meglio il presente.

Il primo incontro, in programma per martedì 4 novembre alle ore 18.00 al Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala, è intitolato Da Leningrado a Milano: Šostakovič e Pasternak, la libertà ritrovata, un dialogo tra David Bidussa, storico delle idee per anni responsabile del patrimonio della Fondazione Feltrinelli, e Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala. Ingresso gratuito previa iscrizione on line, fino a esaurimento posti.

L'incontro mette a confronto due intellettuali russi non allineati a un regime totalitario, in dialogo tra musica e letteratura, con Milano come sfondo. Da una parte, Šostakovič, autore di Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, opera che, dopo il debutto a San Pietroburgo, ebbe enorme successo in patria e all’estero. Stalin assistette a una rappresentazione a Mosca nel 1936; due giorni dopo apparve sulla Pravda la celebre stroncatura dal titolo Caos invece di musica con cui il regime metteva all’indice l’opera e il compositore. Anni dopo Šostakovič preparò una nuova versione che andò in scena a Mosca nel 1963 con il titolo Katarina Izmajlova, dopo che il sovrintendente Ghiringhelli aveva invano cercato di ottenerne la prima per la Scala.

Esito diverso ebbe invece il romanzo Il dottor Živago di Boris Pasternak, protagonista di una memorabile impresa di Giangiacomo Feltrinelli, che riuscì a pubblicarlo il 15 novembre 1957 riuscendo a far uscire il manoscritto dalla Russia e a pubblicare l'opera in anteprima mondiale, un'edizione che ebbe un enorme successo globale e contribuì all'assegnazione del Premio Nobel a Pasternak nel 1958.

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