Cimitero Monumentale di Milano
Milano, 28/11/2025.
A Milano i grattacieli non sono solo quelli che fanno da sfondo tutti i giorni alle nostre attività lavorative o di svago, ma anche quelli che si possono trovare in luoghi più insoliti, come ad esempio in un cimitero, nello specifico al Cimitero Monumentale di Milano. Una vera e propria città nella città che, tra opere d'arte degne di un museo, racconta aneddoti e vicende di famiglie e personaggi illustri.
Abbiamo sfogliato le pagine di queste storie per scoprire cosa si nasconde in un luogo di ricordo, ma anche di grande bellezza, con Valeria Celsi, guida turistica specializzata in visite di quella Milano noir che non smette mai di affascinare. Valeria è ideatrice di Parf: Percorsi di Arte Funeraria, che organizza tour dedicati all'approfondimento di vicende sinistre del passato e misteri, tra le vie della città e nei cimiteri.
La incontriamo in una giornata che combacia perfettamente con l'iconografia dei romanzi gotici di fine Ottocento, con una nebbia che nasconde l'iper contemporaneo skyline di CityLife, a poca distanza da qui, e una pioggerellina fine che cade ad intermittenza. I fiori giallo acceso che decorano le aiuole e che sono posati lungo le scale del Famedio, la struttura principale del cimiter in stile neogotico, danno una pennellata di colore che sembra uscita da un quadro impressionista.
La facciata del Famedio
Partiamo dalla costruzione di questo grande complesso cimiteriale: «Il Monumentale di Milano è stato ufficialmente inaugurato il 2 novembre del 1866, basato sul progetto di Carlo Maciachini, nome che tutti qui in città associano alla fermata della metro e al piazzale omonimo», ci racconta Valeria.
Un progetto che venne scelto principalmente per tre motivi: «Prima di tutto era un progetto molto economico, valutato in un un momento storico che vedeva la città di Milano un po' sotto sopra, per via della costruzione di piazza del Duomo e piazza della Scala. In seconda battuta, questo luogo associava due idee diverse di cimitero, quella di cimitero-parco del nord Europa come Highgate a Londra e Père-Lachaise a Parigi, con l'idea di cimitero monumentale che si stava evolvendo nel sud Europa, caratterizzato appunto non solo dalla monumentalità data dalle architetture principali, ma anche da quella delle tombe molto imponenti. Infine, il terzo motivo, che riguarda la presenza, già dal progetto iniziale, di reparti per altri credo religiosi, come quello ebraico e quello acattolico».
Ora è il momento di visitare le tombe più famose, non solo per la bellezza delle loro strutture, ma anche per le curiosità che si celano dietro alle storie di chi lì riposa e di chi ha progettato quelli che si possono definire veri e propri monumenti. Una di queste è tomba della famiglia Bonelli, dove si trovano le spoglie di Sergio Bonelli, fumettista e creatore di Zagor e Tex Willer: «Si tratta di una delle tombe in stile Liberty più affascinanti del Cimitero Monumentale, con una bellissimo gruppo di angeli che si baciano e che si abbracciano, per questo è chiamato L'ultimo bacio».
Passiamo ora a quella che si può definire una tomba-grattacielo, una di quelle di cui parlavamo in apertura, ossia quella famiglia Bocconi, celebre per l'Università che ha fondato: «Forse però non tutti sanno che furono anche gli ideatori della Rinascente. Erano, infatti, commercianti di stoffe che decisero di creare questo grande magazzino, unico in Italia, il primo a vendere moda prèt a porter».
La tomba è nota anche per un altro motivo molto curioso, testimonianza della vivacità tutta milanese nel commercio, che si riflette anche nel momento dell'eterno riposo: «Tra la tomba della famiglia Bocconi e la tomba della famiglia Erba, che tutti associano all'azienda farmaceutica, si creò una sorta di gara tra chi avesse la tomba più alta. Gara che fu vinta dalla famiglia Bocconi perché il monumento della tomba ha un'altezza di venti metri, mentre quello della tomba della famiglia Erba è alta solo diciannove».
La tomba della famiglia Bocconi
Continuando il nostro giro, ci troviamo davanti alla tomba di una famiglia che rappresenta la Milano da bere in tutto il suo brio, quella dei Campari. Il monumento che celebra il ricordo di questa famiglia è nato dalla creatività di Giannino Castiglioni, scultore meneghino autore di tantissime opere in città, come i medaglioni decorativi della Stazione Centrale e il monumento ai caduti della Resistenza di piazzale Loreto. Terminata nel 1936, questa tomba è un'interpretazione dell'artista dell'Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, che a Milano è possibile ammirare nel refettorio di Santa Maria delle Grazie: «Questa però non è solamente la tomba del fondatore, il signor Gaspare, e neppure di colui che rese l'azienda famosa, il figlio Davide, ma di tutta la famiglia».
