Chiara Becchimanzi © Carlo Mogiani
Da venerdì 15 a domenica 17 maggio 2026 Base Milano (via Bergognone 34) diventa lo spazio in cui tornano al centro le parole che oggi fanno più fatica a trovare spazio: diritti, corpi, potere, relazioni. È il WeWorld Festival, uno spazio politico e culturale che ogni anno porta nel dibattito pubblico temi urgenti.
Il titolo di questa edizione, Unite e Plurali: meglio parlarne prima che mai, è un invito a riconoscere e attraversare le differenze senza semplificarle, costruendo alleanze capaci di generare cambiamenti concreti. Durante il weekend si parla del rapporto tra diritti formali e potere reale, corpi, periferie, rappresentazione del femminile, nuove maschilità, parità di genere e modelli di potere. Uno sguardo che mette al centro anche le nuove generazioni, non solo come destinatarie del cambiamento, ma come protagoniste e protagonisti attivi nel ridefinire linguaggi, relazioni e modelli culturali. Non mancano le testimonianze provenienti da contesti di crisi e conflitto, tra cui Siria, Libano, Palestina e Ucraina, dove le disuguaglianze di genere si intrecciano con emergenze umanitarie e sociali.
Ad animare questa edizione ci sono la scrittrice e giornalista Claudia De Lillo (@Elasti), la scrittrice Lidia Ravera, la giornalista Sara Zambotti, il fotografo Alex Majoli, lo scrittore Jonathan Bazzi, le attrici Chiara Becchimanzi e Alice Mangione, l’economista Azzurra Rinaldi, la scrittrice Chiara Alessi, la giornalista Giulia Siviero, le attiviste Pegah Moshir Pour e Alessia Nobile, la ginecologa Chiara Gregori, la community Mica Macho e molte altre voci.
Il festival propone un programma di incontri che intreccia riflessione storica, analisi del presente e testimonianze dirette. Tre giorni attraversati da voci diverse - giornalismo, attivismo, istituzioni, cultura, cooperazione - per leggere il presente senza semplificazioni.
A ottant’anni dal voto alle donne, Pegah Moshir Pour, Darya Majidi (presidente di Un Women Italy), Anna Maria Tarantola e Chiara Gregori dialogano su una delle conquiste fondamentali della storia italiana. L’incontro (sabato 16, ore 12.00) mette in dialogo storia, economia e attivismo per interrogarsi su cosa significhi oggi contare davvero nella democrazia.
Il tema delle nuove maschilità e dei modelli di potere è al centro del confronto tra Azzurra Rinaldi, Mica Macho e Claudia De Lillo (sabato 16, ore 17.30): il confronto si apre anche al ruolo della sorellanza e al dialogo con le nuove generazioni, per capire come parlare di patriarcato senza escludere i ragazzi, ma rendendoli parte attiva del cambiamento.
Insieme a Chiara Alessi, Chiara Becchimanzi e Nina Gigante si riflette su corpi, medicina e rappresentazione che analizza il rapporto tra narrazione, cultura visiva e costruzione dello sguardo sociale (sabato 16, ore 15.00): il talk mette in dialogo medicina, cultura, design e media per interrogarsi su una domanda centrale: chi decide ancora oggi come deve essere, funzionare e apparire il corpo delle donne?
Dai contesti di crisi arrivano le testimonianze di Asmae Dachan, Barbara Schiavulli, Giovanna Fotia (direttrice paese Palestina WeWorld) e Aloma Grau (direttrice paese Libano WeWorld): a partire dall’ultimo report di WeWorld Her Future at Risk, giornaliste, attiviste, scrittrici e operatrici umanitarie condivideranno storie e testimonianze da Siria, Libano e Palestina che mostrano come la crisi colpisca in modo specifico donne e ragazze, che continuano a resistere e sognare il proprio futuro anche in contesti di oppressione multipla (sabato 16, ore 16.30).
In programma anche momenti formativi come la lectio magistrale Dentro le periferie: l’estetica dei margini del fotografo Alex Majoli, che approfondisce il ruolo dell’immagine come strumento di racconto e interpretazione della realtà contemporanea in un dialogo con lo scrittore Jonathan Bazzi e la giornalista Sabika Sa Phovia (domenica 17, ore 17.00).
Tra gli elementi centrali del WeWorld Festival ci sono le performance: tra gli appuntamenti più attesi il reading Letters from Gaza di e con Lidia Ravera (domenica 17, ore 19.30), dedicato alle voci delle madri di Gaza, costruito a partire da testimonianze reali raccolte nei progetti di WeWorld nella Striscia.
Accanto a questo, lo spettacolo Il cuore inverso di Nando Vitali, con Carmen Di Marzo e la regia di Paolo Vanacore, porta in scena la storia di Lauretta, giovane staffetta partigiana (sabato 16, ore 11.00): un monologo intenso che restituisce voce alle donne della Resistenza, spesso dimenticate, e che intreccia memoria storica e presente, riaffermando il ruolo delle donne nelle lotte per libertà, giustizia e autodeterminazione. In scena anche La Cassetta degli attrezzi Femminista, reading con Chiara Alessi, curatrice e saggista femminista, e Giulia Siviero, giornalista (sabato 16, ore 19.00): dal cassetto della cucina alla piazza, un racconto dei movimenti femministi attraverso alcuni degli oggetti che hanno prodotto in varie epoche e a diverse latitudini.
Il festival ospita una rassegna cinematografica con film italiani e internazionali che attraversano storie di adolescenza, guerra, diritti e resistenza. In programma cinque titoli, tra documentari e narrazioni ibride, alcuni presentati in anteprima nazionale. A chiudere, la proiezione speciale del documentario Everyday in Gaza (domenica 17, ore 20.30), diretto da Omar Rammal e con le riprese di Sulaiman Hejji effettuate tra aprile e maggio 2025, nel cuore della striscia di Gaza.
Accanto al programma culturale, il festival propone momenti riservati al benessere e alle famiglie, con attività aperte e accessibili a tutte e tutti. In programma sessioni di yoga in terrazza, e uno spazio gioco gratuito dedicato a bambine e bambini di tutte le età (con educatrici professioniste dello Spazio Donna di WeWorld). È previsto inoltre il laboratorio Biblioclown sull’affettività, realizzato attraverso il linguaggio del circo, dedicato a bambine e bambini dai 5 ai 10 anni.
La fotografia accompagna il pubblico in un viaggio visivo tra le marginalità urbane in Italia. In mostra il progetto espositivo Dentro le periferie: il fotografo di fama internazionale e membro di Magnum Photos Alex Majoli (fondatore di Cesura), firma un racconto inedito delle periferie milanesi. Accanto al suo lavoro, la mostra si arricchisce con i contributi di Arianna Arcara (Cesura) a Cagliari, Camilla Miliani ad Aversa e Cecilia Vaccari a Cosenza, che restituiscono i volti e le storie di ragazze coinvolte nei progetti di WeWorld. La seconda mostra Dream Big, è un progetto di fotografia partecipata che unisce lo sguardo della fotografa Gaia Squarci al lavoro creativo di adolescenti coinvolti nei programmi di WeWorld in Kenya: attraverso immagini, video e audio raccolti durante i workshop guidati da Squarci insieme a Halima Gongo e Wambaz Oleman, le immagini raccontano il ruolo delle nuove generazioni nella promozione della parità di genere e nella lotta alle discriminazioni: dalla giustizia mestruale al contrasto alle mutilazioni genitali femminili, fino alla violenza e ai matrimoni precoci. Un racconto corale che mostra come il coinvolgimento diretto di ragazze e ragazzi sia uno strumento fondamentale di consapevolezza, partecipazione ed emancipazione (le mostre sono visitabili in entrambe le giornate in orario 10.00-21.00).
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito: per maggiori informazioni, iscrizioni ed eventuali aggiornamenti consultare il sito ufficiale.