«A Davide va il merito di aver capito che il miglior modo per promuovere il marchio Campari era quello di puntare sulla pubblicità, concetto che ora sembra quasi scontato, ma che negli anni Venti del secolo scorso, era pura innovazione. Davide è inoltre considerato il Padre dell'Aperitivo, infatti si deve a lui un'altra idea visionaria, ossia quella di lanciare la moda di bere una bevanda alcolica prima del pasto. Fino a quel momento si beveva l'amaro, dopo cena ma lui, di fatto, fu l'ideatore di quello che è diventato un momento cult in tutto il mondo, a Milano in primis».
Al Monumentale si trova un'altra perla di arte funeraria che rappresenta alla perfezione un altro aspetto che a Milano ha trovato la sua culla: la moda. Ci fermiamo davanti alla scultura di una donna, vestita alla maniera dell'Ottocento: «In questo periodo storico i vestiti non sono più pomposi, con crinoline e sottogonne ampie, ma hanno le decorazione nella parte inferiore della gonna. Tuttavia non si rinunciava al volume e si utilizzava il trablier, un cuscino che le signore mettevano sul fondo schiena per dare movimento in quella zona del corpo e che si può benissimo vedere girando attorno alla statua».
Tomba della famiglia Campari
Prima di proseguire, ci fermiamo a riflettere sulla solidità del legame tra il mondo dei vivi là fuori e quello di chi non c'è più, dentro le mura del cimitero. La rivalità tra le famiglie Bocconi ed Erba, la moda nelle pieghe di pietra di una statua funeraria: poco importa se la morte terrena sopraggiunge, perchè le abitudini umane, anche quelle tipicamente milanesi che che riguardano l'imprenditoria, la moda, lo stile di vita sempre in anticipo sui tempi, si riflettono anche al di là della dimensione carnale, dandoci un senso di continuità tutto sommato confortante.
Quasi al termine della nostra visita, arriviamo al Cenotafio, il grande monumento sepolcrale che si trova nel Famedio, ossia nel cuore del cimitero milanese: «Si tratta di una bellissima scultura che raffigura una danza macabra tra la Morte e la Vita, che mi piace sempre paragonare alla famosa Tomba Celle del Cimitero Monumentale di Genova. In questo caso però la Morte non è uno scheletro velato, ma è un angelo avvenente, che cerca di afferrare la Vita e di portarla con sé, iniziando così una danza sinuosa».
La penultima tappa del nostro tour è il cuore del Famedio, dove sono tumulate personalità illustri di Milano. Sotto la meravigliosa arcata di un blu che ricorda quello dell'arte bizantina e ortodossa, si trova la tomba di Alessandro Manzoni, il primo ad essere tumulato qui nel 1883, esattamente a dieci anni dalla sua morte.
«Nella parte superiore ci sono otto personalità tumulate, mentre tutte le altre come Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Dario Fo, Franca Rame e Alda Merini si trovano nella cripta sottostante. Essere nel Famedio non vuol dire però essere per forza essere tumulati qui, come nel caso di Carla Fracci. Moltissime personalità si trovano infatti o in altri reparti del Monumentale o addirittura da tutt'altra pare, come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, che sono citati in un lungo elenco di personalità indicate su un grande pannello di marmo, ma che in realtà si trovano una al cimitero di Lambrate e l'altro al Verano a Roma».
L'ultima tappa, ovviamente, è la cripta, uno spazio illuminato da una luce fioca ma calda, che ospita appunto il Signor G, Enzo Jannacci, Dario Fo, Franca Rame e Alda Merini, tutti vicini, quasi come se continuassero a incontrarsi a tarda notte in una Milano avvolta dal fumo delle loro sigarette.
Valeria Celsi, guida turista e ideatrice di Parf: Percorsi d'Arte Funeraria
Prima di salutare Valeria, una domanda: perché questo luogo suscita così tanta curiosità nel pubblico? «Il Monumentale è un luogo che conserva storie di inestimabile valore, non solamente dal punto di vista storico-artistico, ma anche sociologico-etnografico e mi capita spesso di vedere la sorpresa negli occhi degli stessi milanesi, che per la prima volta vengono qui. Rimangono spiazzati per per la bellezza di questo luogo, che non suscita tristezza, ma stupore e meraviglia».
Di Paola Popa